Questo < killer > chiamato cellulare

Sabato 1 settembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Un nostalgico fuori dal mondo, come una vecchia signora inglese. Così è apparso nelle ultime vacanze chi faceva fotografie con la macchina fotografica, pensa tu, quell’aggeggio pesante e ingombrante e con un obiettivo più lungo del naso di Pinocchio. Un residuato bellico chissà come sopravvissuto al deserto fatto dallo smartphone, che non ha eliminato solo le fotocamere. Ma ha eliminato le telecamere. E gli orologi. E i navigatori. E i registratori. E le musicassette. E gli Mp3. E le sveglie. E le radio. E la posta. E i calendari. E le mappe. E i taccuini. E le calcolatrici. E i computer. E il telefono fisso. E le console. E la memoria umana. E le penne. E i tablet. Fra poco anche la tv. Quel marziano ancòra con la sua Nikon al collo era come quei soldati giapponesi rimasti cinquant’anni nascosti nella giungla non sapendo che la guerra era finita.

TUTTO SPAZZATO Lo smartphone ha eliminato anche il chewing-gum, che prima masticavamo per combattere una noia che ora con lui non c’è più. Non ci mastichiamo più neanche le unghie. Intere produzioni industriali fatte fuori. C’è chi calcola che abbia ridotto il reddito del mondo. Soprattutto da quando ha fatto irruzione l’IPhone della Apple, figlio di quello Steve Jobs tanto genio quanto mostro in famiglia. E che ha venduto finora oltre un miliardo di pezzi, si avvia ad avere un valore mai raggiunto prima di mille miliardi di dollari, ha avuto i più alti profitti della storia per un singolo prodotto (forse secondo solo alla lattina di CocaCola). E ha cancellato dalla faccia della Terra nomi storici come BlackBerry e Nokia, spezzando le reni alla Samsung e avendo di fronte ora solo i cinesi.

 Un castigo di Dio alla Lanzichenecchi, che inghiotte tutto ciò che gli si avvicina come l’immane idrovora di un film apocalittico. Anche se c’è chi parla di <distruzione creatrice> come diceva l’economista-filosofo Schumpeter. Esempio, il <paradosso della candela>. Fatte fuori quelle per illuminare in caso di buio, ma negli ultimi anni aumentato del 30 per cento in Europa il consumo di quelle per profumare gli ambienti. Si salva chi cambia pelle e si adatta. E del resto, senza smartphone ci sarebbero Uber, Airbnb, le auto in fitto?

 Il fatto è che ci ha cambiato la vita. Un cannibale schivato dalle candele ma che in soli dieci anni è stato rivoluzionario quanto la ruota e il fuoco, ha fatto fare alla civiltà più passi in avanti che Ronaldo alla Juve. E ha creato l’<homo cellularicus> che non fa più telefonate, roba da giurassici, chi osa più irrompere nella vita come un invasore alla Gengis Khan o un prepotente alla Sgarbi o uno scostumato alla Grillo? L’<homo cellularicus> non parla più ma invia messaggi, non conversa ma chatta, non discute ma twitta, non comunica ma posta su Facebook, non guarda negli occhi ma su quello schermo, non alza il collo ma ce l’ha ingobbito come un cammello, non respira ma i ha i polmoni compressi come il cemento del ponte crollato a Genova. <Homo> (nel senso anche di donna) che guarda lo smartphone almeno 200 volte al giorno e lo usa non meno di 80 volte. E che lo controlla entro 15 minuti dal risveglio. E che quando lo perde di vista è più sperduto di un leone fra i ghiacci del Polo Nord e più incazzato di una biscia in calore.

 SANTITA’, E ALLORA? Notizie giungono di Resistenza clandestina. Si vocifera qua e là di ritorno al <flip-phone>, quella specie di conchiglia da museo archeologico. Senza uno schermo che ci guarda, che fa scoprire dove siamo, che ci dice di non fare il Mandrake col footing, che ci ricorda minaccioso quante calorie ha un panzerotto. Poca roba per non indurre quel sant’uomo di papa Francesco a dire ai giovani di buttarlo, questo cellulare. Di buttarlo visto che non è più un cellulare ma un idolo. Se è l’unico che ci fa stare bene. Se è l’unico che risponde ai nostri bisogni. Se è diventato l’oggetto oscuro del nostro desiderio. Se riteniamo che sia la nostra felicità. Buttarlo affinché le coppiette in pizzeria non si limitino ad aprire bocca solo per ordinare la Primavera o la Quattro Formaggi. Buttarlo se per la sua presenza si fanno quattro chiacchiere col silenzio. Buttarlo perché non si esca più insieme per stare ciascuno ipnotizzato da lui. Se nell’antichità si facevano sacrifici umani agli idoli, non è possibile che oggi un uomo senza cellulare sia l’immagine della sfiga, peggio di Salvini senza una felpa.

 Certo con uno smartphone oggi abbiamo il mondo a portata di mano, un sapere rapido centomila volte più di tutte le biblioteche della storia. E lì dentro abbiamo gli affetti, i ricordi, gli amici, la nostra perduta memoria. E poi scusi, Santità, non è lei stesso un twittatore più veloce di un Vettel in Formula 1 e più prolifico di un allevamento di conigli? Se nemmeno il buon Dio può fare a meno del suono delle sue campane, come si vede non si è fatto troppi problemi a passare alla suoneria.