L’Italia un’unica striscia pedonale

Sabato 8 settembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Tutto il mondo è paese, specie in Italia. Omelia domenicale in una chiesa più grande di un Palasport a Madonna di Campiglio. Cioè una opulenta località dolomitica in cui l’auto più economica è un Suv alla 007. E il turista meno chic va in giro col mignolo alzato. Fatto sta che davanti a una platea più firmata di una sfilata di moda, che ti fa il giovane intemerato parroco? Lancia appunto una intemerata contro lo scarso senso civico di lor signori. I quali, tuona, fra l’altro non si fermano davanti alle strisce pedonali. Violando così ogni concetto di amor di Dio manco avessero a che fare con migranti. Non aggiunge neanche <esclusi i presenti>. Siamo in Trentino, enclave di residui timorati di Dio. Ma dove, per non perdere il vizio, davanti a un b&b appare la scritta <Non si fitta ai meridionali>. Meglio prevenire.

 SFIDA PERMANENTE Non per metterla sempre sulle due Italie, ma è come i maccheroni di Alberto Sordi nel film <Un americano a Roma>: tu me provochi, e io te magno (altro che mostarda e latte a tavola). Lettera di un padovano al giornalone di Milano: vedo nella mia bella città universitaria tanta maleducazione da farmi preoccupare per il futuro dei nostri figli. Abito davanti a una scuola elementare e media. Rifiuti ovunque nonostante i cestini. Mozziconi a terra da parte di genitori in attesa dell’uscita dei loro <pezzi di cuore>. Auto e moto sui passi carrai. Andando in giro vedo giovani fare lo slalom fra i pedoni nelle isole pedonali, quasi sempre con cuffie o cellulari alle orecchie. Altri stravaccati sulle scalinate in centro con panini e birre. Ulteriori particolari in cronaca.

 C’era chi diceva che per conoscere un popolo bisogna frequentarne i mercati. Qualcuno più necroforo obiettava che è meglio frequentarne i cimiteri. Ma visto che abbiamo il parroco ad hoc, frequentiamo gli italiani e le strisce pedonali per capire anche Padova e tutto il resto. Strisce che dovrebbero essere una civile coesistenza di due diritti: quella della auto di passare, e quello dei pedoni di non vedersi tagliare le gambe. Sono invece (Alberto Sordi docet) una provocazione a cielo aperto. Per gli automobilisti, ovvio, che vorrebbero sempre sgommare più di quel beatino di Vettel a Monza. E una sfida alla morte da parte dei pedoni, quasi sempre più a rischio di quelli che quest’estate sono andati in gita sul Monte Bianco in infradito.

 Tanto per rasserenare la situazione, in genere le strisce sono più invisibili dei gol di Ronaldo nella Juve. Naturale, altrimenti che contenzioso sarebbero? Quando ne arriva alle viste (diciamo così), l’automobilista ha sempre l’aria di non avere alcuna intenzione di fermarsi, insomma non lo riguardano. Sarà che la sera prima ha mangiato peperoni fritti, ma l’aria distratta e torva non promette nulla di buono. Talché nove volte su dieci non rallenta e magari si ferma venti centimetri prima, ma inchioda stridendo a un nanosecondo dai tuoi piedi. Tecnicamente si è fermato, praticamente ti ha mandato in rianimazione. Né puoi dirgli niente, volevi che non mi fermassi?

 GRAZIA RICEVUTA Non funziona diversamente se l’automobilista non è del tutto un teppista, evento più raro di una gentilezza di Salvini. Se non solo rallenta in tempo utile per evitarti un collasso cardiocircolatorio, ma ti fa cenno anche di passare (e mettici pure un sorriso), allora delle due l’una: o ti sta sfottendo, o è un complessato. Tanto sorprendente (e irritante) per il pedone, che invece di passare e chiudiamola qui, si imbaldanzisce e ti guarda con aria di sfida, ti sei fermato, eh. E se invece ti ringrazia, mica lo farebbe per incoraggiarti a fare sempre così, ma lo farebbe per quella vecchia sudditanza italiota che considera grazia ricevuta ogni scontato riconoscimento di un tuo diritto. E’ come se stessimo sempre a mendicare di fronte al potere di uno sportello.

 Ci sono pedoni per i quali le strisce sono un optional, passano ovunque come mandrie al pascolo. Ci sono di quelli che prima di lanciarsi alzano le mani in alto come il piccolo ebreo nel ghetto di Varsavia. E ci sono quelli che attraversano con la stessa aria lenta e rilassata di un buddista in meditazione, e poi dice che non ti viene voglia di buttarlo all’aria. Con comodo, prego. Né mancano i pedoni che, sorpresi di poter passare senza dover neanche pagare una tangente, improvvisano saltelli e corsette francamente penosi vistone un fisico più adatto a un timballo che a uno scatto alla Bolt.

 La variante etnica è quella barese, figlia di una città nella quale tutto è sfida, a cominciare dal biglietto della Fiera del Levante da non pagare. E’ improbabile che, di fronte a un passante sulle strisce da non poter assolutamente falciare o perlomeno intimidire, l’automobilista non dica <quanto sei brutto>. Estrema vendetta nel Belpaese in cui Madonna di Campiglio può stare indifferentemente in Trentino o in Sicilia. E viceversa Bari.