La fiera del peggio che crea il bullo

Sabato 28 aprile 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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A proposito di bullismo. Partendo dal racconto di uno studente pubblicato tempo fa.  Lo sapete perché noi odiamo <on line>? Mettiamo che qualcuno abbia in questo momento un attacco di cuore. Io non mi affannerei a soccorrerlo, ma lo riprenderei col mio telefonino e metterei il video su Facebook e su Youtube. Perché mi porterebbe consenso. Mi darebbe visibilità. Mi darebbe apprezzamento nella mia comunità. Porterebbe milioni di <like> (mi piace) e visualizzazioni, migliaia di commenti e condivisioni. Usare un certo tono e un certo linguaggio, esibire qualcuno che sta male o viene trattato male sono i miei modi per attirare attenzione nell’ambiente <on line>, in Rete, nel quale vivo almeno sei ore al giorno. Mica la fiera della bontà mi fa guadagnare <mi piace> e condivisioni. Un video dove salvo uno dall’infarto, o cerco di interrompere un pestaggio vale al massimo quattromila visualizzazioni. Un video dove qualcuno muore in diretta, ne vale quattro milioni.

 IL VIDEO KILLER Bullismo informatico, ma diciamoci la verità: il bullismo c’è sempre stato, e non solo nelle scuole. Ciò che le reclute in caserma dovevano subìre dai cosiddetti <nonni> non era roba da cabaret ma da codice penale. E sia il bullismo che il nonnismo hanno portato a suicidi delle vittime, altro che risate e tanto meno formazione per affrontare le difficoltà della vita. Una sorta di darwinismo giovanile che scambia la città con la giungla, una selezione della specie che porterebbe poi ad affermarsi i più resistenti. Quasi una prova per temprare un carattere, come una volta i nobili mandavano i figli a fare equitazione o vela per abituarli all’imponderabile (nel timore che la loro condizione privilegiata ne facesse dei rammolliti).

 Ma il bullismo è anche mancanza di pietà. Cui l’<eco chamber>, la cassa di risonanza di Internet offre una occasione mai prima goduta di amplificazione del messaggio. Tenendo conto che, mentre state leggendo questa rubrica, decine di migliaia di nuovi  video sono <postati>, immessi sui <social> sopra visti. E tenendo conto che in Italia c’è un caso di bullismo al giorno. O di <cyberbullismo>, quello che si esibisce appunto non nel mondo reale ma nel mondo parallelo di Internet. Le cui regole estreme sono quelle raccontate dallo studente, un infartuato che muore è meglio di uno che si salva. Con la pietà fra i rottami, chi sa, dei benpensanti.

 Insomma bisogna uscire dal rumore di fondo, emergere. Sparare più forte. Ciò che da un lato fa aumentare i casi armando sempre più la mano di chi è a caccia di <mi piace>. Dall’altro ne fa aumentare l’asprezza, un bullo mammoletta non lo condividerebbe nessuno. Spiacenti, ma sono le regole della Casa. E l’asprezza è maggiore quanto più la tua vittima è debole, il massimo essendo l’handicappato. Non deve reagire, altrimenti non è bullismo, è rissa. E l’handicappato reagisce come un diverso, ha espressioni stravolte, cioè tira altri <mi piace>.

 SUICIDIO DELL’IDIOTA Quando poi il bullo prende di mira il professore, allora è da premio Oscar. Essendo in questo momento, il professore o la professoressa, e la scuola in generale, al livello più basso dell’attenzione di una politica e di un Paese che invece di tutelarli come valore sociale, li tratta come una varia ed eventuale. Scavando una fossa al futuro di un Paese che già oggi è il più ignorante d’Europa. E con i signori genitori che fanno i sindacalisti dei nostri eroi invece di essere quelli che, come avveniva nella preistoria, tornati a casa gli davano il resto. Anzi se il prof o la prof gli mettono una nota o gli danno un cattivo meritato voto, vanno e gli menano. Perché la competenza di chi ce l’ha non conta nulla nel tempo cui vai su Wikipedia e ti senti più competente di loro. Ma questi, per carità, sono discorsi da reazionari.

 E però la Rete è un abuso ma anche un boomerang. Nel senso che proprio mentre offre al bullismo un’occasione unica per farsi famoso, lo perde rivelandolo. E cioè precipitandolo. Perché quel video per vantarsi è lo stesso che fa sapere a tutti ciò che non si dovrebbe sapere, quanto il bullo è idiota. Effetto collaterale della visibilità che i bulli cercano, condannandosi così a un suicidio di massa come quello delle balene che, per evitare la plastica in mare, perdono l’orientamento e si spiaggiano tristi.

 Il fatto è che, quando i video esibiscono le imprese dei Piccoli Vigliacchi, dovrebbero reagire le famiglie. Spesso impotenti anch’esse, quando non sono conniventi. Sono ragazzate, non vorremo fargli venire il trauma. Del trauma delle vittime, non frega niente a nessuno. Se non reagiscono le famiglie, dovrebbe reagire la società. Ma da chi i bulli prendono lezioni di bullismo? Dovrebbero prendere lezione da quei politici che definiscono brutto nano il loro avversario politico? Dovrebbero prenderla da chi risponde dicendo di non aver mai pulito i cessi come fanno loro?