Detto a voi che credete perduto questo Sud

Venerdý 6 aprile 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Promemoria per le consultazioni dal capo dello Stato. Cari parlamentari che esponete i vostri programmi a Mattarella, vi ricordiamo qualche cosetta che riguarda il Sud. Sì, quella diversamente Italia che laggiù è un terzo del Paese. Finora trattata come un luogo lontano, sottosviluppato e irrecuperabile. E quindi un luogo per il quale, siccome non ci sarebbe più nulla da fare, tanto vale non fare nulla. E un problema per il quale, siccome non si è fatto granché per risolverlo in un secolo e mezzo, allora è evidente che la responsabilità è dei meridionali e di come sono fatti. Cioè è una questione razziale.

 Tanto per cominciare, la richiesta è che i vostri programmi prevedano che al Sud sia destinato il 34 per cento della spesa pubblica dello Stato, quanto la percentuale della sua popolazione. Finora non ha superato il 28 per cento. Ancòra oggi si spendono 4.350 euro in meno per ogni meridionale, 85 miliardi in meno all’anno. Questo significa meno servizi e minore qualità della vita. Il governo Gentiloni ha preso l’impegno per questo 34 per cento, ma al momento è tutto bloccato. Mentre la Costituzione vuole che i diritti civili e sociali siano garantiti su tutto il territorio nazionale. E quanto ai fondi europei, siano finalmente aggiuntivi, altrimenti si starà sempre a rinfacciarne la spesa senza risultati.

 Cari parlamentari, capirete che non parliamo di numeri astratti, ma di malati, bambini, studenti, pendolari. Alle regioni del Centro Nord vanno più fondi della sanità perché avrebbero più anziani, contando meno gli anziani più poveri del Sud. Così un meridionale ha 4 anni di vita media in meno. E 14 meridionali su cento hanno addirittura smesso di curarsi perché poveri. Mentre quelli che vanno a farlo al Nord spendono 4 miliardi l’anno, che accentuano il divario.

 I bambini del Sud hanno meno asili-nido pubblici rispetto ai bambini del Nord, perché gli asili si assegnano con la <spesa storica>, non dove servono ma dove sono sempre stati dati. Questo può creare differenze nel livello di istruzione che si ripercuotono nel tempo. Gli universitari del Sud sono costretti ad andare a studiare al Nord anche perché i finanziamenti privilegiano le università più in grado di autofinanziarsi, cioè quelle delle aree più ricche.

 Cari parlamentari, nei vostri programmi si preveda un riequilibrio per i trasporti. Lasciamo stare l’alta velocità ferroviaria solo al Centro Nord, una stranezza non spiegabile con la ragione umana. Ma sulle linee sempre più inefficienti del Sud i treni vanno a una velocità media inferiore ai primi del Novecento. Ci sono mille chilometri in meno rispetto all’ultimo dopoguerra. Bari e Napoli non hanno una linea diretta. E Matera, capitale europea delle cultura 2019, non ha le Ferrovie dello Stato. La superstrada jonica è a metà a un secolo dai primi lavori, e la Salerno-Reggio Calabria dopo oltre 50 anni è stata inaugurata incompleta.

 Cari parlamentari, questo promemoria ha raccolto 10 mila firme prima delle elezioni del 4 marzo. Alcuni (pochi) di voi l’hanno sottoscritto impegnandosi a realizzarlo. Ma il Sud vorrebbe che nei vostri programmi gli riservaste anche altro. La banda larga, ad esempio, senza la quale si perde anche il bus per il futuro in Internet. Una esenzione dai contributi per le assunzioni dei giovani più estesa di quella attuale, così che i giovani non emigrino più. Zone economiche speciali (le Zes) che non abbiano ulteriori ostacoli e la cui attrazione sugli investimenti non sia ridotta da Zes al Centro Nord diverse solo nel nome. Per le esportazioni del Sud una promozione maggiore (no, nessuna assistenza, via quella parola). Tenendo conto che, se il Pil (prodotto) del Sud è il 24 per cento del totale, le sue esportazioni sono solo il 9 per cento, perché stare lontani dai mercati ha un costo.

 E poi, cari parlamentari, le vogliamo aiutare (sì, questa volta davvero aiutare) le famiglie a fare figli? Al Sud come al Nord, per la verità, perché un Paese che non fa figli non ha un domani. Ancòra peggio al Sud, ovvio, dove i giovani che se ne vanno e i figli che non nascono possono creare un deserto che non c’è. Perché dovreste sporcarvi mani e scarpe e venire al Sud per farvi meravigliare da tante bellezze e da tante eccellenze imprenditoriali che voi per primi vi chiedereste come fanno in quelle condizioni. Un Sud vincente e sorprendente solo per chi non vuole vedere. Tanto che voi per primi vi chiedereste anche se dal Sud non si debba addirittura imparare, come fare il più col meno.

 Solo così, cari parlamentari che andate da Mattarella, solo così potreste ricredervi rispetto a una descrizione del Sud che i pregiudizi vogliono come perduto. Perduto per chi vuole perdere l’Italia se non avesse il motore segreto del Sud. Altrimenti poi non vi meravigliate se un giorno il Sud dice basta e rovescia il tavolo come avvenuto. Anzi, come cominciato ad avvenire.