Non basta all’Italia il veccio contadino

Venerdì 13 luglio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Come funziona il telecomando di un’auto? La maggior parte di noi pensa di saperlo, ma la maggior parte di noi non lo sa. Gli esperti la chiamano <illusione della conoscenza>. Viviamo però un momento in cui un esperto è più antipatico di un Briatore. Ciò che conta è la nostra convinzione, specie se collettiva. E ogni tentativo di correggere una credenza comune è più disperato del salvataggio dei piccoli calciatori in Tailandia. Anzi rafforza la tesi scorretta. Perché ci infastidiscono tanto i fatti quanto passare per stupidi. Che c’entrano i fatti? Non puoi stare mica a discutere di tutto. E’ il trionfo della percezione sulla realtà.

 Siamo per esempio convinti che ci sia un aumento della criminalità, mentre tutti i dati lo smentiscono. Crollati gli omicidi rispetto a vent’anni fa, da 2.391 a 348 l’anno. Sette volte meno. Così come furti e rapine. Ma se leggi dell’ultimo scippo con una donna trascinata a terra e ferita, mandi a quel paese i dati. Così come se leggi di una casa violata e violentata come in uno stupro.

 Stessa cosa gli immigrati, si continua a parlare di invasione quando gli arrivi sono anch’essi scesi a numeri tutt’altro che apocalittici. Vedi però la foto col barcone di africani. Continui a vederli ciondolare in strada sempre col telefonino all’orecchio e una birra in mano. E sale una paura che è figlia dei biblici tempi italiani per accordargli o no un permesso di soggiorno, non del telefonino o della birra. Così si abbruttiscono anche loro di inedia e frustrazione, un circolo vizioso. Ma anche se passi per la stazione di Bari o di una qualsiasi nostra città, non ti senti esattamente tranquillo vedendo la inquietante umanità che occupa panchine e aiuole. E se c’è un campo rom sotto casa, si può sfidare anche il più tollerante e umanitario a dire che ne pensa.

 In questi giorni è stata richiamata una lettera in cui Gramsci ammonisce che bisogna sintonizzarsi sullo stato d’animo delle persone. Anche sulle loro paure. Non bisogna giudicare, aggiunge il pensatore comunista. Anche quando è fobia ingiustificata, va rispettata e presa sul serio. Esattamente lo sforzo che la sinistra non ha fatto in Italia. Quella sinistra intellettual-chic che si crede la meglio del mondo. E che un lavoratore non lo ha mai sfiorato neanche per sbaglio, si fosse per caso contaminata. Né un cittadino a disagio.

 Ora, il 4 marzo ha votato il 73 per cento degli italiani. Di quel 73 per cento, il 48 per cento ha scelto i partiti dell’attuale coalizione (anzi contratto) di governo. Significa (se la matematica non è solo percepita) che il governo rappresenta non più del 35 per cento del Paese. Non uno scandalo con l’astensione così alta, e da noi peggio in altre occasioni. E chi non si ritrova in questa maggioranza, tutto il diritto ha tranne che di strillare contro i <barbari>. Che nel caso non sono Di Maio e Salvini. Ma sono gli italiani che li hanno voluti, piaccia o no. E che essi rappresentano. Gli <estremisti>.

 Se ascoltassero Gramsci, i sinistri intellettual-chic dovrebbero interrogarsi sulla loro capacità di ascolto (oltre che di tatto) più che allibire sul dove siamo andati a finire. Benché gli ultimi governi abbiano portato una crescita economica che non meritava di essere disconosciuta così. Certo, ci sono stati i professionisti della paura a fomentare paure. E certo, non è aria per i ragionamenti di fronte alle emozioni. C’è la fogna delle parole di odio. E in Internet sguazzano troppi dementi. Ma se andiamo a caccia dei veri <estremisti>, non possiamo prendercela con Di Maio e Salvini (più Salvini, a essere giusti). Che hanno ascoltato (seminato?) e raccolto.

 La battaglia contro il populismo, della testa contro la pancia è stata persa con 16 milioni, 426 mila, 724 italiani. Sono quelli che hanno voluto chi come loro pensa (o ha pensato) ad uscire dall’Europa. Ad abbandonare l’euro. A lasciare in mare i profughi. A non far vaccinare i bambini. A battere i pugni sul tavolo a Bruxelles. A sparare sui ladri che varcano la propria porta. E se l’hanno fatto non è perché non sopportassero Renzi, il quale continua a fare di tutto per essere insopportabile. Salvini dice che durerà trent’anni, magari non lui ma il salvinismo. Mentre il mondo va nella stessa direzione, da Trump in giù. E così sta avvenendo una rivoluzione solo all’esordio e senza sguardi indietro. Sta scomparendo una Italia e ne sta nascendo una nuova (migliore o peggiore) che somiglia alla vecchia quanto una Ferrari può somigliare a una Topolino.

 Chi non volesse ripetere l’errore dovrebbe posare l’orecchio a terra per ascoltare i passi anche tempestosi. Il vecchio grande Camilleri ha raccontato in questi giorni di un contadino cieco al quale chiesero come vedesse il futuro. <Cu tutto che sugno orbo, la viu nivora> (con tutto che sono cieco, la vedo nera), rispose. Il fatto è che, più che affidarsi al contadino, bisognerebbe rispolverare Gramsci.