E d’improvviso i terroni non furono più terroni

Venerdì 6 luglio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 Dunque, se i meridionali non vengono più chiamati <terroni>, abbiamo fatto l’unità d’Italia. Finalmente, dopo 157 anni. E’ la convinzione di quanti dal Sud, Puglia compresa, sono andati domenica scorsa al raduno della Lega (ex Nord) a Pontida. Quel pratone verde dove fino all’anno scorso i meridionali erano solo <merdacce>. E dove Salvini lanciò la mitica canzoncina <Senti che puzza/ fuggono anche i cani/ sono arrivati/ i napoletani>. Ora gli ex terroni hanno preso atto delle scuse, e tanto gli basta. E un povero residuato bellico viene considerato il Bossi, che per la prima volta neanche ci è andato, visto che rischiava i pomodori. Bossi secondo il quale quella arrivata dal Sud <è tanta gente che vuole solo essere mantenuta>. Per la serie: non vi illudete troppo.

 I meridionali ex terroni hanno colà portato pane di Altamura come pegno gastronomico della riconciliazione. Lì dove si metteva nella sacra bolla l’acqua del dio Po manco fosse la manna di san Nicola. E gli ex terroni sono convinti che la Lega (ex Nord) ora sarà capace di pensare a tutta l’Italia, altro che razzismo. Nessuno lo può escludere, dovendosi però capire come. E dovendosi partire da quelle nove-righe-nove dedicate al Sud nel contratto di governo con i Cinque Stelle.

 Ma Salvini, anzi il Capitano, viene considerato al di sopra di tutto questo. E’ colui che, a loro dire, ha ridato speranza. Magari non in un futuro di <magnifiche sorti e progressive>, ma perlomeno senza immigrati e rom fra i piedi. E chissà, senza questa Europa che sta sempre a dirci cosa dobbiamo fare. Un gigante politico, si deve riconoscere, fra tanti nani. Alla testa di un partito organizzato come una legione romana. E capace non solo di crescere raddoppiando nei sondaggi rispetto al 4 marzo scorso. Ma di togliere da destra tutto lo spazio che Berlusconi non avrebbe mai lasciato nemmeno ai suoi figli. Rimanendo però senza risposta la domanda su che fine abbiano fatto i moderati del centro. O se anche i centristi non si siano tutti, come dire, radicalizzati.

 Lo vedremo vivendo. Ma quanto al Sud, è il caso di ricordare precauzionalmente a tutti gli ex terroni che razza di macelleria sociale ed economica siano stati per loro vent’anni di Lega Nord al governo. Non per piangere sul passato, ma perché la storia non si ripeta. Hanno significato il ritorno di una emigrazione che non si ricordava più dalle valigie di cartone. Hanno significato una famiglia su tre un cui figlio se ne è andato in cerca di lavoro. Quei vent’anni hanno significato un federalismo fiscale che al Sud ha fatto solo aumentare le tasse locali, altro che governarsi da soli. E gli ha dato un livello di servizi pubblici ovunque più basso del minimo essenziale per una vita decente. Quei vent’anni hanno significato un criterio di attribuzione dei fondi per la sanità per i quali un vecchio del Sud vale meno di un vecchio del Nord. Fino al punto che la vita media è scesa di quattro anni in un Sud in cui era sempre stata più alta grazie all’ambiente e all’olio d’oliva.

 Ma gli ex terroni dovrebbero ricordare a capitan Salvini anche altro, ammesso che egli non lo sappia. Dovrebbero ricordargli che per ogni cittadino meridionale la spesa pubblica annuale è di 4 mila euro inferiore a quella per ogni cittadino centrosettentrionale. Altro che <vivono alle nostre spalle>. E dovrebbero ricordargli che per il Sud non è stata mai spesa una percentuale almeno pari a quel 34 per cento della sua popolazione. Che per il Sud i fondi europei non si sono mai aggiunti a quelli nazionali, sicché chissà se il Sud avrebbe ancòra una scuola o un ospedale se quei vituperati fondi non ci fossero stati. E dovrebbero ricordargli che un bambino meridionale è un pezzo di cuore al pari degli altri, e non è giusto che non abbia lo stesso numero di asili pubblici di quelli più fortunati. Gli ex terroni dovrebbero ricordare al loro capitano l’impari spesa (ancòra) per le università del Sud. E quanto il resto d’Italia dovrebbe imparare le tecniche di sopravvivenza dal Sud, visto che (esempio) l’università di Bari è sesta per valore nel Paese addirittura davanti a Milano e Torino.

