Dacci oggi il nostro passato quotidiano

Venerdý 24 agosto 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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L’Italia col foglio di via. Le prime vittime del <cambiamento> sono stati gli ambulanti abusivi sulle spiagge. Multe e non fatevi rivedere, con la Puglia primatista nel fare piazza pulita. Ma il rientro dalle vacanze promette un Paese fra il vinile e il vintage, fra ritorno al passato e un futuro che non sarà più quello di una volta. Come una marcia indietro negli anni ’50, verso film in bianco e nero alla <Sciuscià> e <Ladri di biciclette>. Stavamo meglio quando stavamo peggio. Almeno se l’attuale governo passerà dal pensiero all’azione, dalla minaccia di spazzare il presente alla effettiva eliminazione. Frutto dell’unico vero inesauribile patrimonio nazionale: le parole in libertà. Non c’è stato giorno in cui non si sia alzato qualcuno annunciando la sua personale eliminazione di un qualcosa.

 Tanto per cominciare, via le conquiste civili. Anzitutto chi ha parlato di cancellare l’aborto, cui invece lo Stato dovrebbe dare solo regole lasciando alla coscienza dei cittadini di decidere come le pare. Nessuno ha detto finora di voler eliminare il divorzio, forse perché non si sa mai per nessuno. Ma via le unioni civili, col ripristino di <padre> e <madre> sui documenti al posto di <genitore 1> e <genitore 2> per i figli avuti in maternità surrogata. Via i vaccini obbligatori per gli asili, anzi <obbligo flessibile> che nessuno ha ancòra capito cosa significhi. E contemporaneamente crocifisso in tutte le scuole e uffici pubblici.

 Ancòra. Via, ovviamente, nuovi immigrati, fino al penoso estremo della nave <Diciottii> bloccata a Catania. Ma solo una illusione il via ai 600 mila clandestini che sarebbero da noi, come li acchiappi? Via alla legge contro il razzismo, visto che è solo una bravata sparare agli africani. Sì invece a una pistola in ogni casa per difendersi dai ladri. Via l’Ordine dei giornalisti e le sue garanzie professionali per i lettori e i telespettatori. Via la domenica gratis nei musei, visto che siamo già ultimi in Europa a frequentarli. E via anche le domeniche dello shopping. Via i prodotti omeopatici dalle farmacie. Via l’esercito dei militari professionisti e ritorno alla leva per tutti in modo che imparino la disciplina ma non sappiano cosa è un kalashnikov. Sì al riconoscimento facciale per i dipendenti statali (ma è durata solo lo spazio di un mattino), sostituito dalle impronte digitali.

 Ma questo sarebbe solo il nuovo promesso Paese dell’ordinaria vita quotidiana. Insomma il meno. Perché ci sono dei <via> più pesanti, quelli che meditano di <riscrivere la storia>. Come il via al Parlamento, considerato residuato bellico di fronte alle sorti magnifiche e progressive della democrazia diretta: vai in Rete e voti su tutto minuto per minuto. Via, di conseguenza, la Casta, i politici, la mediazione fra il popolo e il governo. Ancorché possa finire come per il concetto di tempo di Seneca, mentre elimini una Casta se ne forma automaticamente un’altra, quella che l’ha eliminata. Via, manco a dirlo, la Fornero sulle pensioni, la legge tanto più odiata quanto più resistente. E via il Jobs Act già sostituito col reddito di dignità, anche se sono stati rispolverati i voucher e non è stato riesumato l’articolo 18 sui licenziamenti. Embè?

 E poi. Via le pensioni d’oro, anche se molte non sono neanche a 16 carati. E via, sotto sotto, la ricchezza privata, ritenuta più insopportabile di una violenza sessuale. Una decrescita considerata più felice di una crescita sia pure anemica. Per ora in pausa di riflessione il via all’euro e all’Europa. Ma via, ovviamente, a Tav e Tap, a gasdotti&viadotti, a strutture&infrastrutture, a grandi opere&piccole opere da sempre nel mirino del <Comitato del no> nazionale. Un vade retro a tutto ciò che potrebbe rendere più moderno il Paese, a che serve se si vuole rivivere il dopoguerra? E un altalenante via all’Ilva di Taranto, dipende dal giorno. L’unica cosa cui non è stato mai detto <via> è il debito pubblico, tanto anche se lo dicono aumenta lo stesso.

 Tra il flipper di Salvini nel suo mare d’agosto e i ghiaccioli della nostalgia, viviamo un Paese che sembra diffidare del progresso. Un Paese che fa e disfa, che va avanti e indietro. Più propenso a distruggere che a costruire. Che somiglia troppo a uno degli show teatrali di Grillo. E Paese in cui ogni governo vorrebbe ricominciare daccapo, mentre anche in America un nuovo presidente (Trump compreso) modifica solo il 9 per cento ciò che è stato fatto prima.

 L’attuale governo, per quanto con la doppia anima inconciliabile, ha un seguito popolare tanto grande che non c’è addirittura opposizione. E forse l’ondata di <elimino tutto> è solo difetto di gioventù. O forse ha capito tutto il vecchio Cipputi di Altan: <Ho inventato una macchina del tempo, è un vero cesso: va solo indietro>.