Sarā onorevole ma non un lord

Sabato 24 marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Non disturbare il <vaffa> che dorme. Se c’è un motivo vero per non tornare a votare, il motivo è questo. Ma come, vuoi andare a eccitare di nuovo Grillo proprio ora che dice di rinunciare alla sua parolaccia di battaglia? Né, francamente, pare che ci manchi il peggior Salvini, quello voce rauca e insulto pronto. Certo hanno vinto soprattutto per altro, ma alla storia resterà che essere sboccati rende. Ciò che aggrava la sconfitta di Renzi, visto che neanche lui si faceva pregare ogni volta che c’era da spararla come carrettieri. Insomma non ci manca proprio un’altra campagna elettorale in cui il più gentile ha rischiato di essere un sonnifero più che prendere voti. E la cui prima perdente è stata una gentilezza fuori moda come i cappelli della regina Elisabetta.

 LINGUAGGIO TRIVIALE Del resto proprio in questi giorni un esperto mondiale come Vittorio Sgarbi ha dato dell’ignorante al giornalista Beppe Severvigni reo di aver stigmatizzato il suo linguaggio non esattamente da lord inglese. Teorizzando che le parolacce, da Joyce, a Céline, a Pasolini, a Carmelo Bene sono patrimonio della letteratura. E indicherebbero una tendenza all’onestà da parte di chi le pronuncia, non aggiungendo che chi se ne astiene è un disonesto. Il turpiloquio avrebbe una carica che rende più forti le parole. Le quali, chissà, rischierebbero altrimenti di restare impotenti in un rumore di fondo in cui il più silenzioso sembra un megafono. E in cui, se non la urli, non ti fila nessuno.

 In effetti non c’è paragone simbolico fra un <che c… vuoi> e un <che vuoi>. E pochi anni fa un cardinale di santa romana chiesa giustificò una bestemmia pubblica di Berlusconi dicendo che <vanno valutate nel contesto>. Nel contesto. E pochi ricordano forse che l’evoluzione della specie cominciò nel lontano 1976, quando un intellettuale come Cesare Zavattini sdoganò alla radio il suddetto <c…zo>. Tempi in cui la pudibonda Rai non diceva <membri> del consiglio di amministrazione ma <componenti>. E, ironia del caso, regista e guardiano di quel programma era tal Giuseppe Grillo detto Beppe, che forse da lì cominciò la sua luminosa carriera.

 Gli è che sempre più la buona educazione è un pregiudizio borghese. E il galateo un reperto da museo. Con la gentilezza tanto derubricata a debolezza da far sentire mammolette le ultime brave persone. L’uomo duro non solo non deve chiedere mai, ma non dovrebbe mai dire <grazie> o <per favore>, nonostante ciò che raccomanda un tipo venuto appunto dall’altro mondo come papa Francesco. E la cosa detta deve essere, più che vera, virale, nel senso che si deve diffondere in rete peggio di un virus. Rivelando quanta responsabilità nella fiera della volgarità abbiano i social, sui quali ti mettono tanti più <mi piace> quanto più brutalizzi il prossimo. Più fango uguale più onore.

 VANTAGGI DELLA GENTILEZZA Oggi un Maurizio Sarri, che pur è un fior di allenatore di calcio, dà del finocchio al collega Mancini. E a una giornalista che gli fa una domanda, invece di rispondere, dice: <Sei donna e sei carina, perciò non ti mando affan…> (insomma il <vaffa>). Alla faccia di tutte le campagne contro il linguaggio (e non solo quello) omofobo. E con i colleghi maschi presenti che se la ridono complici, e poi magari firmano una petizione per il rispetto della donna. Sarri si è poi scusato, ma non facciamola grossa, si sa come sono i toscani. Insomma sarebbe lo <Zeitgeist>, lo spirito del tempo come dicono i tedeschi. E hai voglia tu a indire tutte le Giornate della gentilezza del creato (13 novembre). Quando sei gentile con qualcuno, spiegano, entri in contatto con lui. Crei un legame e ispiri gli altri a fare altrettanto. Grazie all’ossitocina, qualcosa che fra l’altro mantiene giovani. Cosicché, se tanto mi dà tanto, l’attuale generazione si accorcerebbe la vita a ogni cafonaggine.

 Si dovrebbe, secondo questi missionari in terra molto straniera, anzitutto imparare a ridere di più. Canticchiare in bagno. Dare una mano a chi ne ha bisogno. Non necessariamente ammazzare il pedone sulle strisce, né accoltellare chi non ti dà la precedenza. Oppure, ma questa è la prova più dura, far passare avanti uno alla cassa del supermercato. Più nessun pericolo al numero verde, ora ti risponde una voce metallica ancorché educatissima quando prima sembrava che dall’altra parte ci fosse la sbarra di una dogana. E la minaccia peggiore è dover ascoltare voci al cellulare che sembrano armi improprie. E chi sta dietro uno sportello, non aggiunga la faccia truce a un vetro divisorio che, più che una difesa, appare una minaccia.

 Il fatto è che la gentilezza, con astinenza da parolacce, sarebbe sovversiva in uno zoo contemporaneo in cui anche il coniglio ha unghie da leone. Come faceva ben capire il mitico marchese Del Grillo (e il suo Alberto Sordi): <Io sono io e voi non siete un c…zo> (pardon, voi non siete niente).