 Lo stesso capitan Salvini, da Cristiano Ronaldo della politica nazionale qual è ritenuto, dovrebbe capire per conto suo cosa significhi dare il reddito di cittadinanza al Sud che non ce la fa. Il pane del Sud è il lavoro che non c’è, e come con la regina Antonietta gli danno brioche. Il Sud capace di una Resistenza, anzi di una Re-Esistenza (ma oggi si dice Resilienza) per cui l’anno scorso è cresciuto più del Nord. E questo nonostante la cura di cavallo di vent’anni per piegargli le ginocchia.

 Avendone acquisito una certa confidenza, ed essendo ormai di casa a Pontida, gli ex terroni le pretendano queste cose da Salvini. Altrimenti, nemmeno una novità nella storia, sarebbero solo saliti sul carro del vincitore. Anzi sul carroccio.   Dunque, se i meridionali non vengono più chiamati <terroni>, abbiamo fatto l’unità d’Italia. Finalmente, dopo 157 anni. E’ la convinzione di quanti dal Sud, Puglia compresa, sono andati domenica scorsa al raduno della Lega (ex Nord) a Pontida. Quel pratone verde dove fino all’anno scorso i meridionali erano solo <merdacce>. E dove Salvini lanciò la mitica canzoncina <Senti che puzza/ fuggono anche i cani/ sono arrivati/ i napoletani>. Ora gli ex terroni hanno preso atto delle scuse, e tanto gli basta. E un povero residuato bellico viene considerato il Bossi, che per la prima volta neanche ci è andato, visto che rischiava i pomodori. Bossi secondo il quale quella arrivata dal Sud <è tanta gente che vuole solo essere mantenuta>. Per la serie: non vi illudete troppo.

 I meridionali ex terroni hanno colà portato pane di Altamura come pegno gastronomico della riconciliazione. Lì dove si metteva nella sacra bolla l’acqua del dio Po manco fosse la manna di san Nicola. E gli ex terroni sono convinti che la Lega (ex Nord) ora sarà capace di pensare a tutta l’Italia, altro che razzismo. Nessuno lo può escludere, dovendosi però capire come. E dovendosi partire da quelle nove-righe-nove dedicate al Sud nel contratto di governo con i Cinque Stelle.

 Ma Salvini, anzi il Capitano, viene considerato al di sopra di tutto questo. E’ colui che, a loro dire, ha ridato speranza. Magari non in un futuro di <magnifiche sorti e progressive>, ma perlomeno senza immigrati e rom fra i piedi. E chissà, senza questa Europa che sta sempre a dirci cosa dobbiamo fare. Un gigante politico, si deve riconoscere, fra tanti nani. Alla testa di un partito organizzato come una legione romana. E capace non solo di crescere raddoppiando nei sondaggi rispetto al 4 marzo scorso. Ma di togliere da destra tutto lo spazio che Berlusconi non avrebbe mai lasciato nemmeno ai suoi figli. Rimanendo però senza risposta la domanda su che fine abbiano fatto i moderati del centro. O se anche i centristi non si siano tutti, come dire, radicalizzati.

