Quell’ Uomo Nero sui nostri figli

Sabato 7 luglio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Caramelle da uno sconosciuto. Ricordiamo il (brutto) film del 1987 nel quale metaforicamente si raccomandava di non accettarle, appunto, dal primo che ce le offrisse perché pericoloso. Essendo lì, l’adescatore, un maniaco che ammazzava a rasoiate le prostitute di Roma. Tranne il titolo rimasto nella memoria, non ci saremmo mai ricordati di quell’opera prima del regista Franco Ferrini, senza un incontro casuale in un supermercato. Laddove, tra una coda e l’altra alle casse (più lente della Spagna ai Mondiali di calcio), un signore riceve una telefonata dalla figlia di cinque anni. Cinque anni. E poi la racconta stranito.

 PERICOLO CELLULARI Papà, visto che stai là, mi porti cinque caramelle, cinque cioccolate e cinque lecca lecca? Nulla di sospetto a quell’età, tranne che la quantità precisa. A cosa ti servono, c’è una festa? Risolino divertito, no, devo partecipare a un gioco sul cellulare. Il gioco è una sfida. Controllandosi via skype, i suoi amici le dovevano dire di mangiare una caramella e una cioccolata, e lei lo doveva fare. Lei poi doveva alzare la posta con loro, dire ai suoi amici di mangiarne due a testa. E così via. Gioco di gruppo in cui ciascuno è succube del gruppo. Anzi sarebbe migliore, insomma vincerebbe, chi riuscisse ad andare sempre più in là. Chessò, dieci caramelle, dieci cioccolate, dieci lecca lecca. Non essendo immaginabile nessuna preoccupazione, a quell’età, per un colesterolo. Forse per il pericoloso diabete infantile, ma tant’è.

 Il gioco si chiama <Challenge>, cioè sfida. Col quale uno sconosciuto ti può portare dove vuole vista la capacità di attrazione del Web. E se domani, invece che caramelle, fosse altro? Esempio, capsule di detersivo liquido, ultima tappa del <Challenge>. Che solo quest’anno ha intossicato più di un centinaio di ragazzi negli Stati Uniti. Nonostante gli avvertimenti di Amazon, YouTube, della stessa Procter&Gamble che le produce. Capsule che possono provocare convulsioni, edema polmonare, arresto respiratorio, coma e persino morte. Ma i ragazzi continuano a farne scorpacciate. Perché la si sfida, la morte (chissà se sapendo quant’è brutta) per conquistare l’ammirazione non solo di chi ti spinge, ma di tutti gli altri partecipanti. Conquistare tanti <like>, mi piace, e diventare un mito di schiuma blu.

 Ora che è estate, la sfida riguarda la linea. Con orrore di ragazzine e giovani adulte che si vedono <grasse>. Magro è bello. Non una novità, essendo l’estate un tempo di superlavoro per estetiste e dintorni. La novità è che l’ispiratore, il guru, la mente occulta è in Internet. E sui social tipo Facebook fiocca la cattiveria degli insulti, il sarcasmo, la violenza abituale, l’odio di un mondo impietoso che gioca a distruggere vite. E che dilata tutto, arriva ovunque, non si cancella mai. Una persecuzione che è l’altra faccia del bullismo a scuola verso i più deboli. Con le vittime disposte a tutto pur di evitare la gogna. Disposte a finire nell’anoressia peraltro apertamente istigata pur di uscire dalla persecuzione della ciccia.

 CAPPUCCETTO ROSSO E’ ampiamente avvenuto. Fino alle prove: hai uno spazio fra le cosce? O entrambe le ginocchia non più ampie di un telefonino. O (addirittura) toccarsi l’ombelico ruotando la mano intorno alla vita. Corpi che devono essere magri e perfetti come i modelli lanciati dai padroni del Web, i cosiddetti <influencer>, personaggi diventati famosi a botte di <mi piace> e di <follower>, seguaci a milioni. E a loro volta forse manovrati da chi li paga per indurti a fare ciò che dicono, non fosse altro che per interesse commerciale. E sfide che possono arrivare ad <Horror-game> come il <Gioco del soffocamento indotto>, soffocarsi da soli o in compagnia con corde, sciarpe, catene. Essendo disposti, per vincere, di arrivare all’estremo. Almeno chi riesce a fermarsi in tempo. O l’autolesionismo di infliggersi ferite, tristemente noto come <Blue Whale>, la Balena Blu che i cultori si tatuano addosso. E che ha portato a suicidi ancorché non provati. Ciò che aggrava la questione, il problema essendo chi lavora nell’ombra.

 In quel grande buco nero che è Internet, in quell’inesauribile mondo parallelo che può inghiottire i nostri figli, circolano troppi spacciatori di caramelle. Gente malata e distorta che ha bisogno delle fragilità dell’adolescenza. Da sette sataniche, ad attentatori sessuali, a manipolatori mentali di cui ci si accorge sempre troppo tardi. Non è facile riconoscerne i segnali sui ragazzi che ne sono vittime ritenendosene invece eroi battezzati sul campo.

 Cappuccetto Rosso attraversa il bosco e incontra il lupo cattivo. La favola di Charles Perrault e dei fratelli Grimm è la metafora di un viaggio di iniziazione alla vita che porta fuori dall’infanzia (il bosco) e permette di crescere e distinguere il bene dal male. Ma ci vorrebbe sempre una nonna che la sa più lunga del lupo.