Anche Ronaldo fa brodo per parlare del Sud

Venerdė 27 aprile 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Dalli al Sud. Che ogni occasione fosse buona per farlo, lo si sapeva. Ma che si dovesse coinvolgere anche la Spagna, è da evoluzione dello scemenzario. La Spagna e la sua ormai nota <remuntada>, non roba da Barcellona e Real Madrid del calcio. Ma il sorpasso di ricchezza sull’Italia, anzi di potere di acquisto individuale. Ogni spagnolo ha un reddito di 146 dollari più degli italiani (38.286 contro 38.140). Coi quali può comprare molto di più, essendo da loro i prezzi più bassi. Ma avviene perché gli spagnoli sono 46 milioni e gli italiani 60. Perché per ricchezza assoluta, noi siamo ancòra (ma chissà per quanto) la nona potenza mondiale, loro la quattordicesima.

 La vera differenza fra noi e loro è in due altri dati. Noi restiamo il terzo Paese al mondo per ricchezza privata (dietro Australia e Belgio e prima di Francia e Gran Bretagna). Il convento è povero, ma i frati sono ricchi. Ci confermiamo un popolo di risparmiatori, anche se dobbiamo sempre più ricorrere al conto corrente per andare avanti. L’83 per cento di noi ha casa di proprietà, record planetario. Ma noi cresciamo all’1,5 per cento, loro al 3,1. Soprattutto noi abbiamo un debito che supera del 132 per cento il reddito prodotto, loro del 99 per cento. La loro disoccupazione è però al 16,5 per cento e la nostra al 10,9.

 Non è però roba da derby mediterraneo. Il fatto è che i partiti che hanno vinto le elezioni programmano dritto dritto l’aumento del debito invece del taglio. Una guerra a una austerità che non c’è stata visto appunto che questo debito continua a crescere, altro che austerità. Ma soprattutto c’è chi si è tuffato meglio della Cragnotto sull’argomento per dire che la Spagna ci ha superato, perché? <Per la zavorra chiamata Sud>. Basta eliminare il Sud, e l’Italia non solo batterebbe sia Messi che Ronaldo. Ma sarebbe un paradiso che anche san Pietro invidierebbe.

 Sotto sotto deve però convenire, questo Sud, visto che lo stesso Bossi proclamava la secessione della sua Padania, cioè il distacco dal Sud, tanto quanto non la faceva. Anzi il suo successore Salvini ha pensato bene di farsi eleggere in Calabria, regione di piena zavorra. Sud che fa comodo affidare a qualche solito noto di <il Giornale> di Milano per continuare a chiamarlo così. In modo da tenerlo sotto schiaffo, sia pur andando a prendersene i voti.

 L’operazione è più vecchia di un longevo della Sardegna. Ribaltare la verità di un Paese che ora cresce meno anche della Spagna proprio perché il Sud non è messo nelle condizioni di crescere. Ché se avvenisse, sarebbe l’unico modo per rilanciare non solo il Sud, ma l’Italia. Invece le bugie dell’informazione riescono a perpetuare un sistema che continua a portare risorse nella parte più ricca a danno di quella più povera. Più povera e sprecona, meglio lasciarla perdere e passare all’incasso. Spesa pubblica dello Stato superiore al Nord pur dovendo essere il contrario per ridurre il divario. Spesa pubblica al Sud mai pari al 34 per cento della sua popolazione. Fondi europei per fare al Sud tutto ciò che al Nord si fa con i fondi nazionali, cioè anche con le tasse del Sud. Frecciarossa che questa estate si fermerà a Riccione in tutte le fine settimane, e chi se ne frega di Vieste e Otranto dove la Frecciarossa la vedono solo sui dépliant.

 Però uno schiaffo e una zavorra in più fanno sempre bene, dovessero questi meridionali ficcarsi in testa pericolose idee eversive come giustizia ed eguaglianza. Così nello stesso giorno della zavorra, il medesimo foglio del <dalli al Sud> dà un suggerimento a Salvini. Caro Matteo, attento ai grillini Di Maio e Fico e ai tuoi insani propositi di allearti con loro. Devi stare in guardia da chi ti può fregare il Rolex. I campani Di Maio e Fico, per l’appunto, figli di una terra di ladri. Attribuendo la raccomandazione a un tale amico napoletano doc il quale gli avrebbe detto che un milanese (Salvini) non può trattare con due napoletani (appunto Di Maio e Fico) senza perdere al gioco delle tre carte.

 Ma che avarizia di fantasia, ci consenta. Dovesse avere un ictus se scrivesse quanto la stessa nordistissima Intesa-San Paolo ha proprio in questi giorni diffuso. E cioè che dalla <zavorra> si dovrebbe prendere lezione visto quanto fa nonostante tutte le gentili attenzioni testé viste. E cioè che il suo export cresce del 9,8 per cento (Italia 7,4). Cresce anche il numero delle sue imprese (più 0,5 per cento contro Italia 0,1). E a dare segni di misconosciuta vitalità sono soprattutto quei ragazzi che finiscono alla ribalta solo quando partono perché il Sud è un inferno. E’ al Sud il 40,6 per cento nazionale delle imprese giovanili. Ed è al Sud il 24 per cento delle imprese innovative italiane.

 Questo Sud. Vai a vedere che, se continua così, il Rolex se lo può comprare da sé invece di soffiarlo a Salvini. Continuando a essere chiamato zavorra, non esageriamo con la verità.