Qui si frena sul lavoro e si accelera sull’assistenza

Venerdì 22 settembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Dice: dobbiamo creare lavoro al Sud. A parte il fatto che è bene lasciare la creazione a chi se ne intende di più. Ma di sicuro il lavoro non si crea per opera dello spirito santo, appunto. Né per decreto, e tanto meno per promesse. Il lavoro si crea anzitutto non distruggendolo, altrimenti sarebbe un gioco delle tre carte. E se lo si distrugge, poi non si può continuare a dire che il Sud vuole l’assistenza. Lo si condanna all’assistenza, tanto quanto non gli si danno le condizioni perché il lavoro ci sia.

 Vedi per esempio questa storia delle periferie. Viene a indignarsi al quartiere Libertà di Bari un ministro dello stesso governo che alle periferie italiane ha sforbiciato un miliardo e 200 milioni per i prossimi quattro anni. E Salvini se la prende con gli immigrati per un disagio che è anzitutto economico, ed è economico anche per una criminalità che scoraggia ogni iniziativa. Ma il nero sarebbe più pericoloso del clan. Ora nessuno pretende che Salvini sia un mago Zurlì, essendo i problemi non nati con lui (magari nati grazie anche alla sua vecchia Lega Nord, ma tant’è). Però si vorrebbe che il suo governo non tolga anche gli occhi per piangere versando poi lacrime al Libertà.

 Il presidente Conte si sarebbe impegnato a rimettere le cose a posto, ma il suo impegno non dovrebbe far parte della categoria <promesse>. Ed è vero anche che il vicepremier Di Maio minaccia ogni giorno il ministro Tria perché tiri fuori i soldi per le famiglie. Tria non è però una Zecca di Stato. Ma il fatto è che su quel miliardo e 200 milioni, il modo per fare il solito danno al Sud lo si è invece sùbito trovato. Li si è tagliati per cominciare a dare mezzo miliardo ai cosiddetti Comuni <virtuosi>, quelli senza bilancio in perdita. Diciamo quelli più ricchi, perché di amministratori capaci o incapaci se ne trovano sia al Nord che al Sud. L’emendamento è stato votato anche dal Pd, ma affermano per sbaglio.

  Ora il 90 per cento dei ricchi sono appunto al Nord. Ma il loro bilancio in avanzo può dipendere non da un pregio ma da un difetto: avere i soldi e non spenderli per la comunità. E poi, è stato logicamente osservato, che direste di un medico che concedesse medicine solo ai pazienti sani negandole a quelli malati? Così Foggia dice addio a 28,5 milioni, Brindisi a 17,4, Taranto a 17,3. E quei soldi non erano mance, ma progetti già pronti, in alcuni casi già avviati. Cioè lavoro, rieccolo. Non solo non creato, ma sottratto.

 Poi i lavori pubblici, sapendo che il Sud non ha bisogno di opere di bene, ma di investimenti quasi scomparsi dalla crisi in poi. Anzitutto infrastrutture. L’elenco di quelle programmate e che mancano ancòra al Sud è più lungo dell’elenco dei fidanzati di Belen. Congelata l’alta capacità ferroviaria fra Bari e Taranto perché finita fra quelle delle quali il ministro Toninelli vuole valutare il rapporto costi-benefici (se viene da noi, il conto glielo facciamo velocemente alla barese). Non finanziato ancòra (1,7 miliardi) il tunnel appenninico. Tagliati 4,8 miliardi all’ammodernamento della superstrada (per modo di dire) 106 Jonica. Matera ancòra senza Ferrovie dello Stato. Ferrovie del Sudest più degne di tribunali che di occuparsi di pendolari e turisti. Sempre fondi insufficienti per il corridoio Potenza-A3-Lagonegrese in Basilicata.

 Ora i Cinque Stelle non si sono mai dichiarati contro queste opere, concentrando il loro <no> sul gasdotto che dovrebbe sbarcare in Salento. E lo stesso premier Conte ha detto che anche le aziende del Sud hanno diritto di essere connesse col resto d’Italia. Se ne accorge egli stesso quando scende nella sua Puglia. Ma opere significano lavoro quando si fanno e dopo. E connessione significa la stessa cosa. Se non si fanno, significano lavoro distrutto e anticamera dell’assistenza.

 Vecchia faccenda gli asili nido pubblici, dei quali 54 mila bambini del Sud sono privi e lontanissimi dal 25 per cento di copertura del Nord. E film già visto anche le università, che al Sud ricevono meno fondi perché fanno pagare tasse più basse ai loro iscritti (maledetti poveri). Università che truffaldine valutazioni definiscono peggiori di quelle del Nord, spostando studenti da una parte all’altra. E anche in questo caso sottraendo non solo lavoro al Sud, ma consumi, intelligenze e dirigenze future.

 Tutto questo lavoro svanisce al Sud grazie a una lunga serie di politiche sciagurate come quelle testé viste, di vecchia ma anche di nuova data. Allora che si fa? Si risarcisce il Sud col reddito di cittadinanza. Giusto, per chi non ce la fa a vivere. Ma finanziato anche con tasse a carico di altri meridionali. Cioè una partita di giro, dal quale il Sud non esce più ricco, ma più assistito. Tranne rinfacciarglielo. Però la riforma dei centri regionali per l’impiego darà lavoro a tanti nuovi impiegati. Una forma di assistenza per dare altra assistenza. Perfetto.