Siamo educatissimi non lo sapevate?

Sabato 2 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Una scommessa coi lettori: quanti di voi crederanno a questa notizia? La notizia è che gli italiani sono superati solo dagli inglesi per il numero di volte in cui dicono <grazie>. Cioè saremmo il secondo popolo più educato al mondo. Il secondo più cortese. Il secondo più civile se, come si diceva nel Settecento, la civiltà è la dolcezza dei costumi. Ma siamo anche il popolo che meno crede in se stesso, quello che si critica di più anche sul proprio stile. Stiamo sempre a lamentarci, chessò, dei nostri bulli che picchiano i professori se gli mettono un cinque. Stiamo sempre a lamentarci di quelli che per un parcheggio conteso ammazzano il rivale con un colpo di crick nel cranio. Stiamo sempre a lamentarci di quelli che per uno sguardo non gradito in discoteca sgozzano il colpevole. E non ci rendiamo conto della nostra dolcezza di costumi che si esprime, appunto, nella nostra straordinaria capacità di dire <grazie>. Quel <grazie> che diciamo al supermercato quando la commessa neanche ci guarda in faccia, in pizzeria quando ci servono dopo un’ora, allo sportello quando ci dicono che dobbiamo ripassare.

 TANTE GRAZIE Perché anche noi giornali, diciamoci la verità, non facciamo altro che sottolineare i pochissimi casi di malcostume nazionale: eccezioni che confermano la regola della nostra gentilezza. Che non smentiscono la nostra sopraffina educazione a livello mondiale. Qualche recente esempio di accanimento della cronaca contro noi stessi? A Frascati il Circolo anziani sospende le partite a tressette per le parolacce che i soci ultrasettantenni si scambiano a ogni giocata. Al Petruzzelli di Bari danno <Il gatto con gli stivali> e i ragazzini spalleggiati dai genitori quasi sfasciano il teatro tra saltelli sulle solenni poltrone di velluto e popcorn. A Savona (ma anche a Bari) multe inasprite per i padroni che portano i loro cani a fare pupù e pipì in strada e le lasciano lì per il gradimento dei passanti e delle loro scarpe. A Bitonto il parroco della cattedrale esce coi capelli ritti dalla processione di san Michele Arcangelo dopo aver visto per quattro ore i fedeli chiacchierare, gesticolare, farsi i selfie, non recitare il rosario.

 E ancòra, questa cronaca masochistica che non corrisponde al tono reale del raffinatissimo Belpaese. Continuamente a sottolineare quelli che sui treni parlano ad alta voce coi cellulari. O quelli che lo tengono acceso allo spettacolo di prosa e all’attore che si lamenta rispondono: ma sto parlando con mia figlia. O quelli che ai concerti all’aperto li brandiscono come lance per registrare e nessuno dietro può vedere più niente. O quelli che al verde suonano il clacson per dire a chi sta davanti che può dormire alla casa. O quelli che vanno al ristorante ed è tutta una caciara fino ai limiti del rutto. O quelli convinti che un funerale sia l’ultimo film comico di Checco Zalone. O quelli che hanno trasformato i matrimoni nel carnevale di Rio. O quelli che ora litigano anche sull’aereo e l’unico rimedio sarebbe buttarli giù.

 CRONACA DISARMANTE Per dire quanto la cronaca voglia far passare per ineducato il Paese del <grazie> ovunque (e del <prego>, no?) sentite dov’altro si attacca. Notizie poco credibili come il preside del liceo scientifico <Scacchi> di Bari che dice ai ragazzi di non andarci vestiti come se stessero in spiaggia. O il sindaco di Pescate (Lecco) che minaccia di abolire gli scuolabus se i ragazzini non la smetteranno di considerarlo un giocattolo da distruggere per fini educativi. O il presidente di una squadra di rugby di Rovigo che mette fuori un papà che si comportava come un ultrà da Daspo. O l’allenatore di una squadra di calcio di Potenza premiato per aver insegnato ai suoi ragazzi che non è obbligatorio diventare teppisti. O il direttore del museo di Truciolo di Villarotta (Reggio Emilia) con la pretesa che i visitatori non lo riducano a discarica (ma anche al Louvre di Parigi il direttore osa bacchettare quelli che vanno davanti alla Gioconda col panino e la CocaCola). 

 Ma quella contro lo stile da lord degli italiani deve essere una cospirazione. Sentite cosa scrive quest’altro menzognero: <Gli italiani per il prossimo non hanno mai avuto molto riguardo. Arrivare in ritardo, spingere quando si è in fila a uno sportello, insudiciare i marciapiedi. L’auto ci aizza gli uni contro gli altri. La scuola insegna a confondere la libertà con la licenza. Ci vantiamo dei debiti. E’ così che la collettività si imbarbarisce>. E pensate alla demagogia di costui, che conclude così: <Crederò alla rinascita della democrazia, quando vedrò più gente entrare in libreria e chiedere un galateo>.

 Il <costui> si chiamava Sergio Ricossa, finissimo intellettuale liberale, e scriveva il 27 giugno 1976. Un retrogado. Chissà cosa avrebbe scritto oggi di fronte alla nostra campagna elettorale permanente. Soprattutto in internet. Come si fa a (non) dirgli grazie?