Per il Sud quattro righe già piene di trappole

Venerdì 25 maggio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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La storia si ripete. Ogni volta che non si vuole fare nulla per il Sud, non si dice che non si vuole fare nulla, per carità. Si dice che non si fa nulla di particolare perché le politiche nazionali produrranno effetti anche al Sud. A strascico, come nella pesca. Perché, sia chiaro, vogliono uno sviluppo omogeno per il Paese. Sì, l’attuale dualismo. Così ora anche il contratto di governo fra Cinque Stelle e Lega (ex Nord). Quattro righe per il Sud su 58 pagine. E sono liquidati il 34 per cento della popolazione e il 30 per cento del territorio.

 Quindi bisogna ammettere che non è che il Sud sia <ignorato>. Ma conta quattro righe? Un esempio di politica nazionale che produrrà effetti anche al Sud? La <flat tax>. Due aliquote che favoriranno i più ricchi, se la matematica non è una opinione. Più ricchi che sono al Nord. Li favoriranno non a caso, ma per scelta. Secondo il meccanismo per cui meno tasse incentiveranno i loro consumi, quindi la produzione, quindi il lavoro, quindi i lavoratori, quindi i meno ricchi (leggi Sud). Ma un ricco che ha la Ferrari può comprarsene un’altra solo perché avrà più soldi in tasca?

 Altro esempio di politica nazionale anti-Sud? La <quota 100> per andare in pensione (anni più contributi). Che favorirà il Nord, essendo lì il 56 per cento delle pensioni di anzianità e vecchiaia.

 Tutto in base alla teoria della <locomotiva> del Nord che deve trainare i vagoni del Sud come bagaglio appresso. Lo ricordate, <Prima il Nord>? O la teoria dello sgocciolamento, come quando si mangia una brioche e le molliche che cadono sono a disposizione non solo dei colombi. Ma si tratta di capire se il futuro incertissimo per il Sud non significherà anche perdita del presente. Perdita cioè di quel poco che di specifico per il Sud ora c’è, come lascito del governo Renzi e soprattutto Gentiloni.

 Nell’ordine. I Patti con Regioni e Città metropolitane, ancorché il grosso dei fondi arriverà solo nel 2020. Le infrastrutture, a cominciare dalla ferrovia Napoli-Bari diretta e dalla superstrada (diciamo) jonica. Il super-ammortamento al 140 per cento per le imprese e il credito di imposta. Il programma <Resto al Sud> per i giovani meridionali con una buona idea che vogliano tradurre in attività (più di seimila domande in pochi mesi). Le Zes (zone economiche speciali) già approvate per Campania e Sicilia (due per la Puglia con appendice lucana, e che la Regione si sbrighi a valutare). I fondi per i Contratti di sviluppo per le aziende che vogliano scegliere il Sud. L’impegno (fermo al solito ultimo sì) per il 34 per cento di spesa pubblica al Sud, tanto quanto la percentuale della popolazione.

 Ma dovrebbe preoccuparsi anche delle tante incompiute del passato. Esempio, il livello dei servizi pubblici al Sud al di sotto del minimo perché la spesa pubblica continua a essere superiore al Centro Nord nonostante il divario (e benché la Costituzione dica che dovrebbe essere indifferente nascere a Milano o a Crotone). I livelli essenziali di assistenza, che fanno morire al Sud quattro anni prima che altrove. L’università, che non continui a essere dissanguata al Sud perché i ragazzi se ne fuggano in quelle del Nord. I fondi di <coesione> e i fondi europei, che dovrebbero andare per l’80 per cento al Sud (anche perché quelli europei non si aggiungono come dovrebbero a quelli nazionali ma li sostituiscono, e poi qualcuno vuole uscire dall’Europa così il Sud non avrebbe più neanche scuole o ospedali).

 Ma tutto questo nelle quattro righe non c’è. Il sospetto è che, dovendo coprire le minori entrate della <flat tax>, non è che i soldi da dare al Nord li vanno a prendere da quelli con i quali il Sud vive, anzi spesso sopravvive con i suoi 3 milioni di poveri assoluti? Perché in ogni caso sono generosi, per questi poveri c’è sempre il reddito di cittadinanza, gli diamo 790 euro mensili a famiglia e li sistemiamo. Maledetti poveri, vorreste approfittarne perché siete in tanti.

 L’alternativa è che quelli del contratto capiscano una cosa: accompagnare il Sud a mettere a frutto i suoi tesori conviene a tutta l’Italia. Che ci si salva solo al Sud. E capiscano che la <politica nazionale> sia proprio questa. Ma non si dice che di speranza si muore?