Per la lunga vita fai lo stoccafisso

Sabato 13 ottobre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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<Noi italiani siamo molto longevi. Mi chiedo: a che scopo?>. Non precisamente da svenarsi di entusiasmo questa battuta del Cipputi, il brontolone delle vignette di Altan. Lo vada a chiedere, per dire, al signor Anthony Mancinelli, italo-americano di New Windors, Stato di New York, che a 107 anni continua a fare il barbiere per cinque giorni su sette, dalle 12 alle 20. Che ha ancòra tutti i denti, non porta occhiali e guida da solo. O la vada a chiedere agli oltre 15 mila e 500 centenari (anzi soprattutto centenarie) che fanno dell’Italia il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone. Più di mille dei quali hanno superato i 105 anni (con venti dai 110 in su). In testa fra le aree <epigenetiche>, cioè di lunga vita, la Sardegna e il Cilento. Ma con il Subappennino dauno che si difende, essendocene a Poggio Imperiale tre da 114, 106 e 104 (donne, naturalmente) e altre lì lì.

 CACCIA ALLA LONGEVITA’ Certo, non è che la vecchiaia sia questo spasso, ché uno possa dire, con Renato Zero, i migliori anni della nostra vita. Però sempre meglio che sotto un prato. E mentre un attore come Gabriele Lavia propone che piuttosto sia allungata la giovinezza. Anche se non come nel film <Il curioso caso di Benjamin Button>, dove Leonardo Di Caprio nasce vecchio e muore col biberon. Dovendo attendere il 2060, quando ci assicurano (assicurano, accidenti, solo ai ragazzini di oggi) che si potrà arrivare ai 140 con la stessa facilità di un rigore tirato da Ronaldo. Ché se poi vai a chiedere ai nostri ultrasecolari di oggi il loro segreto, ti senti dare risposte da chiederti se non ti vogliono prendere per il naso.

 Il sopradetto signor Mancinelli racconta di non avere finora tirato le cuoia grazie al lavoro, a non aver mai voluto male agli altri e agli spaghetti, ma quelli fini. Una dice grazie all’uncinetto. C’è chi suggerisce di vivere l’autunno della vita non affannandosi troppo, per  carità. Uno stile di vita sano non manca mai, ma vai in confusione quando senti un altro ringraziare il mezzo litro di vino al giorno. Qualcuno ci aggiunge il sigaro quotidiano. Anche la dieta (mediterranea anzitutto) è molto gettonata fra gli elisir di vecchiaia, anche quando comprende le braciole di carne di cavallo. Ma va forte pure la carne di pecora. C’è chi la mette sul sociale esaltando la <cerchia di contrada, che non ci lascia mai soli>. Uno attribuisce tutto al fatto di andare ancòra in vespa, ma con prudenza, ci mancherebbe.

 Ancòra. Fra i segreti non mancano le passeggiate. Poi vegetali e chilometri fra i campi a seguire gli animali. Immancabile l’aria buona. Più resto a tavola, più sto bene (e vedi questo). La genetica e l’età dei genitori sono una mezza garanzia. Ma anche la vitamina D. Cenare presto e non fare ore piccole. Con l’immediata smentita di chi si vede ogni notte i programmi di Gigi Marzullo e sta di dio. Non annoiarsi mai, fare sport (artrosi permettendo). Fare sesso (meh). Legami affettivi forti, in famiglia e fuori. Un pisolino a fine settimana. Cambiare misure e colori di piatti e bicchieri (l’assuefazione farebbe ingozzare di più). Fino a questo Ray Kurzweil, scienziato stregone americano che ci promette vita eterna grazie a cento pillole al giorno (non si sa se prima o dopo i pasti). Forse meglio la ricetta di Maurizio Costanzo, <conservare i nemici di quand’ero giovane>.

 TUTTI SERPENTI Prima di non capirci più niente, forse hanno ragione i giapponesi: esistono tanti stili di vita quanti sono i centenari, quindi non vi rompete la testa coi consigli. Certo, meglio muoversi, non arrendersi mai, farsi piacere il proprio lavoro, rispettare la famiglia, essere curioso e allegro: ci manca solo non mettersi le dita nel naso. Essere magri. C’è chi studia il meccanismo che raffredda il corpo degli animali, magari diventeremo tutti serpenti. E poi c’è la via (sempre giapponese) dell’Ikigai, filosofia dell’equilibrio, da non imparare ovviamente da Salvini. Prendila con calma, trova occasioni di festa, se cadi sette volte, rialzati otto (se non ti sei fratturato il femore). E poi, vivaddio, vivi il momento e scorda le preoccupazioni (meglio se non da povero).

  Però francamente sono tutti palliativi. Essendoci chi si affida alla medicina del futuro (se non sei crepato prima), tipo sostituire le cellule invecchiate con altre reperibili pure all’outlet in offerta speciale. Con cure sempre più personalizzate, la medicina di precisione, chessò, esami del sangue in grado di dire pure dove te la fai la sera. Se proprio non vuoi tagliare corto e affidarti alla fabbrica degli immortali, quelli che ti mettono in un freezer e, quando ti sei scocciato di stare come uno stoccafisso, ti scongelano ed è fatta. Unica controindicazione: devi farti ibernare quando sei ancòra in vita. E nel frattempo non se ne deve andare la luce per un calo di tensione, sarebbe spiacevole finire sbrinato come frutta e verdura.