 Lo vedremo vivendo. Ma quanto al Sud, è il caso di ricordare precauzionalmente a tutti gli ex terroni che razza di macelleria sociale ed economica siano stati per loro vent’anni di Lega Nord al governo. Non per piangere sul passato, ma perché la storia non si ripeta. Hanno significato il ritorno di una emigrazione che non si ricordava più dalle valigie di cartone. Hanno significato una famiglia su tre un cui figlio se ne è andato in cerca di lavoro. Quei vent’anni hanno significato un federalismo fiscale che al Sud ha fatto solo aumentare le tasse locali, altro che governarsi da soli. E gli ha dato un livello di servizi pubblici ovunque più basso del minimo essenziale per una vita decente. Quei vent’anni hanno significato un criterio di attribuzione dei fondi per la sanità per i quali un vecchio del Sud vale meno di un vecchio del Nord. Fino al punto che la vita media è scesa di quattro anni in un Sud in cui era sempre stata più alta grazie all’ambiente e all’olio d’oliva.

 Ma gli ex terroni dovrebbero ricordare a capitan Salvini anche altro, ammesso che egli non lo sappia. Dovrebbero ricordargli che per ogni cittadino meridionale la spesa pubblica annuale è di 4 mila euro inferiore a quella per ogni cittadino centrosettentrionale. Altro che <vivono alle nostre spalle>. E dovrebbero ricordargli che per il Sud non è stata mai spesa una percentuale almeno pari a quel 34 per cento della sua popolazione. Che per il Sud i fondi europei non si sono mai aggiunti a quelli nazionali, sicché chissà se il Sud avrebbe ancòra una scuola o un ospedale se quei vituperati fondi non ci fossero stati. E dovrebbero ricordargli che un bambino meridionale è un pezzo di cuore al pari degli altri, e non è giusto che non abbia lo stesso numero di asili pubblici di quelli più fortunati. Gli ex terroni dovrebbero ricordare al loro capitano l’impari spesa (ancòra) per le università del Sud. E quanto il resto d’Italia dovrebbe imparare le tecniche di sopravvivenza dal Sud, visto che (esempio) l’università di Bari è sesta per valore nel Paese addirittura davanti a Milano e Torino.

 Lo stesso capitan Salvini, da Cristiano Ronaldo della politica nazionale qual è ritenuto, dovrebbe capire per conto suo cosa significhi dare il reddito di cittadinanza al Sud che non ce la fa. Il pane del Sud è il lavoro che non c’è, e come con la regina Antonietta gli danno brioche. Il Sud capace di una Resistenza, anzi di una Re-Esistenza (ma oggi si dice Resilienza) per cui l’anno scorso è cresciuto più del Nord. E questo nonostante la cura di cavallo di vent’anni per piegargli le ginocchia.

 Avendone acquisito una certa confidenza, ed essendo ormai di casa a Pontida, gli ex terroni le pretendano queste cose da Salvini. Altrimenti, nemmeno una novità nella storia, sarebbero solo saliti sul carro del vincitore. Anzi sul carroccio.   Dunque, se i meridionali non vengono più chiamati <terroni>, abbiamo fatto l’unità d’Italia. Finalmente, dopo 157 anni. E’ la convinzione di quanti dal Sud, Puglia compresa, sono andati domenica scorsa al raduno della Lega (ex Nord) a Pontida. Quel pratone verde dove fino all’anno scorso i meridionali erano solo <merdacce>. E dove Salvini lanciò la mitica canzoncina <Senti che puzza/ fuggono anche i cani/ sono arrivati/ i napoletani>. Ora gli ex terroni hanno preso atto delle scuse, e tanto gli basta. E un povero residuato bellico viene considerato il Bossi, che per la prima volta neanche ci è andato, visto che rischiava i pomodori. Bossi secondo il quale quella arrivata dal Sud <è tanta gente che vuole solo essere mantenuta>. Per la serie: non vi illudete troppo.

 I meridionali ex terroni hanno colà portato pane di Altamura come pegno gastronomico della riconciliazione. Lì dove si metteva nella sacra bolla l’acqua del dio Po manco fosse la manna di san Nicola. E gli ex terroni sono convinti che la Lega (ex Nord) ora sarà capace di pensare a tutta l’Italia, altro che razzismo. Nessuno lo può escludere, dovendosi però capire come. E dovendosi partire da quelle nove-righe-nove dedicate al Sud nel contratto di governo con i Cinque Stelle.

