Due tre cose da ricordare per il governo futurissimo

Venerdý 30 marzo 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Appunti sul Sud per un governo prossimo (?) venturo.  A cominciare dalla madre di tutte le promesse: il reddito di cittadinanza. Che fa venire il mal di pancia ai nordisti: la solita assistenza ai meridionali parassiti. Ma che non è il bancomat cui basta spingere il bottone per avere 800 euro al mese. Anzi ora si parla di compromesso, che sia un incentivo a chi cerca lavoro e non una istigazione a non lavorare. Ancorché chi avesse letto bene il programma grillino avrebbe capito che Babbo Natale è più lontano di Plutone.

 Lo daremo, dissero sia pure a mezza voce, solo dopo aver messo a regime il collocamento pubblico. E lo toglieremo a chi per la terza volta avrà rifiutato una proposta di impiego. Che poi il 5 marzo qualche anticipatario si sia già presentato all’incasso, può fare ironizzare solo chi fra uno champagne e una vacanza alle Maldive non capisce cosa sia la povertà. E comunque. Il collocamento pubblico in Italia non è mai partito. O, se è partito, è stato un fallimento completo. Alzi la mano chi ha mai saputo di una assunzione grazie all’ex-ufficio collocamento ora affidato alle Province che sono state abolite. Se ne attendiamo la riforma, di reddito di cittadinanza non si vedrà ombra prima di andare su Marte.

 E ancòra. E’ fantascienza attendersi continue offerte di lavoro per otto milioni di disoccupati o inoccupati visto che il lavoro semplicemente non c’è nonostante la (debole) ripresa. Disoccupati o inoccupati che sono il triplo al Sud rispetto al Nord. E se gli danno un posto, sono contratti che oggi ce l’hai e domani affidati a san Nicola. Senza parlare dei robot che fra poco si metteranno a fare anche le cameriere e le badanti. Ma non si può dire che i nostri politici siano solo imbroglioni. Non si è badato ai <sì, ma> di Di Maio e compagni, può il malato stare a sottilizzare se gli offrono la bombola di ossigeno?

 Ma non è l’unica partita aperta col Sud. Smarrito nelle nebbie è anche un impegno del defunto governo Gentiloni. E che non ce l’ha fatta a salvarsi prima delle elezioni. E’ il <Sud 34 per cento>. Cioè spesa pubblica al Sud non inferiore alla percentuale della popolazione meridionale (senza contare i meridionali che sono al Nord). E’ la logica ma la definiscono rivendicazione. Non avendo questa spesa superato il 28 per cento negli ultimi decenni, un 6 per cento in meno che moltiplicato avrebbe fatto almeno venti ponti sullo Stretto di Messina. Ma è stato emanato solo uno dei due provvedimenti attuativi. Ed è mancata la delibera della presidenza del Consiglio al di là delle parole. A non voler pensare a male, diciamo che galeotto è stato un ritardo. Ma ora la Lega ex Nord dice non pervenuto. Mentre favorevole è Pasquale Tridico, indicato dai grillini come futuro ministro del Lavoro.

 E però, e però. Banalmente si dice <fare i conti senza l’oste>. Si sa che il reddito di cittadinanza costerebbe sui 30 miliardi. E che la <flat tax>, cavallo di battaglia del centrodestra, sarebbe una agevolazione fiscale che sottrarrebbe 60 miliardi alle attuali entrate dello Stato. Non li si metterebbe insieme neanche col Bostik, tranne boom economici al momento più impensabili di una pace nel Pd. Dipenderà appunto da quale sarà il governo prossimo (?) venturo. Il fatto è che, quale che sia, già lo attende una inesorabile manovra da 30 miliardi, cioè altri tagli per tutti. A meno che non si voglia aumentare l’Iva, che come è noto colpisce i consumi di chi meno ha. Insomma il Sud. Gira e gira, il cane magro che prende sempre mazzate.

 Ma stop qui, dovesse partire l’accusa di piagnone. Che il Sud non sia però una palla al piede, anzi la grande occasione d’Italia, non lo hanno dimostrato solo i David di Donatello dove i film <made in Sud> hanno sbancato. Sembra riecheggiare la <Scienza nuova> di quel napoletanaccio di Giambattista Vico: <Per varie e diverse vie, che sembravano traversìe ed eran in fatti opportunità>. Deve essere proprio così, se ne ha sposato or ora la causa anche un campione del liberismo italiano come Alberto Mingardi. Il quale si rivolge al Nord che vorrebbe tenersi i suoi soldi per non farli finire al Sud (che però glieli restituisce, e con gli interessi, coi suoi consumi). Caro Nord, l’alternativa è fare più prospero il Sud, così non direste più che dipende da voi.

 Come? Non con la spesa pubblica, che per un liberale sarebbe andare a letto col nemico Keynes. Ma facendo del Sud una grande area economica speciale. Una zona franca con tassazione inferiore. Ma soprattutto con meno burocrazia. Che attiri investimenti, riducendo i trasferimenti dal Nord. Deve essere, signor Nord, una vostra priorità, l’unico modo per non averlo addosso come voi dite. Chissà che ne pensa la Lega ex Nord. Chissà che ne pensano i Cinque Stelle. Laddove non si continui a considerare il Sud solo una noia essendo tutto il contrario. <Sembravan traversìe ed eran in fatti opportunità>.