Questo Sud bocciato come la fa e la fa

Venerdì 9 marzo 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Questo Sud, non è che come la fa e fa, sbaglia? Ora, dopo il trionfo grillino di domenica, già ne sovrappongono  l’immagine a quella del Regno delle Due Sicilie. Per dire che arretrato era e arretrato resterà anche ora che è cambiata quasi tutta la sua rappresentanza in Parlamento. Sulla quale nessuno va a ringraziare san Nicola. Si discute, possibilmente senza tifo né anatemi. Insomma senza fare come chi, quando si parla di Sud, non lo conosce ma non gli piace.

 La prima cosa che si ritiene di sapere in partenza è che il Sud ha votato così perché come le api attirato dal miele del reddito di cittadinanza. Opportunismo. Come dire, la solita assistenza. Così, si è aggiunto, non lavora più neanche chi può. Possibile che una parte del Sud lo abbia pensato. Anzi probabile. Ma non sarebbe neanche necessario far capire che un reddito di cittadinanza di quel genere non ci sarà mai. Perché significherebbe una spesa pubblica non colmabile se non con la drastica riduzione dei servizi sociali (a cominciare dalla sanità). E degli investimenti, che per il Sud sono più indispensabili di un allenatore per l’Italia del calcio. Promesse del genere c’erano del resto anche nel centrodestra e nel centrosinistra, quindi magari il Sud aveva più ampia scelta.

 Seconda certezza a prescindere. Il Sud ha scelto i populisti, il Nord i modernisti. Cosicché non è più populismo ma modernismo votare come al Nord chi disprezza l’Europa e l’euro, promette che saranno espulsi come birilli 600 mila immigrati, minaccia dazi all’importazione, assicura la <flat tax> senza spiegare mai bene a spese di chi. Cioè il cuore del programma del centrodestra, soprattutto quello salviniano. Fino a chiedersi se il centro della Milano cosmopolita, che ha votato centrosinistra, non abbia avuto un colpo di oscurantismo. Ma i populisti piacerebbero solo al Sud (benché i grillini siano il secondo partito un po’ ovunque anche al Nord).

 Poi c’è la famosa questione della classe dirigente. Secondo i critici, prima responsabile dei mali del Sud. Non solo incapace di difenderne gli interessi. Ma capace solo di andare a caccia di fondi pubblici e di governare col clientelismo che uccide il merito e premia i fedeli e i parassiti. Classe dirigente più maneggiona che manageriale. Più capace di estrarre rendita per se stessa che di piantare capannoni per gli altri. Laddove anche gli storici più severi col Sud confermino che quello scambio fra voti e assistenza (ebbene sì) fu la condizione imposta dall’Italia per reggere dopo l’unità. Assistenza per tacitare il ribellismo (eccolo qui) del Sud più riottoso a quella unificazione. E Sud in condizioni di partenza tanto peggiori del resto d’Italia (scrivono quegli stessi storici) che non si poteva fare altro. Poi del cosiddetto Patto Scellerato, lo scambio complice fra ceto produttivo del Nord e ceto politico del Sud ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno sono convinti un po’ tutti. Noi vi mandiamo di che campare, voi ci mandate ancòra i voti (e i consumi).

 Ma era una classe dirigente meridionale che non poteva andare lì a Roma a imporsi da parente povera che era. Non contavano più di un quattro di spada. E quando l’economia è depressa non si scelgono i migliori, ma i procacciatori di risorse: i peggiori. Una trappola. Poi ci sono state le Regioni, l’inizio della fine. Una cattiva amministrazione a pari demerito fra Nord e Sud. Per non chiedersi se non sia stato un virus a impedire che in 157 anni d’Italia al Sud nascesse un dirigente buono. Uno. Dice: Moro. Ma quand’anche bastasse, solo per 25 anni su 157 c’è stato un presidente del Consiglio del Sud.

 Ma domenica scorsa succede il patatrac. A casa tutta la vecchia classe dirigente. Sfiducia assoluta a partire dalle proprie sofferenze. Al posto dei vecchi potenti spazzati via (alcuni anche ingiustamente), un esercito di eletti dei quali affermare che si sa meno di poco lo ammetterebbero anche loro. Ribellismo del Sud, la subitanea accusa. Magari ribellismo democratico, visto che non è mai esplosa finora nessuna piazza meridionale. Nuovi dirigenti inesperti e mediocri, si aggiunge. Tutto vero o no, magari più l’esplosione di un sintomo che la certezza di una cura. Ma conta meno di fronte alla domanda iniziale:  questo Sud, non è che come la fa e fa, sbaglia?

 I fatti diranno se i grillini che andassero al governo capiranno che il meglio Sud non ha bisogno di Masanielli. Ma chiede parità di mezzi iniziali quanto rifiuta l’elemosina. Vuole dignità non Mano Tese. Vuole la libertà che dà solo il lavoro. Vuole legalità. Vuole lo Stato delle regole non quello della carità. Per dimostrare se stesso ancor più di quanto già non faccia con i suoi successi nelle condizioni peggiori. Che se poi questa nuova classe dirigente, piaccia o non piaccia, grillina o non grillina, sia stata già marchiata soprattutto in quanto meridionale, allora l’argomento riguarda la psichiatra.