A me gli occhi anzi il cellulare

Sabato 17 marzo 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Non avrai altro dio all’infuori dello smartphone. Non è che bisogna rifare il primo comandamento. Ma scomodiamo la religione dopo aver visto la foto dell’ultima direzione del Pd. O dei suoi avanzi dopo una sconfitta elettorale che è stata peggio di un pugno di Tyson. Tu ti aspetti che stiano tutti attenti non tanto per capire perché si siano quasi volatizzati come un aquilone, quanto per tentare di non inabissarsi del tutto <come cosa greve in acqua cupa> direbbe Dante. Parlava il segretario reggente Martina, l’uomo dal viso più metallico di un robot. Sarà stato noioso, chessò. Sarà che le decisioni si prendono più congiurando nei corridoi che cantandosele in sala. Fatto sta che non uno dei big della prima fila stava ad ascoltarlo. Non uno (tranne, per dovere di cronaca, Emiliano, il più big di tutti in senso spaziale, che era in piedi accasciato a una porta). Stava succedendo che stavano tutti di testa, appunto, sullo smartphone.

 NON SOLO AL PD Ora non per fare i qualunquisti, ma ormai è così ovunque dovesse stare a parlare Belen in bikini o Mattarella in mutande. Magari è uno degli effetti di quella iattura contemporanea che è la <riunonite>. Magari qualcuno era con gli occhi distratti ma le orecchie ritte. Magari stava leggendo su Internet l’ultima irrinunciabile dichiarazione di Di Maio. Magari stava chattando con Renzi per dirgli che già si sente la tua mancanza (improbabile secondo Bet365, quelli delle scommesse sportive). Magari stava prenotando il biglietto aereo non vedendo l’ora di filarsela. Magari stava prendendo appunti su ciò che ascoltava (come ha detto l’on. Fiano, in particolare il passaggio sul nuovo <doppio bipolarismo> tra Pd e Forza Italia e Cinque Stelle e Lega, pensa tu). Ma la scena era più da discola distrazione scolastica che da sguardo basso da contrizione collettiva.

 Più veloce di Mennea la spiritosaggine di quelli sùbito lì a denigrare la classe politica. Ecco, è il ritratto del partito che pensa tanto solo a se stesso che non si pensano neanche fra loro. Ecco, è la prova di quanto siano lontani dalla gente non essendo vicini neanche al loro leader. Ecco, hanno tanto conservato la sfacciataggine ché potevano almeno andare a mettersi dietro dove non li sgamava nessuno. Ma il fatto è che si pretende (giustamente?) dai propri eletti che siano meglio degli elettori. Perché puoi andare dove vuoi ma non è che il film cambia. Su un bus, al bar, in una sala d’attesa, alla riunione (rieccola) di condominio, al seminario all’università, alla presentazione del libro: tutti in adorazione di quell’aggeggio come ipnotizzati. Come se in ogni momento avesse qualcosa da comunicarci. O come se in ogni momento fossimo noi ad avere qualcosa da dirci suo tramite. Discorso a parte chi gioca al videopoker o vede i siti porno, siamo alla frutta.

 DISPLAY SEMPRE ACCESO Se passiamo in media sei ore al giorno <on line>, cioè collegati con computer ma soprattutto con cellulari, non ci lamentiamo se ci definiscono la <tribù dei webweti>. Un tempo si chiamava <vuoto di comportamento>. Si accendeva la sigaretta. Si scarabocchiava su un foglietto (e chi faceva le frecce verso se stesso era un candidato al suicidio). Si giochicchiava con una carta di caramella, non ti dico con che piacere altrui al cinema. Ci si controllava lo stato delle unghie, a volte con bonifica immediata fra denti e labbra. Forse si poteva approfittare per pensare, o era peggio. Ora il vuoto di comportamento non si guarda intorno, ma cerca una ragione di vita in quel display sempre acceso.

 Ma non solo vuoti di comportamento. Ci sono i vuoti e basta. In questi stessi giorni della direzione del Pd, l’attore Raul Bova ha preso cappello e ha disertato gli applausi finali a un suo spettacolo al teatro Metropolitan di Catania. Era incazzato come una biscia perché per tutto il tempo era stato distratto dalle suonerie provenienti dal pubblico, e sappiamo che oggi ci sono suonerie che sono peggio di coltellate. Ha poi detto che nessuno li costringeva, se volevano telefonare potevano starsene a casa. Col che dimostrando di non aver capito, allora dove era non il gusto ma la libido di essere connesso anche lì? Una volta Claudio Bisio, che si trovò nella stessa situazione, si sentì rispondere da una signora che non poteva chiudere perché stava parlando con la figlia. E ai concerti a scatenare le risse non sono tanto le birre quanto tutte le mani al cielo per farsi i video fregandosene che quelli di dietro non vedono un tubo.

 Finirà che gli astensionisti da compulsione da telefonino sono tipi che si vogliono dare le arie. Esempio quelli che ogni tanto si vantano di avervi rinunciato per una settimana e di essere stati meglio. Proprio come chi fa le diete e appena finito ingrassa più di prima. La verità è che ogni telefonino possiede un italiano. Forse non lo sa, ma il Pd può finalmente capire perché ha perso le elezioni.