Sul Sud il rischio della mela di Adamo

Venerdì 3 agosto 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Che gelida manina. Ma c’è un’altra manina ben più rovente di quella di Mimì della <Boheme>. E’ la manina che, chissà se nottetempo, è andata ad aggiungere qualcosa al progetto di autonomia della regione Veneto. La ha aggiunta ai cosiddetti fabbisogni standard. Indicano quanto ottenere dallo Stato per ogni proprio abitante, quale il suo fabbisogno per vivere bene. Anche se, per esempio, in sanità già ora lo Stato dà più ad ogni paziente veneto che a uno pugliese. Oddio, perché? Perché in Veneto (e nel Centro Nord) ci sarebbero più anziani. Poco conta che siano più ricchi di quelli pugliesi, per cui un anziano più ricco ha più di un anziano più povero per curarsi. Per questo molti anziani del Sud non si curano più. E la vita media al Sud è scesa di quattro anni rispetto al Centro Nord. Ci si cura meno, si muore prima.

 A questa ingiustizia, ora se ne vogliono aggiungere altre ventidue. Sono tutte le materie sulle quali appunto il Veneto vuole più autonomia da parte dello Stato. Fare da sé. Diciamo sùbito: previsto dalla Costituzione. Ma il problema è la manina. La quale ha aggiunto che i fabbisogni standard devono tener conto non solo del bisogno in sé. Ma <del gettito dei tributi maturati nel territorio regionale>. Con la garanzia che i fondi ottenuti dallo Stato crescano nel tempo con <le stesse dinamiche positive del Pil della Regione>.

 Altro esempio: se uno scolaro veneto costa allo Stato, diciamo, 50 all’anno, lo Stato deve dare 10 in più perché il Veneto è più ricco. Con questo ragionamento: paghiamo più tasse degli altri, è giusto che ce ne tratteniamo un po’ invece di darle tutte allo Stato. Un premio alla ricchezza non al bisogno, e chi se ne infischia di tutti gli altri scolari d’Italia. Creando cittadini di serie A e di serie B nel Paese formalmente unito. Con un retro-pensiero neanche tanto retro: se continuiamo a dare i nostri soldi allo Stato, lo Stato poi li dà al Sud. Tra Veneto, Lombardia ed Emilia, sarebbero 50 miliardi l’anno <che scendono>.

 In un Campionato mondiale di egoismo, sarebbe un trionfo. Ma un veneto che ragiona così non è più autonomo dall’Italia, è un altro Stato. Invece il Veneto vuole ragionare così e restare in Italia. Alla faccia di ogni principio di solidarietà nazionale. Ignorando che paga giustamente più tasse perché più ricco. E più ricco non solo per suo merito, ma anche perché beneficia di tutto ciò che stare in Italia gli dà. E ignorando che, se 50 loro miliardi scendono al Sud, meglio per loro non fare il conto di quanti ne risalgono. Di loro prodotti acquistati al Sud. Di loro aziende che operano al Sud ma pagano parte delle tasse al Nord. Delle fondazioni bancarie, che prendono i profitti fatti dalle banche settentrionali al Sud e li spendono al Nord. Di studenti meridionali che vanno a pagare le università del Nord. Tanto da concludere che il Sud assiste il Nord, non il contrario. Conto fatto da Banca d’Italia e Unicredit, non da terroni fuori di testa.

 Ora però cosa avviene? Avviene che tredici regioni su quindici vogliono l’autonomia come Veneto, Lombardia ed Emilia. Il problema è che non si sono accorte della manina. E soprattutto il Sud non si è accorto che più chiede anch’esso autonomia, più dà un alibi alle tre di tenersi indebitamente i loro soldi facendo finta di niente su quanti gliene tornano. Un affarone alla Ronaldo. Ma con la morte anzitutto del Sud, per ogni cittadino del quale è noto che già ora lo Stato spende 4 mila euro in meno l’anno. Con i 50 miliardi che mancassero, lo Stato non avrebbe un becco per fornire i già insufficienti servizi pubblici non solo al Sud ma a tutto il resto d’Italia. Hai voglia i vecchi a morire, anzi prima si decidono, meglio è.

 Né manca il folklore. Fra le 23 materie di possibile autonomia, può succedere di tutto. La scuola, rieccola. Se una regione decide di far studiare i dialetti locali e un’altra di ridurre questa rottura di scatole della matematica, decidete voi quale italiano medio ne esce. Non parliamo dello choc di trasferirsi da una regione all’altra. E se serve una nuova autostrada dalla Lombardia alla Basilicata, ogni regione dalla quale passerà deciderà di farsela di capa sua. Scherzi a parte.

 Il presidente Emiliano non baratterebbe questa autonomia neanche con l’eredità dello sceicco del Qatar. Scottato, dice, dall’Ilva, dal Tap, dalla xylella, dalle trivelle. Dove non avrebbe potuto dire la sua, e si sarebbe fatto tutto sulla testa dei pugliesi. Ora o mai più. Si può capire, però poi è apparsa la manina. Col rischio che, per stare meglio, si stia peggio. Autonomia più rischiosa delle mela di Adamo. Senza un iniziale fondo perequativo per il Sud, già svuotato dalla sua gente in fuga. Due milioni in 16 anni, ha certificato la Svimez. Come se fossero scomparse Napoli, Bari e Catania. E con 600 mila famiglie meridionali nelle quali nessuno ha lavoro. La ministra Lezzi non ha nulla da dire?