Contro Facebook tremenda vendetta

Sabato 31\\ marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Allora va così. Se metti <mi piace> all’amico che annuncia la morte  del suo amato cane, ti arriva la pubblicità del cimitero Fedele Eterno Riposo per quando anche il tuo esalerà l’ultimo respiro. Se metti <mi piace> allo splendido mare di Porto Cesareo, ti arriva un’offerta scontata per pinne, fucile e occhiali. Se metti <mi piace> all’allarme secondo cui il glifosato nella pasta provoca la Sla, ti arriva la foto della signora Porzia che fa le orecchiette a Bari Vecchia. Se metti <mi piace> ai diritti degli omosessuali, ti arriva la proposta di una tessera scontata per l’Arcigay. Se metti <mi piace> al neonato del collega Vitino, ti arriva un decalogo degli asili Montessori se ti decidi anche tu a non sprecare il seme. Se metti <mi piace> ai tordi alla pizzaiola, ti arriva l’ultimo modello di fucile da caccia. Se metti <mi piace> a Di Maio che sbaglia i congiuntivi, ti arriva il pacchetto completo delle lezioni di una scuola di recupero anni (meh, che c’entro io).

 TUTTI RAPINATI Questo ci è stato rivelato dalle drammatiche notizie sul traffico internazionale dei <mi piace> su Facebook, come ormai sanno anche nelle grotte del Tibet. La scoperta che c’è una società inglese di ladroni tanto specializzati che Barabba era un galantuomo vittima di un errore giudiziario. Inglesi che hanno poi venduto al miglior offerente 50 milioni di nostri profili, insomma identikit, messi insieme così. Cioè col solito farabutto di algoritmo che, sommando tutti i nostri <mi piace>, ci ha fatto, come si dice, il ritratto. Come la pensiamo, quali i nostri gusti, per quale squadra teniamo, dove ce la facciamo la sera, se ci laviamo i denti o no, se preferiamo salatini o biscottini, se siamo per le bionde o le brune. Fregandosene, l’algoritmo, se quel <mi piace> lo abbiamo messo a capocchia tanto per farlo.

 Insomma, noi che credevamo di essere i drittoni di consumatori gratis di Facebook, abbiamo scoperto di essere la merce più che gratis sulla quale non ci fa i soldi solo Zuckerberg, quel ragazzotto rossiccio che si cambia la maglietta due volte l’anno. Ma chi poi si vende i nostri profili al miglior offerente. Esempio Trump, che ha vinto le elezioni americane andando a parlare degli asparagi ai vegani dei quali aveva avuto il profilo, e delle salsicce nei comizi ai carnivori. O cedendo i profili giusti a chi voleva l’uscita dell’Inghilterra dall’Europa, esempio quelli secondo i quali nel continente si aggira ancòra Hitler. Si sospetta qualcosa anche per le recenti elezioni italiane, chessò, a Salvini i profili di chi vorrebbe bruciare gli immigrati come il Ku Klux Klan in Alabama. E a Grillo i profili di quelli secondo i quali il più pulito dei vecchi politici avrebbe dovuto farsi l’ergastolo. Hanno tentato di vendere a Renzi i profili di quelli che odiano D’Alema, ma non si sono messi d’accordo perché erano tanti che costavano un botto.

 NON E’ UN GORGONZOLA Giustamente c’è chi si è chiesto come votano questi americani, fossero pure quelli che vorrebbero ancòra sterminare gli indiani con l’<arrivano i nostri>. E come votano gli italiani, se per esempio fa più paura un clandestino o la mancanza di lavoro. Ma il popolo, per carità, è sovrano. E il popolo sovrano giammai si regolerebbe con lo stesso meccanismo pubblicitario col quale si sceglie un gorgonzola o un pecorino. E’ la fine delle ideologie, bellezza. Ma c’è anche chi si è chiesto se non ci credevamo più volpini di una volpe. Usare cioè Facebook come un regalo personalizzato, scriverci anche quante volte andiamo al cesso e poi lamentarci che non sia rimasto segreto con due miliardi di iscritti al mondo. Né forse ci vuole un algoritmo per fare il ritratto di chi ci pubblica la foto delle sue fettuccine alle cicale o quale callifugo usa. E’ cretino punto e basta.

  Però siamo ancòra in tempo per la controffensiva. Se loro hanno fatto la rapina del secolo, noi abbiamo l’arma per il loro sterminio di massa. Mettiamoli fuorigioco, ché non se ne accorgono neanche con la Var. Spariamogli cavolate tali da mandare l’algoritmo alla neuro. Se siamo juventini diciamo (orrore) che siamo interisti. Se siamo astemi, diciamogli che a colazione ci facciamo la zuppetta di grappa coi Plasmon. Se siamo non fumatori, diciamogli che ci facciamo trasfusioni di tabacco. Se odiamo i migranti, diciamogli che ci faremmo sposare nostra figlia. Se siamo marxisti-leninisti, diciamogli che impazziamo per la Santanché. Se abbiamo il mal di mare, diciamogli che vivremmo sulla barca a vela di Soldini. Se siamo meridionali, diciamogli <Prima il Nord> (mai).

 Insomma tante <fake news>, leggasi bugie, da riscattare il naso lungo di Pinocchio. E, sotto sotto, anche quei poveretti di noi stessi. Che in tutta questa storia di Facebook, se non diciamo che abbiamo fatto la figura dei polli, è per non offendere i polli e non scatenare gli animalisti già impegnati con gli agnelli di Pasqua.