Meglio un cellulare che un altro figlio

Sabato 30 giugno 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Sorpasso. E non quello di Vettel su Hamilton in Formula1, preferendo il pilota tedesco della Ferrari piuttosto tamponare. Ma quello del numero di cellulari sulla popolazione mondiale. Sette miliardi e 900 milioni di cellulari contro 7 miliardi e 600 milioni di cristiani. Essendo fare più figli il rimedio per pareggiare, molto più difficile (e costoso) che farsi un altro cellulare. Ovvio che le statistiche siano spesso una truffa, non vuol dire che ogni abitante della vecchia Terra abbia un apparecchio per le mani. Ci sono quelli che per darsi un tono ne esibiscono due o tre in giro, possono essere potenti amministratori delegati ché ogni chiamata è un affare da milioni di dollari. Ma possono anche essere malavitosi dai molti numeri per sfuggire alle intercettazioni. Comunque, sorpasso è.

 PIU’ LORO CHE NOI Ora lo sappiamo come siamo noi italiani. Non potremo pasteggiare ad aragoste, ma non toglieteci il ragù della domenica. Così come non toglieteci il cellulare, appunto. Per il cui numero siamo terzi al mondo in rapporto a alla popolazione, dopo Sud Corea e Hong Kong. Ne abbiamo 49 milioni su 59 milioni: l’83 per cento. E ci passiamo appresso quasi due ore e mezza al giorno (che diventano più di 6 ore su Internet se calcoliamo anche i computer). Tu dici: beh, una necessità. Tanto necessari che ci stiamo così assorti di testa sopra, da essere diventati più scostanti di un finlandese: noi che eravamo il Paese più socievole al mondo. Per cui uscire insieme a fare due chiacchiere, significa uscire insieme per fare chiacchiere ciascuno per conto proprio sul proprio display. Che cosa non avremo da dirci, chissà.

 Ma non solo. Nella classifica del peggio, siamo il Paese europeo in cui si discute più spesso, per cosa? Perché non riusciamo ad arrivare (coi soldi) alla fine del mese? Perché Salvini vuole che da ora in poi il gruppo musicale salentino dei Negramaro si chiami solo Amaro? Perché ogni volta che Renzi parla il Pd perde un milione di voti? Perché in spiaggia sei stato piazzato in una fila così indietro che del mare hai solo sentito parlare, era calmo oggi?  Perché la ministra Bongiorno vuole prendere le impronte digitali agli statali? Perché la professoressa ci ha bocciato il figlio e non possiamo menarle dato che si è messa le guardie del corpo? Perché ti prescrivono una colonscopia urgente e ti fissano l’esame fra due anni?

 No, niente di tutto questo, non siamo mica incivili. Litighiamo per il cellulare, anzi siamo sempre primi nel peggio: siamo il Paese europeo che lo fa di più. Coi genitori che rimproverano i figli di stargli sempre incollati, e i figli che rispondono, ci rompete proprio voi che sul cellulare ci avete messo il Bostik. Col pericolo che proibirlo a tavola possa essere una istigazione al suicidio. E col rischio di finire in analisi se per un paio di giorni lo dobbiamo tenere in riparazione. Lo guardiamo in media 47 volte al giorno, 86 i giovani (numeri che ci sembrano tanto bassi da temere la mancanza di rispetto). Al risveglio mattutino lo controlliamo ancòra prima di fare la pipì. E non ci addormentiamo senza aver sbirciato l’ultima wathsapp porno che ci ha mandato l’amica di burraco. Neanche chi lo fa crede che per il 67 per cento ci serve a leggere le notizie, figurati: le notizie. Secondo un sondaggio, il 63 per cento utilizzerebbe le app per cercare l’anima gemella, conferma definitiva di come stiamo rovinati.

 I NUOVI SCHIAVI Chissà cosa dobbiamo allora pensare, noi italiani, di un tale Jaron Lanier, informatico, giornalista e saggista americano. Il quale in un libro ci enumera le dieci ragioni per le quali dobbiamo cancellarci dai social network, insomma Facebook e compagni, cui accediamo soprattutto coi cellulari. Perché ci starebbero facendo del male. Allarme non nuovo, e ancòra una volta da parte di chi ci lavora per svilupparli. Un pentito. Social che ci starebbero togliendo la libertà di scelta, succubi come siamo dei <mi piace>. Una Fregatura-company che ci starebbe trasformando (dice proprio così) in una <manica di stronzi>, condannati all’infelicità. Se non a essere schiavizzati con pubblicità tanto personalizzate da concludere che non facciano altro che spiarci: tipo quelli che ti mandano tutto sul modello di auto al quale hai lanciato uno sguardo in strada, ma solo perché ti stava investendo non perché ci stavi amoreggiando.

 Più cellulari ci sono al mondo, più il <Grande Fratello> sa tutto di noi. E più sa tutto di noi, più può fare di noi quello che vuole. Un cellulare acceso è il primo infame a nostro danno. Ci geo-localizza, come si dice, eri là e poi sei andato là. Dovremmo usarli solo per telefonare, ma sarebbe come chiederci di comprarci la Rolls Royce e tenerla in garage. Gli italiani, poi: avere l’ultimo modello di smartphone è come avere più potere. Meglio (secondo un vecchio esplicito detto siciliano) che fottere. Pardon.