Se il Nord si separa e il Sud non risponde

Venerdì 11 maggio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 Separiamoci. Ritorna a essere il ritornello di <Loro>. Che non è il titolo dell’ultimo film (bruttino) di un premio Oscar come Paolo Sorrentino. Ma Loro sono quelli del Nord. I quali, con la vittoria leghista in Friuli Venezia Giulia hanno fatto tris, essendo il partito di Salvini al governo anche in Veneto e Lombardia. Cioè la fascia più ricca del Paese. Quella anche dei distretti industriali di Varese-Padova (Treviso)-Bologna che stanno crescendo a ritmi cinesi. Ai quali si può aggiungere una Liguria il cui governatore Toti non è un pericoloso marxista-leninista. E la stessa Emilia Romagna che, per quanto a guida Pd, alle ultime elezioni ha visto il centrodestra vincere da Parma a Ferrara.

 Non ha fatto in tempo a insediarsi Fedriga a Udine, che è partita la grancassa. Quella della stampa nordista che già parla di Grande Regione cui serve una politica comune. Diciamo una Macroregione. Magari, chissà, del tipo <Prima il Nord>, grido di battaglia di Salvini prima che lo congelasse per prendere anche i voti del Sud. La stessa stampa che, appena si è ipotizzata una molto remota intesa fra Pd e Cinque Stelle, la ha caritatevolmente sconsigliata al Pd. Come farebbe una tale coalizione a governare escludendo del tutto il Nord? Come se il voto del Centro o del Sud valesse meno.

  Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna (non leghista, ma tant’è) sono poi le tre regioni che hanno ottenuto il primo <sì> a una maggiore autonomia con una velocità portentosa per un Paese come l’Italia. Anzi da insospettire per l’urgenza cui si è prestato il governo Gentiloni in ordinaria amministrazione. Maggiore autonomia che significa autogovernarsi in quasi tutte le materie di competenza regionale. Molto più di quanto osasse lo stesso federalismo. Una sorta di secessione camuffata, consentita però dalla stessa Costituzione riformata a suo tempo da quei volpini del centrosinistra. Che lo consente a chi può dimostrare di avere i conti in ordine. Il cosiddetto federalismo differenziato.

 Tutto sommato non uno scandalo. Che però lo è allorché diventa <ci teniamo i nostri soldi>. Cioè trattenere sul territorio tutto il frutto delle proprie tasse, più alto rispetto al resto del Paese. Perché effetto di una ricchezza dovuta, sì, a sudore e talento, per carità. Ma anche a mezzi maggiori ottenuti dallo Stato con una spesa pubblica più alta da loro che altrove. Ma con le tasse anche degli altri. Se sei più ricco anche grazie a questo, poi non puoi trattenerti tutti i tuoi soldi. Questa sarà la partita successiva. Verso la quale il nascente governo a trazione leghista dovrà dimostrare, ahinoi, di non aver rinfoderato il <Prima il Nord> solo per convenienza. Con una Costituzione che parla di solidarietà nazionale non tanto per dire.

 Che un <Separiamoci> del Nord sia, lo dimostra anche l’uscita del sociologo Luca Ricolfi, non propriamente un amico del Sud (ne ha parlato giorni fa il direttore De Tomaso). Al Sud hanno un’altra mentalità, si facciano due Italie. Cioè andatevene. Lo avesse detto qualcuno al Sud, per gli intellettuali del <pensiero unico> sarebbe stato un rigurgito neoborbonico. Così come era demonizzato chi parlava di un Partito del Sud. Intellettuali che di fronte a Bossi e alla sua Lega Nord che sfracellavano il Sud non hanno mai mosso un ciglio. Un giorno chissà se lontano si potrà ipotizzare se il <Separiamoci> sia solo una iattura per il Sud. Magari il Sud non continuerebbe a passare al Nord quel 6 per cento di spesa pubblica annua che ora gli rubano rispetto a quanto gli spetta. E potrebbe utilizzare i fondi europei come aggiuntivi e non sostitutivi di quella spesa, al contrario di quanto avviene adesso.

 Ma ora, di fronte a <Loro>, che fa il Sud?  <Non pervenuto>, se proprio recentemente non si fosse riparlato di Macroregione anche qui. Macroregione non campata in aria in un Sud le cui regioni sono fra l’altro tutte governate dal centrosinistra (esclusa la Sicilia a statuto speciale e il Molise da qualche settimana). Il Sud non solo non fa nulla. Anzi litiga. Non bastando dire centrosinistra, dovendosi invece specificare quale, embè. Se il campano De Luca, o il lucano Pittella, o il calabrese Oliverio, o il pugliese Emiliano. Più correnti che voti, si potrebbe scherzare. Non avendo nessuno di essi mai preso una iniziativa da meridionali e basta, in un Sud incapace di parlare come un solo popolo e un solo territorio. Tipico dei subordinati. E specie di quelli che vogliano restarlo. E neanche ora che il Nord ha dimostrato come si fa, altro che chiacchiere e tabacchiere di legno.

 Sia De Luca sia Emiliano hanno accennato a richieste di autonomia. Ma tanto a truppe sparse da temere che sia piuttosto una autonomia l’uno dall’altro. Insomma la categoria Sud esiste solo per le previsioni meteo. Mentre Loro vanno avanti. Anzi, come con Sorrentino, ora è arrivato <Loro 2>. E i meridionali? Ah, si vergognano a dire <Noi>.