Colpevole di avere lavorato tutta la vita

Venerdì 20 luglio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Cari ragazzi, lo sappiamo tutti quanto siete sfruttati nei villaggi turistici. Dove nella stessa giornata si passa da facchini a camerieri ad animatori. Quindi si possono capire i vostri rifiuti alle proposte arrivate a Porta Futuro a Bari. Anche se non sono convincenti le risposte: <ma è troppo lontano>, <e come mi sposto?>, <la mia fidanzata ci resterebbe male>  (lasciatela sùbito). E alla larga il moralismo senile di chi ricorda che sempre, a quella età, un po’ sfruttati si è stati. Quelli passati per il 1968 andavano all’alba a scaricare ai magazzini generali. Altri in campagna a togliere l’acinino dall’uva. Erano percorsi di formazione: più alla vita che al lavoro.

 Ma allora, cosa ha sempre fatto lo Stato? Invece di costringere i villaggi a non schiavizzare, si è messo ogni volta a inventarsi tamponi di lavoro, non soluzioni. Tipo corsi di formazione che servono più a pagare i formatori che a formare i formandi. Tipo tirocini anche utili se non restano tirocini e mai occupazione. Tipo gli 800 euro ai 18enni perché li spendessero in cultura: benedetta, la cultura, anche se troppi si sono venduti i buoni. All’italiana. E tipo tamponi, eccolo qui, come il reddito di cittadinanza.

 Si può rischiare il linciaggio esprimendo perplessità su questo cavallo di battaglia dei Cinque Stelle. Per carità, promessa benedetta per i tanti poveri, soprattutto al Sud. Ma con tutti dubbi sui mezzi a disposizione. E con una premessa non tranquillizzante. Quella della preventiva riforma dei Centri per l’impiego, altrimenti chi seleziona? Riforma dai tempi ipotetici come ogni italica riforma. E che probabilmente creerà lavoro soprattutto nei Centri che dovrebbero darlo agli altri. Mentre chi volesse beneficiare dell’assegno di sostentamento non dovrebbe rifiutare proposte di qualsiasi eventuale lavoro gli facciano.

 Ma quale lavoro, scusate? E se ci fosse stato, questo lavoro, era necessario il reddito di cittadinanza con complicanze annesse? Ciò che rischia quindi di restare solo assistenza, soprattutto per un Sud conscio del pregiudizio insito nella parola, ecco i soliti meridionali. Insomma, il timore è che al Sud che chiede lavoro si dia un surrogato: non un’aranciata, ma una bevanda al gusto di arancia. Che, una volta finiti i soldi, lascerà tutto come prima. Anzi peggio, dovendosi sommare delusione e rabbia.

 Mai il lavoro si è potuto creare per decreto o per opera dello spirito santo. Si crea se l’economia funziona. E l’economia funziona (anche) quanto meno si evadono le tasse e quanto meno c’è corruzione. E quanto più non si dà la sensazione a chi produce, o si dà da fare, di essere il cane magro che prende sempre mazzate. Uno che chissà dove avrà rubato quanto ha. Soprattutto in un tempo dell’uno-vale-uno che è l’iniezione letale per chiunque voglia migliorare se stesso e il suo Paese.

 Il direttore De Tomaso ne ha scritto giorni fa (<Povera Italia, combatte la ricchezza non la povertà>). Si riferiva anche al progetto di tagliare le cosiddette pensioni d’oro sulla parte non coperta da contributi. Pensioni che sono d’oro a 4 mila euro al mese, pensa tu. Anche se uno ha lavorato una vita per conquistarsela. Peggio per lui. Togliere al presunto ricco non in quanto ladro (si spera), ma per dare al più povero. Che può essere più povero perché sempre stato precario, e tutta la solidarietà. Ma può esserlo perché non ha studiato, o se ne è infischiato, o perché mediocre che non vale neanche uno come altri, o non ha avuto possibilità (le quali, come è noto, non crescono come l’Albero degli zecchini di Pinocchio). O passa per povero perché, non avendo da autonomo mai pagato contributi previdenziali né tasse, è inesistente per l’Inps anche se ha ammonticchiato ville. Il cosiddetto ricco dovrà dare del suo anche all’infermiere che va a fargli terapia a casa, che non ha mai rilasciato fattura e risulterà dal reddito zero.

 E’ l’effetto-Casta. Che in Italia ha fatto tanti danni con i suoi veri privilegi. Ma che ora rischia far passare da privilegiati anche i 4 mila euro mensili. Effetto-Casta che ha cancellato una stagione della politica, tutti uguali (e ladri) perché tutti antipatici. Ed effetto che ha parificato nel disprezzo sia chi è arrivato ai mitici 4 mila euro da lavoratore dipendente, sia chi ci è arrivato (e molto oltre) da presunto supermanager collezionista di presidenze milionarie e clientelari. Con l’aggravante che chi sarà falciato con l’accusa di essere ricco, si difenderà consumando di meno. E meno consumo significa meno produzione, e meno produzione significa meno lavoro. Rieccolo.

 Ecco perché, dai giovani lasciati soli davanti allo sfruttamento, ai poveri beneficiati da un assegno per campare, alla ghigliottina giustiziera sulle pensioni comunque, l’aria è unica. Non lavoro, ma opere di bene. E chi ha sempre lavorato di suo, peggio per lui. Magari combattere evasione e corruzione? Fa perdere voti.