Ma stiamo meglio o peggio di prima?

Sabato 23 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Ma insomma, stiamo meglio o peggio di prima? Nessun altro interrogativo è stato più ripetuto nella storia dell’umanità. Come in questi giorni più incerti di un iscritto al Pd. Tempo fa il grande ciclista Bartali ripeteva: <L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare>. Ma era un toscano, di quelli che se non aveva qualcuno da odiare, non campava. Oggi, a giudicare dal cattivismo di un Salvini, che non sembra respirare ma muggire, dovremmo essere tutti incazzati neri. E del resto, più Salvini urla, più prende voti, quindi siamo fuori di testa come lui. In effetti trovare qualcuno che si mostri contento, è più difficile che convincere Di Maio a non ridere sempre (chissà da dove gli viene).

 MONDO SOTTO MANO E invece, c’è chi teorizza che il mondo non è mai stato così bene. Ma non ce ne accorgiamo, perché siamo portati a notare solo ciò che non funziona. Siccome la parola è di moda, questa è la nostra <percezione>. E non solo gli italiani, primatisti mondiali di autofustigazione. Tanto che quando lo studioso svedese Hans Rosling ha scritto un libro sulle dieci ragioni per cui va meglio di quanto pensiamo, ha rischiato che gli imponessero un trattamento sanitario obbligatorio. Anche se il noto Bill Gates, uno cui almeno economicamente non va malaccio, ha detto che è fra i più importanti saggi da lui letto.Insomma, viviamo più a lungo (soprattutto le donne, beate), ci sono meno morti infantili, meno fame, meno ignoranza, meno povertà (dimezzata negli ultimi vent’anni), più scoperte scientifiche, meno armi nucleari (nordcoreano Kim Jong-un a parte), più democrazia. Certo, il tribunale di Bari crolla insieme a ciò che resta della giustizia. Le periferie sono sempre più brutte. I giovani non trovano lavoro. Le diseguaglianze aumentano come il riscaldamento globale e l’inquinamento. Sentiamo di avere meno futuro davanti. Continua imperterrito il <Grande Fratello> per giunta condotto da Barbara D’Urso. L’Italia non è ai Mondiali di calcio. Un montanaro disadattato come Mauro Corona diventa opinionista. E Trump chiude in gabbiette i bambini degli emigranti.

 Eppure, mai abbiamo avuto come oggi il mondo a portata di mano. Racchiuso in un affare chiamato cellulare. Col quale poter comunicare, appunto, con tutto il mondo, poter rispondere al volo a tutti i nostri interrogativi come mai in passato. E’ una potenza oggi a disposizione di ciascuno di noi. Senza dover più faticare per sapere ciò che ci interessa, fosse anche dove Immanuel Kant se la faceva la sera o la ricetta per patate riso e cozze. Anche se c’è il solito guastafeste (escluso chi scrive) a dire che così come quell’affare ci può far sentire onnipotenti, così ci può fare diventare prigionieri.

 TUTTI COME GATTI Per esempio, è stato calcolato che se nel Duemila eravamo capaci di prestare attenzione per 12 secondi consecutivi, oggi a stento arriviamo a otto. Saremmo, pensa tu, meno concentrati dei pesci rossi che arrivano a nove. Colpa della velocità del mezzo e delle continue interruzioni che ci infligge, a parte le 4 ore medie al giorno a lui dedicate. Trappole di un presente che cancella pause, silenzio, concentrazione. Fino al punto che ci riesce difficile immaginare la nostra vita senza di lui, avremmo una faccia peggiore di chi ha le scarpe strette o ha appena perso il treno. C’è chi sentenzia la scomparsa della specie umana se non facciamo scomparire Lui. Ma l’intento è meno popolare di un invito a pagare le tasse.

 Fatto sta che, sempre secondo i sopradetti guastafeste, roba come Facebook o Twitter con la loro ossessione starebbero ingannando il nostro cervello. E, attraverso un gelido Hitler matematico come l’algoritmo, lo starebbero tanto portando dove vogliono, che non siamo più padroni di noi stessi. Dipendenti come chi non sa sfuggire a un babà alla panna. Con l’isolamento di chi sta più di testa sullo smartphone che con gli occhi rivolti agli altri. Sempre più connessi col mondo e sempre più disconnessi coi vicini. Un intellettuale americano come Jaron Lanier, incluso nell’elenco dei cento più influenti della Terra, ha il suo rimedio. Oggi siamo come cani addomesticati e timorosi, dovremmo invece diventare gatti, sfuggenti e insofferenti agli ordini e al controllo altrui. Di quelli che possiamo stare a crepare per un mal di denti, ma loro se ne fregano.

 Ma allora, scusate, stiamo meglio o peggio di prima? Nell’attesa di capirlo, e prima che l’interrogativo ci faccia venire un’emicrania, cominciano anche in Italia ad apparire le <anger room>, stanze della rabbia, o della distruzione. Dove, con pacchetti a partire da 30 euro, si può entrare per sfasciare tutto il possibile. Pacchetto-base: piatti, bicchieri, una sedia, un televisore, una stampante o un lettore dvd. Attrezzi: mazze da baseball, badili, piedi di porco. Non sarà una risposta all’interrogativo di cui sopra, ma chi ne esce assicura che è più efficace di un Brufen.