I Mercati i Mercati ( e la Banda Bassotti )

Venerdý 1 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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I mercati, i mercati. Detto così, chissà a cosa si pensa. Qualcosa a metà fra il Demonio e l’Entità suprema. Quando invece il mercato è il signor Stragapede il quale, andato in pensione e presa la liquidazione, cosa fa? Se ci riesce si compra una casa. Se non ci arriva, deposita sulla < libretta> della Posta. Oppure, e non volendo rischiare, si compra i titoli del Tesoro, i mitici Bot, carta d’identità del Paese quanto i maccheroni. Cioè si affida allo Stato, da sempre quello che dà più fiducia, quello che non può tradirti. Lo fa per la vecchiaia. O per lasciare qualcosa ai figli.

 Ma mercato è anche una banca italiana che, in attesa di prestare i soldi che le hanno depositato, si affida ai fondi pubblici per farli fruttare. Mercato è poi un fondo americano cui i lavoratori di Detroit hanno consegnato i loro risparmi perché li investa da qualche parte. Scegliendo l’Italia, perché nonostante tutto è fra i dieci Paesi più sviluppati del mondo. Mercato è la Banca centrale europea che i titoli italiani se li sta comprando da anni per farci un favore. Perciò quando si sentono certi politici dire di non voler essere schiavi dei mercati, e che i mercati non possono dettare legge in casa nostra, dicono una amenità. A volte sapendo di dirla, a volte no. In ogni caso demagogia.

 Chissà che devono aver pensato i mercati in questi giorni. Cosa devono aver pensato il signor Stragapede, la banca italiana e il fondo americano quando hanno ascoltato qualcuna delle facezie circolate nella corrida politica che stiamo vivendo. Esempio, far sapere che 250 miliardi di quei fondi non sarebbero stati rimborsati: così, alla crudele. O che si sarebbe potuto dichiarare il <default>, il fallimento dell’Italia, e chi si è visto si è visto. Ecco perché sta salendo lo <spread>, il differenziale fra il valore dei titoli tedeschi e quelli italiani. Perché più tradisci la fiducia, più ti dimostri instabile, più gli Stragapede e compagnia non ti concedono credito. Tranne che non li convinci con interessi da usura.

 L’Italia si può però permettere (e neanche tanto) di farsi escludere dai campionati del mondo di calcio, ma non di scherzare coi mercati. Perché l’Italia è il terzo Paese più indebitato della Terra. Debito arrivato a 2.300 miliardi, pari al 132 per cento di quanto produce ogni anno. Per ogni 100 di produzione, 132 di debito. Che sono 38 mila euro per ciascuno di noi, neonati compresi. E 152 mila per una famiglia di quattro persone.

 Può una famiglia reggere così? Certo che può, se è una famiglia di lestofanti che non restituisce quanto dovuto. Ma quand’anche volesse darsi a gambe come una Banda Bassotti, l’Italia non potrebbe farlo. Perché sino alla fine dell’anno, dovrà andare sui sopradetti mercati a farsi rinnovare il debito scaduto per oltre 200 miliardi. Troverà qualche kamikaze pronto a immolarsi?

 Ma in queste ore di editti al vento, anche la Borsa ha perso i guadagni di sei mesi, perché i risparmiatori hanno svenduto le azioni, quote di proprietà delle aziende coinvolte nell’ondata di sfiducia. In totale, coi titoli di Stato, 200 milioni bruciati. Responsabilità italiana, non della Germania che vorrebbe venire a comandare a casa nostra. Come non c’entra nulla la Germania col costo della nostra evasione fiscale e della nostra corruzione. E se qualcuno urla che non siamo un Paese a sovranità limitata, lo siamo come tutti quelli pieni di debiti. Perché l’indebitato è meno libero, e più vulnerabile. Ed esposto a ogni attacco speculativo, perché la finanza è così.

 Allora, come girarla? Usciamo dall’euro. Detto e non detto, ma col piano già pronto. Tipo otto miliardi di Nuove Lire da stampare e diffondere clandestine in una notte di fine settimana. Così ti addormenti con gli euro e non te li ritrovi al risveglio. Sogno di chi fa progetti tanto affascinanti quanto fonte di nuovi debiti e di moniti dell’Europa che non può vederseli scaricati addosso (dice niente la flat tax, tasse dimezzate in condizioni insostenibili?). Ignorando la prima legge dell’economia, tanta più moneta tanto meno valore. Cioè inflazione, che danneggia sempre i meno ricchi (leggi Sud). Che ci dissanguerebbe perché il debito si continuerebbe a pagarlo in euro. E con percentuali a due cifre che ricordano il tempo delle <svalutazioni competitive> della lira, quando appunto la si faceva valere di meno con l’inflazione per consentire alle aziende (quasi tutte del Nord) di vendere a prezzi più bassi all’estero. Cullandole tanto che, quando il carnevale è finito, competitive non lo sono state più.

 Se in questa sagra d’inizio estate ci salveremo, nonostante tutto, è perché siamo formiche e non cicale, abbiamo il più alto risparmio privato al mondo. Ma ciò non vuol dire che, se il signor Stragapede dovesse capire che lo stanno prendendo in giro per farsi votare, faccia ciò che altri hanno già fatto. Andare a godersi la pensione in Portogallo, e statti bene Italia.