Macroregione al Sud ma attenti al lupo

Venerdý 20 aprile 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Macroregione, macroregione: unico modo per salvare il Sud. Come mandorli in primavera, è sbocciata questa idea in passato giudicata un primo passo per spaccare l’Italia. Fiorita all’indomani di un voto in cui, piaccia o no,  mai il Sud è stato così compatto dietro una forza politica. Da macroregione. E idea lanciata da pezzi di un centrodestra mai finora preoccupato della sua alleanza che ha dato alla Lega Nord la possibilità di fare al Sud danni che ne segnano la vita di ogni giorno. Soprattutto di far passare il messaggio che quello del Sud sia un problema irrisolvibile. E non perché non si sia fatto nulla per risolverlo. Ma perché i meridionali sono quello che sono. Un problema antropologico, non di sperequazione. Quasi razziale.

 Partenza discutibile per un progetto pur non campato in aria. Avendo finora il Sud sofferto non tanto di una classe dirigente non all’altezza, come se quella del resto d’Italia fosse da premio Nobel per qualità e da premio Oscar per onestà. Ma avendo sofferto di una classe dirigente dal peso leggero di fronte al peso massimo dei poteri forti del Paese. E soprattutto divisa, non essendo il Sud mai stato capace di parlare come un unico popolo e un unico territorio. Neanche ora che le sue regioni (Sicilia esclusa) sono tutte governate dal centrosinistra. Laddove, francamente, dire centrosinistra, e anzitutto Pd, è come dire che l’Armata Brancaleone era un modello di compattezza.

 Il Sud ha il 34 per cento del territorio italiano e un terzo della popolazione. Ma mai finora quel 34 per cento si è visto raggiunto da una percentuale pari della spesa pubblica dello Stato. Spesa corrente e per investimenti. Col riparatorio tardivissimo impegno del governo Gentiloni che si è perso nelle nebbie del dopo-elezioni. Spesa pubblica media mai al di là del 28 per cento, con la perdita secca di 80 miliardi all’anno per decenni. Meglio non fare i conti per carità di patria.

 Ma sono i conti di tutto quello che si poteva fare in un Sud che è l’unica possibilità dell’Italia per crescere quanto serve per non essere sempre l’ultima fra i primi in Europa. E Sud vittima da decenni dell’inganno di fondi europei mai aggiuntivi rispetto alla spesa nazionale (ne ha scritto nei giorni scorsi il direttore De Tomaso). Per non parlare della Cassa per il Mezzogiorno. Per cui una scuola al Nord si costruisce con i fondi nazionali, comprese le tasse dei meridionali. E al Sud con i fondi europei, che chissà cosa succederebbe se non ci fossero. Sempre figliastri di un dio minore. Con l’accusa al Sud di sprecarli, quei fondi (come a volte avviene), quando sono l’unica maniera per campare.

 E quindi Sud che, grazie a tutto questo, ha il doppio della disoccupazione, il triplo di quella giovanile, il doppio della povertà, la metà del reddito, il 40 per cento in meno di infrastrutture rispetto al Centro Nord. Ma Sud per il quale l’idea più fulminante (davvero) che si ha è quella di ridurne salari e stipendi, come se già non lo fossero al confronto col resto del Paese. Sistema rapido non per attirare investitori, che si attirano con meno tasse sul lavoro e meno tasse in generale. Ma per impoverirlo ancòra di più e ridurne i consumi, ciò che allo stesso sistema produttivo nordico non piacerebbe se no chi compra da loro? Insomma di trappola in trappola. Ma Sud che, nonostante tutto, riesce a esportare nel 91 per cento dei Paesi del mondo. Eroi civili.

  Questo il quadretto (incoraggiante come un autogol al 91mo minuto) in cui ora si riprende a parlare di macroregione. Come risposta alla più ampia autonomia che stanno per ottenere Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, stranamente diciamo risposta solo ora. Autonomia che non dovrebbe però significare per il Sud un <chi si è visto, si è visto>. Nel senso che finora vi abbiamo trattati così, ma ora mettiamo il punto e gestitevi da soli partendo da dove siete. Magari vi completate da soli la ferrovia diretta fra Bari e Napoli. E vi tenete cosa resta delle vostre università già adeguatamente dissanguate da una ingiusta attribuzione di fondi (quella stessa che in sanità ha fatto diminuire di quattro anni la vita media dei meridionali).

 Attenti al lupo. Un Sud da solo sarebbe il quarto Stato in Europa. Ma nessuna macroregione potrebbe essere l’alibi per una Italia che volesse lavarsi le mani tutt’altro che innocenti. Macroregione, ma con fondi iniziali che riparino al malfatto. Altrimenti si va a finire come con quel federalismo tanto di marca Lega Nord (rieccola) quanto sposato dal centrodestra unito (non senza occhiolini del centrosinistra, in verità). E che ha regalato al Sud solo tasse più alte ed equità più bassa. Sarebbe allora macroregione o porgere l’altra guancia? Ma sulla guancia posti esauriti.