Vietato essere cittadini civili

Sabato 16 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ai sensi del vigente regolamento. Devono averla fatta proprio grossa quei cittadini di Conversano rei di essersi interessati della cosa pubblica. E che si sono messi a ripulire e a rendere decenti i giardini della villa intitolata alle vittime del lavoro. Via erbacce, via rifiuti, via residui di cani con proprietari sporcaccioni, via tutto quanto era Lamerica per i topi. Magari perché il Comune se ne era tanto disinteressato da averlo considerato un loro dovere morale. Oltre che l’unico sistema per poterli di nuovo frequentare, quei giardini, senza doversi disinfettare dopo. Un gruppo di buona volontà, e ad averceli ovunque. Mentre si dice sempre di ricordare la famosa frase del presidente americano Kennedy (pensa tu): non chiedere cosa il tuo paese può fare per te, ma chiediti cosa tu possa fare per il tuo paese. E chissà se pensava a Conversano.

 IL GIARDINO RIPULITO Ma a quanto riferisce la cronaca, i sopradetti cittadini hanno peccato di impazienza, roba da finire al rogo. Perché, pur essendo stata la loro richiesta comunicata e protocollata (ci mancherebbe), si sono messi in azione quattro giorni dopo senza aver ancòra ricevuto risposta. Vedendo così applicare un bel cartello di <Area interdetta> al loro giardino. Chiuso, severamente vietato entrare. Anche perché ne avevano fatto un’isola ecologica con <installazioni fisse> potenzialmente terroristiche, come i <cicinat>, caratteristici contenitori d’acqua in terracotta. Più una contestata (dal Comune) tabella pubblicitaria come quelle installate in altre aree verdi adottate. Ciò che rivela anche uno spirito civico recidivo.

 Nessuno vuol farne una notizia più importante dei Campionati mondiali di calcio. Né stare a tirar fuori un Calvino: una città non valga per le sue 7 o 77 meraviglie, ma per la risposta che dà alle domande e ai bisogni di ciascuno di noi. Compreso un giardino pulito. Né tanto meno scomodare il Pavese che vedeva la città più come amante che come madre. Ma insomma sappiamo come il rapporto fra istituzioni e cittadini sia tanto difficile da essere inesistente. E sappiamo che il cittadino avrebbe ragione se dicesse, io pago le tasse, e con quelle tasse il giardino me lo fai trovare pulito tu. Invece il cittadino dovrebbe cominciare anzitutto a non sporcarlo, raccomandazione più inutile che dire a Belen di non avere più di dieci fidanzati l’anno. E se poi, invece di protestare, il cittadino decide di fare, non deve essere trattato come un Totò Riina ma come uno che si interessa alla cosa comune tanto quanto se ne disinteressa il Comune.

 <WEE LURDACCHION> Cittadinanza attiva. Che non volta lo sguardo davanti al lampione spento o alla buca nell’asfalto. Che di fronte a un problema non dica <madò madò>, ma si rimbocchi le maniche. Anche a costo di beccarsi un <ai sensi del vigente regolamento> che è peggio di una iniezione letale. E magari consideri suo alleato quel sindaco di Adelfia che l’anno scorso affisse un cartello sul quale campeggiava un <Wee Lurdacchion> da Nobel per la letteratura. Con quel <Wee> in inglese etnico locale. E aggiungendo un <E’ la mia terra, è la tua terra, rispettala!!!> rivolto a chi abbandona rifiuti ovunque come se stesse a casa sua. Pizzicato e sanzionato con 400 euro di multa. Oltre alla vergogna (chissà) del pubblico ludibrio fotografico. A Bari il sindaco Decaro travestito da Uomo Invisibile si apposta invece davanti ai cassonetti per beccare in diretta, appunto, il <lurdacchion>. E ci si aspetta che prima o poi ne leghi qualcuno alla Colonna Infame di piazza Mercantile nella speranza che sopravviva un pudore collettivo.

 Intanto dalla Svezia arrivano i <plogger>, civismo+corsa, maratoneti della domenica che corrono e raccolgono rifiuti, dalle lattine alle cartacce. E chissà quanti lo farebbero da noi, se non temessero di essere tacciati di non farsi i fatti loro dal menefreghismo capace solo di protestare ritraendo la mano. Tenersi in forma e ripulire le città, essendo frustrante scegliere la salute dello jogging e dover sguazzare nella spazzatura. Buona moda importata anche da noi, con eco-atleti (in bicicletta) che in aprile hanno fatto un Giro d’Italia missionario partendo proprio da Bari, arrivo a Chioggia e tanti di quei sacchi così pieni di lordure assortite da chiedersi se per caso non siano stati aboliti i cassonetti.

 Nel frattempo su molte spiagge arrivano i volontari a difesa di un’estate che non sia necessariamente una stagione maiala. E per tutto l’anno di qua e di là i ragazzini delle scuole hanno piantato alberi o adottato aiuole. C’è chi ha cancellato le scritte sui muri. E si moltiplicano le guardie civiche con occhi sulla buona vita quotidiana. Tutti ricordando Kennedy. E sperando che <ai sensi del vigente regolamento> non si smonti ogni residua passione. Anzitutto quella di chi si ostina a ritenere che ci sia ancòra un residuato archeologico chiamato bene comune.