Piove mannaggia a questi colonnelli

Sabato 4 agosto 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Aveva ragione Enzo Biagi. Era ancòra l’era geologica del telefono fisso, e della voce invece dei messaggini o di WhatsApp. Quando non si aveva molto da dire, il grande giornalista suggeriva: parlate del tempo che fa. Qualche decennio dopo, il tempo è diventato un’ossessione peggio di quella di Salvini per tutto ciò che è nero. E i famosi colonnelli dei servizi meteo, più popolari di Ronaldo e più ricercati del sacro Graal. Come se la vita di tutti dipendesse più da loro che da un Di Maio che disfa lavoro e pensioni, roba meno importante di una pioggia all’improvviso. E meno importante dell’estate più calda del secolo, come puntualmente era già quella dell’anno scorso e sarà quella dell’anno prossimo. E’ come chiamare qualcuno <dottore>, non si nega a nessuno.

 OSSESSIONATI DAL METEO Non ne parliamo da quanto Internet sia diventata abituale come lavarsi (speriamo) i denti la mattina. Sul web la pagine in italiano con la parola chiave <meteo> sono 60 milioni. Roba da far scomparire la parola <sesso> finora prevalente (retrocessione chissà se indizio di qualcosa). L’opposto nel resto del mondo, dove <sex> naviga sui tre miliardi e il tempo solo sui 900 milioni di pagine. Insomma, un italiano su tre consulta il meteo anche quattro volte al giorno, la maggior parte la sera prima e appena svegliati come fino a poco fa si faceva con la preghiera. Chissà se il buon Dio si vendica a modo suo coi capricci del cielo. Ma anch’Egli, se non capisce dove i suoi figli vanno, se ne deve fare una ragione.

 Vanno per ansia di previsione. Per ossessione, appunto, del tempo. Col pericolo quotidiano che sembra arrivare più da una nuvola sospetta che dall’aumento delle tasse o dall’idraulico che non si trova. Meteo che ha sostituito l’oroscopo. Come se, per dire, essere del Leone con ascendente Acquario valga meno di un anticiclone delle Azzorre. Secondo il sociologo Ferrarotti, uno stato febbricitante di attaccamento, come per gli amori che vanno a male. E siccome, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni, ci ritroviamo incattiviti e disorientati tanto quanto per il senegalese sulla spiaggia (e col quale la signora mia prima spunta un prezzo da rapina, poi dice se ne vadano a casa loro).

 Senza calcolare una ulteriore complicazione, perché ci fregano sempre i dettagli. Il tempo, è vero, è uguale per tutti (tranne la nuvola di Fantozzi o il raggio di sole di <Miracolo a Milano> di De Sica). Ma ciascuno lo percepisce a modo suo. Nel senso che se ci sono 6 gradi, c’è chi percepisce meno sei e chi 10. E se ce ne sono 30, uno ne percepisce 40 e un altro 20. E non solo in base a umidità, vento, radiazioni solari, territorio. Ma in base a quanto ciascuno è più o meno freddoloso, o di quanto, come la metti e metti, suda anche al Polo Nord. Oggi però la percezione è generalizzata, diminuisce, chessò, il traffico, ma basta un clacson a farci ritenere che ci sia il caos. Surrogati di verità. E tutti sull’orlo di una crisi di nervi.

 PREVISIONE PERSONALIZZATA Il grande Wolfgang Goethe diceva che le menti eccelse sono le più esposte agli effetti nocivi dell’aria. Sarà. Oggi un Leonardo da Vinci darebbe di matto coi cosiddetti fenomeni sempre più estremi. Stai in giro felice ché all’improvviso ti centra una bomba d’acqua di fronte alla quale un gavettone giovanile da Lido Smeraldo era una carezza. E così la desertificazione, all’ultimo grande torneo mondiale di golf i campi verde della Scozia sembravano il Sahara. Compresa una variabilità del tempo peggio degli amori di Marylin Monroe. Ciò che drammatizza a livello di guerra civile il rapporto con quei nuovi divi della nostra vita quotidiana che sono appunto i colonnelli del meteo. Inflazionati, per la verità, visto che ogni Radio Pianerottolo ha il suo. Ma sempre più determinanti non solo per l’umore personale, quanto per l’economia nazionale. Con le località turistiche che vorrebbero sempre i danni per eventuali previsioni sbagliate, come se fossero una scienza esatta e come se il servizio meteo avesse avuto in comodato d’uso il cielo.

 Certo, non è che questi oracoli di Delfo 2.0 facciano molto per non portare fuori strada il comune mortale. Perché fra alte e basse pressioni, isobare, corpi nuvolosi, riscaldamenti termici, attività temporalesche, addensamenti, precipitazioni non solo non si capisce una mazza quasi ci volesse la laurea (quand’anche lo capissero loro). Ma soprattutto non si capisce cosa avverrà sopra casa mia, in pratica il colonnello personalizzato, quello da condominio. Ignorando chi ci avverte che, nonostante satelliti e algoritmi, l’atmosfera è un <sistema caotico> e nessuno potrà dirci con la mano sul fuoco se a fine settimana imprecheremo come carrettieri o saremo felici come Pasque. L’unica cosa certa è che, se piove, la colpa principale sarà sempre del colonnello. Anzi dell’immigrato, colpevole di tutto. Proprio in subordine del governo ladro.