La lunga strada che porta all’Aquarius

Venerdì 15 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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No, non è il principale problema del Paese, ma è come se lo fosse. Questa l’immigrazione. Andiamo a chiederlo, se gliene importa granché, a un giovane senza lavoro e che magari espatria. Andiamo a chiederlo ai ricchi mai toccati dalla crisi economica (e che magari gli immigrati li sfruttano in azienda). Andiamo a chiederlo ai poveri che non hanno nulla da perdere con chi è povero quanto loro. Andiamo a chiederlo a un anziano non autosufficiente cui magari un immigrato fa da badante. Più o meno indifferenti.

 Invece andiamo a chiederlo al cassintegrato che non sa se potrà mai rientrare. Andiamo a chiederlo a chi aspetta la casa popolare. A chi doveva andare in pensione e non ci riesce perché è stata innalzata l’età. A chi ritiene che la criminalità sia in aumento. Andiamo a chiederlo al commerciante che forse prima o poi dovrà chiudere. Andiamo a chiederlo a chi teme di perdere quel poco che ha messo da parte. A chi vorrebbe sposarsi o fare figli ma non può perché è precario. A chi non può ottenere un mutuo perché non ha una busta paga. Andiamo a chiederlo a chi segue drogato tutte le trasmissioni televisive nelle quali si spargono rabbia e paura. Sono tutti quelli che ritengono l’immigrazione una causa, se non la causa, del proprio malessere.

 L’immigrazione si è innervata in una Italia incattivita. E così l’immigrato è diventato il suo nemico. Come sempre lo straniero, o l’ebreo, o il nero o il diverso soprattutto quando va male. Non cambierà di una virgola la condizione di questa Italia se si rifiuterà l’approdo ad altre <Aquarius>. Non cambierà di una virgola la condizione di questa Italia se l’immigrato continuerà a fare il guardiano notturno nel garage. Non cambierà di una virgola la condizione di questa Italia se l’immigrato continuerà a essere schiavizzato nei campi di pomodori. Non cambierà di una virgola la condizione di questa Italia se l’immigrato continuerà a non avere un posto dove mangiare un panino alla Fincantieri di Monfalcone.

 Non cambierà. Ma la convinzione è che, se gli immigrati non ci fossero, tutto andrebbe meglio. C’è una percezione della realtà diversa dalla realtà. Ed è tempo di percezioni diverse anche per il caldo o il freddo del meteo. Sulle percezioni lavorano quelli che vi speculano per ottenere consenso. Soprattutto sulle percezioni della piccola e media borghesia. E se la classe media si incazza, prosperano i populismi. E le svolte reazionarie. Che significa assecondare le pance invece di ragionare con la testa. Che significa soffiare sul malessere più per ricavarne voti che per farlo diventare benessere.

 Allora succede che una signora <non di categorie disagiate> scriva al suo giornale un po’ chic come lei e dica: ho sempre votato a sinistra, ma ora temo che gli integralismi possano mettere in pericolo i valori civili e cristiani in cui credo. Li temo da donna. Quindi per ora la sinistra può aspettare. Anche a me oggi fa comodo Salvini. E avevo bisogno di votarlo perché, sapendolo xenofobo, era la persona giusta per combattere l’immigrazione. Perché l’accoglienza è impopolare.

 Ecco il successo della Lega. E francamente la nave dei 629 disperati respinta in Mediterraneo assume un valore più simbolico che sostanziale. Perché nel frattempo ne sono arrivate e ne arriveranno altre. E perché già col ministro Minniti non era più come prima. Un valore simbolico interno ma anche contro un’Europa che se ne è sempre infischiata dell’Italia lasciata sola davanti a questo dramma epocale. Un’Europa che non ne accoglie uno della quota pur concordata. Un’Europa che aveva chiuso da tempo i suoi porti, compresa quella Spagna che ora riceve l’<Aquarius> non per etica ma perché il nuovo premier socialista vuole esordire con una bella figura. Un’Europa in cui un ipocrita e insopportabile presidente francese Macron parla di Italia vomitevole e irresponsabile (lui che a Ventimiglia respinge una donna incinta e malata terminale).E in un mondo che, dall’America di Trump, alla Brexit della May, ai Paesi ex sovietici, all’Ungheria di Orbàn alza muri contro chi bussa alla porta.

 Francamente non ci vuole un papa Francesco per farci capire l’inumanità. Ma francamente, più che un problema, lo choc per quanto sta avvenendo non è inopportuno se avvicina una soluzione del problema. Con l’ineffabile Europa che non può continuare a far finta. Perché poi tutto è sbagliato nella percezione. A cominciare dal timore di una invasione che non c’è nel Paese diviso che ospita meno immigrati di tutti. E che proprio con l’allora Lega Nord di Salvini firmò quei trattati che ora sarebbero il capestro contro cui si scaglia.

 Tante altre cose si possono dire sulla differenza fra verità e menzogna che infesta il problema immigrazione. Bisogna combattere contro la deriva. Ma i cittadini di buoni sentimenti non vogliono, <che volete da noi>, vedere sempre quella gente ciondolare sui propri marciapiedi. E quei cittadini poi vanno a votare.