L’inganno del Sud problema < nazionale >

Venerdý 29 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Si chiama narrazione. Raccontare per convincere. Una narrazione è quella secondo cui il problema del Sud  non è solo meridionale ma nazionale. Lusinghiero, a prima vista, non sentirsi soli. Tutti impegnati per il Sud. Con l’Italia che si è finalmente resa conto quanto le convenga un Sud più sviluppato e senza divari col Nord. Andremmo tutti a festeggiare con famiglia se fosse davvero così. E invece la prassi è stata sempre diversa dalla teoria, la realtà sempre diversa dal racconto. Avendo sempre, la questione nazionale, voluto dire che se cresce l’Italia cresce anche il Sud. E dove può crescere di più se non dove già cresce? Ma al Nord. Elementare, Watson, direbbe Sherlock Holmes.

 E’ la <locomotiva del Nord>. Col Sud bagaglio appresso, cosa di meglio che un traino del genere? Gli inglesi parlano di <trickle down>, gocciolamento. La ricchezza di pochi finirà per ricadere vantaggiosamente (gocciolare) sull’intera collettività. Narrazione contenuta anche nelle famose nove righe del Contratto fra Lega (ex Nord) e Cinque Stelle. Laddove si dice di non aver voluto indicare specifiche misure col marchio <Mezzogiorno>. Perché tutte le scelte previste sono <orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese>.

 Ma ci può essere <sviluppo omogeneo> se dai gli stessi mille euro a un ricco e a un povero? Un ricco se ne fa un baffo, un povero va a ringraziare padre Pio. Devi dare di più al povero, nella speranza che un giorno raggiunga il ricco. Altrimenti congeli la differenza. Se dai un altro Ronaldo al Real Madrid sarà grasso che cola (appunto), non lo cambierai di molto. Se lo dai al Bari, crolla lo stadio San Nicola. Così per il Sud: c’è sempre un impatto diverso al Sud di quanto si fa in campo nazionale. Immediata la dimostrazione. E proprio da una scelta del governo che non va verso <lo sviluppo economico omogeneo per il Paese>.

 E’ la flat tax, altrimenti detta <tassa piatta>, con una aliquota e ridotta. Scarsamente progressiva, tranne piccole deduzioni e detrazioni per chi ha meno. Ma da un certo punto in poi, uguale per tutti. E sarà ben diverso un 20 per cento per chi guadagna 100 mila euro l’anno e per chi ne guadagna 20 mila. Favorisce cioè i ricchi, checché propagandisticamente se ne dica. Cioè favorisce il Nord, dove ci sono più Paperoni. Quindi aumenta il divario, altro che <sviluppo omogeneo>. Benché, colta l’obiezione, la ministra del Sud, Lezzi, abbia detto che c’è anche un Meridione produttivo e più benestante che andrebbe incoraggiato. Bah.

 Altro esempio di possibile misura nazionale non <omogenea> per il Sud? La <quota cento> per i pensionati, in riforma della Fornero. Cioè via dal lavoro a 65 anni di età e 35 di contributi. Col Nord ancòra una volta favorito, visto che sono al Nord il 56 per cento delle pensioni di vecchiaia e di anzianità. Quindi non solo briciole al Sud. Ma briciole soprattutto alle donne, che al Sud lavorano molto meno rispetto al resto d’Italia. E’ lo stesso motivo per cui a suo tempo Bossi fece addirittura cadere il primo governo con Berlusconi sull’ipotesi di eliminazione dei baby pensionati: erano tutti al Nord.

 E ancòra: l’autonomia delle regioni. Con la neo ministra leghista (ex Nord) Erika Stefani che si è precipitata a favorire un passo in avanti per il progetto di Veneto, Lombardia ed Emilia. Quello di fare da sé in tante materie finora di competenza dello Stato. Altrimenti detto <ci teniamo i nostri soldi>, vecchio ritornello del federalismo. Come se la loro ricchezza non dipendesse anche dal fatto di essere in un’Italia unita. Esempio però che ingolosirebbe pure regioni del Sud, a cominciare dalla Puglia. Ma che non potrebbe non prevedere una perequazione delle condizioni di partenza. Altrimenti sancirebbe un divario che aumenterebbe invece di diminuire. Altro che solito <sviluppo omogeneo>.

 Non ci possono essere insomma identiche politiche <nazionali> per parti del Paese in cui qualcuno è meno nazionale degli altri, è stato sempre trattato da diversamente Italia. Ma anche il famoso (e chissà quanto reale) reddito di cittadinanza soprattutto a favore del Sud, ne vogliamo parlare? E’ vero che al Sud c’è il doppio di disagio e poveri, in Puglia in un anno addirittura saliti dal 14,5 al 21,6 per cento. Ma contro la povertà ci vuole lavoro, non assistenza. E al di là delle buone intenzioni, il lavoro non si crea per legge né per opera dello spirito santo di Di Maio. Se questo lavoro continuasse a non esserci, e il reddito di cittadinanza cessasse, resterebbero macerie peggiori.

 Il Sud è cresciuto solo quando si è fatto qualcosa di particolare per lui. Ma qualcosa di riparatorio su ciò che non si era fatto fino ad allora, non beneficenza. Anzitutto infrastrutture e servizi. E’ l’unico modo di intendere le politiche <omogenee>. Tutto il resto è oppio per i popoli. Ma cosa ci vuoi fare, la narrazione è un tal venticello.