Si salvi chi può dai politici in internet

Venerdì 28 settembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Cerchiamo di capire come la tecnologia funziona nella politica. Dieci <like> (mi piace) su Facebook sono già sufficienti a tracciare l’identikit di chi li mette. Settanta <like> bastano a chi ci spia a sapere di noi più dei nostri amici. Con 150, sanno prevedere i nostri comportamenti più di una moglie o di una fidanzata. Arrivati a 300 <like>, conoscono le nostre reazioni meglio di noi stessi. Se da questi <like> si accorgono, per dire, come la pensiamo sugli immigrati, ci bombarderanno di messaggi per rafforzare la nostra opinione o, eventualmente, farcela cambiare. E siccome su Internet (non necessariamente Facebook) circola ogni giorno l’80 per cento degli italiani, il gioco è fatto. Una consegna inconsapevole nelle loro mani.

 Perciò oggi i dati sono più preziosi dell’oro. L’oro magari ci arricchisce, i dati ci tolgono la libertà. E chi li detiene può dominare il mondo facendolo andare dove vuole. L’umanità ha prodotto 5 miliardi di gigabyte di informazioni fino al 2003 (il gigabyte equivale a 115 mila volte la Libreria del Congresso americano). Dopo il 2003 li produciamo ogni due giorni e il ritmo aumenta. E per produrli basta che usiamo una Carta fedeltà al supermercato o usiamo il telecomando per il cancello di casa. Ogni traccia elettronica ci fa seguire passo passo, a cominciare dai cellulari. Cinquanta milioni di profili sono stati raccolti da Cambridge Analytica su Facebook. Sono quelli poi usati per favorire l’elezione di Trump e l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Tramite Grandi Fratelli informatici russi, i più attrezzati per questo nuovo tipo di guerra senza sparare.

  Così si diffondono anche campagne contro l’uso dei vaccini. O contro un’opera pubblica. Costruendo il falso con mille presunte prove, e convincendocene. La manipolazione del vero, contando sulle nostre paure o sulle nostre ansie (che conoscono come abbiamo visto). Una campagna elettorale permanente. E mica devono essere necessariamente bugie (quelle che si chiamano <fake news>).Basta una <verità illusoria>, o una <diversa verità>, tipo il teorema della bilancia. Ne abbiamo una in casa, una in ufficio, una in palestra. Se non ci danno esattamente lo stesso risultato, non è che ci stanno prendendo in giro. Hanno un differente grado di accuratezza, peccato veniale ma non fino al punto da considerarle una truffa. Verosimili, va’.

 Il gioco è fatto, oggi che politica e comunicazione sono la stessa cosa. Laddove comunicazione è il nuovo modo con cui la politica si rivolge ai cittadini per raccontare quello che fa o ha intenzione di fare. Equivale alla pubblicità di un detersivo capace di lavare sempre meglio degli altri. E siccome attraverso i nostri dati sanno di noi ciò che serve (a gruppi, se non singolarmente), sfondano porte aperte. Col linguaggio cui ci hanno abituato telefonini e <social network>. Aggressività invece del ragionamento. Parole d’ordine rudimentali invece di frasi rotonde. Toni estremi invece di argomenti. Rivolgersi al pubblico come a bambini. Semplificazione su ogni cosa come se fosse tutto a portata di mano. Dal reddito di cittadinanza assicurato dai Cinque Stelle, ai 600 mila immigrati cacciati in due giorni di Salvini, all’abolizione del bollo auto garantito da Berlusconi. E al contrario di quello che dicevano gli altri, massimo che è riuscito alla sinistra.

 Soprattutto rapporto diretto con elettori e cittadini, com’è della comunicazione al tempo di Internet. Il più bravo è il citato Salvini, che sta agli altri come Ronaldo sta a un Lapadula qualsiasi. Capolavoro del genere la lettera con la quale la procura di Palermo gli comunicava di essere indagato per la faccenda della nave <Diciotti> carica di migranti. Da lui aperta in diretta Facebook, mostrata agli italiani e poi affissa al muro. Salvini che, quando ha da rivolgersi al <popolo>, non lo fa chiamando telecamere o telefonando ai giornali, ma parlandogli sempre con una diretta Facebook senza filtri o intervistatori. E che dice secco <io sono stato eletto, i magistrati no> (come quando Berlusconi parlava dritto dritto di <un milione di posti di lavoro> e gli altri di una <diversa politica del lavoro>).

  Emozioni, amore e odio, bianco e nero, esagerazioni, teatralità, platealità. L’uomo più potente d’Italia è in questo momento un muratore calabrese disoccupato. Il quale, grazie ai milioni di <mi piace> ai suoi messaggi arrabbiati, è diventato un personaggio tre volte più seguito di Grillo. E grazie a questo diffonde opinioni politiche altrettanto seguite. Brutali, <perché la gente vuole quelle>. Mentre Salvini è guidato da un sistema (dicasi algoritmo) che studia le reazioni a tutto ciò che dice su Internet. E in base ai risultati gli consiglia quando essere <cattivo>, <cattivissimo> o <buono>. Questo significano i dati coi quali si sa tutto di noi. A proposito, il sistema guida-Salvini si chiama <La Bestia>.