 Ma Salvini, anzi il Capitano, viene considerato al di sopra di tutto questo. E’ colui che, a loro dire, ha ridato speranza. Magari non in un futuro di <magnifiche sorti e progressive>, ma perlomeno senza immigrati e rom fra i piedi. E chissà, senza questa Europa che sta sempre a dirci cosa dobbiamo fare. Un gigante politico, si deve riconoscere, fra tanti nani. Alla testa di un partito organizzato come una legione romana. E capace non solo di crescere raddoppiando nei sondaggi rispetto al 4 marzo scorso. Ma di togliere da destra tutto lo spazio che Berlusconi non avrebbe mai lasciato nemmeno ai suoi figli. Rimanendo però senza risposta la domanda su che fine abbiano fatto i moderati del centro. O se anche i centristi non si siano tutti, come dire, radicalizzati.

 Lo vedremo vivendo. Ma quanto al Sud, è il caso di ricordare precauzionalmente a tutti gli ex terroni che razza di macelleria sociale ed economica siano stati per loro vent’anni di Lega Nord al governo. Non per piangere sul passato, ma perché la storia non si ripeta. Hanno significato il ritorno di una emigrazione che non si ricordava più dalle valigie di cartone. Hanno significato una famiglia su tre un cui figlio se ne è andato in cerca di lavoro. Quei vent’anni hanno significato un federalismo fiscale che al Sud ha fatto solo aumentare le tasse locali, altro che governarsi da soli. E gli ha dato un livello di servizi pubblici ovunque più basso del minimo essenziale per una vita decente. Quei vent’anni hanno significato un criterio di attribuzione dei fondi per la sanità per i quali un vecchio del Sud vale meno di un vecchio del Nord. Fino al punto che la vita media è scesa di quattro anni in un Sud in cui era sempre stata più alta grazie all’ambiente e all’olio d’oliva.

 Ma gli ex terroni dovrebbero ricordare a capitan Salvini anche altro, ammesso che egli non lo sappia. Dovrebbero ricordargli che per ogni cittadino meridionale la spesa pubblica annuale è di 4 mila euro inferiore a quella per ogni cittadino centrosettentrionale. Altro che <vivono alle nostre spalle>. E dovrebbero ricordargli che per il Sud non è stata mai spesa una percentuale almeno pari a quel 34 per cento della sua popolazione. Che per il Sud i fondi europei non si sono mai aggiunti a quelli nazionali, sicché chissà se il Sud avrebbe ancòra una scuola o un ospedale se quei vituperati fondi non ci fossero stati. E dovrebbero ricordargli che un bambino meridionale è un pezzo di cuore al pari degli altri, e non è giusto che non abbia lo stesso numero di asili pubblici di quelli più fortunati. Gli ex terroni dovrebbero ricordare al loro capitano l’impari spesa (ancòra) per le università del Sud. E quanto il resto d’Italia dovrebbe imparare le tecniche di sopravvivenza dal Sud, visto che (esempio) l’università di Bari è sesta per valore nel Paese addirittura davanti a Milano e Torino.

 Lo stesso capitan Salvini, da Cristiano Ronaldo della politica nazionale qual è ritenuto, dovrebbe capire per conto suo cosa significhi dare il reddito di cittadinanza al Sud che non ce la fa. Il pane del Sud è il lavoro che non c’è, e come con la regina Antonietta gli danno brioche. Il Sud capace di una Resistenza, anzi di una Re-Esistenza (ma oggi si dice Resilienza) per cui l’anno scorso è cresciuto più del Nord. E questo nonostante la cura di cavallo di vent’anni per piegargli le ginocchia.

 Avendone acquisito una certa confidenza, ed essendo ormai di casa a Pontida, gli ex terroni le pretendano queste cose da Salvini. Altrimenti, nemmeno una novità nella storia, sarebbero solo saliti sul carro del vincitore. Anzi sul carroccio.