Per il Sud altri schiaffi,Sarà l’ora di reagire?

Venerdì 19 ottobre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Scoperto col malloppo in mano. Così bisogna far trovare il governatore del Veneto, Zaia, come una Banda Bassotti. E alla vigilia del colpo che tenterà lunedì 22, vedersi approvato dal Consiglio dei ministri il progetto di autonomia della sua regione. Quello che, come sappiamo, significherebbe sottrarre soldi allo Stato dicendo che sono <propri soldi>. A danno dei servizi che lo Stato non potrebbe più fornire al resto d’Italia, ma restando in Italia non andandosene. Anzi continuando a beneficiarne. Una secessione dei ricchi, meglio una furba quasi secessione. Ma soprattutto una arroganza togliendo agli altri, Sud in testa. Da concludere con un accordo privato col governo, zitti zitti, cosa nostra. Complice la ministra leghista (e veneta) Stefani. Veneto cui seguiranno Lombardia ed Emilia.

 Abbiamo già visto di cosa si tratta. Il Veneto vuole trattenere il 90 per cento delle tasse che i suoi cittadini pagano allo Stato, non al Veneto. Tasse che pagano i singoli cittadini, non un territorio. Cittadini fra i quali ci può essere chi ne paga meno di un pugliese o un lucano. Ma solo perché si sta in Veneto, quel 90 per cento trattenuto significherà avere servizi (sanità, trasporti, scuole, asili) molto migliori rispetto al resto degli italiani, a cominciare appunto dai meridionali che già ne hanno meno di tutti gli altri. Il che significa che un veneto, solo perché veneto, sarà curato meglio di un calabrese, non perché sia giusto così. E un bambino veneto avrà un asilo superaccessoriato mentre uno campano dovrà stare a casa. In un Paese in cui, secondo la Costituzione, i diritti non dovrebbero dipendere da dove nasci.

 Con varie aggravanti. Non solo così il Veneto sottrarrebbe 35 miliardi l’anno a uno Stato che non potrebbe più garantire i servizi di prima all’intero Paese. Non solo così una regione ricca sarebbe sempre più ricca rubando alle altre. Non solo il primo derubato sarebbe il Sud, derubato due volte da una spesa pubblica che già ora per ogni meridionale è inferiore a quella per ogni settentrionale (e perché? Perché sei Sud). Ma fra le tasse che i veneti sottrarrebbero allo Stato ci sono anche quelle di chi produce al Sud ma paga in Veneto perché lì ha la sede legale. Tasse che quindi dovrebbero essere conteggiate al Sud. E ci sono le fondazioni bancarie che raccolgono denaro al Sud ma lo spendono al Nord secondo ineffabile statuto.

 Un agguato simile si sarebbe potuto evitare se fossero stati fissati i Lep, livelli essenziali di prestazioni. Cioè i servizi minimi da garantire a ciascun cittadino, dove viva e viva, in base ai suoi bisogni, non alle sue pretese. E, meno che mai, alla ricchezza che secondo il Veneto è una giustificazione per avere di più (al massimo, in base alla povertà). E invece dal 2001 è partito il mitico federalismo leghista (del Nord) senza che nessuno si sia da allora preoccupato di fissare questi Lep. Così un Veneto può beffare tutti gli altri. Come non ci è mai stata quella perequazione per far partire allo stesso livello un Sud che ha già, per dire, il 40 per cento in meno di infrastrutture rispetto al Nord. Si facciano Lep e perequazione e solo dopo se ne riparli, perché per l’autonomia c’è la coda delle Regioni (Puglia compresa) chissà se avvertite del pericolo. 

 Un appello con 13 mila firme, questo giornale e il suo costante impegno, l’iniziativa di piazza di gruppi meridionalistici ha incrinato il velo di silenzio sull’Operazione San Marco. Un precedente articolo sull’argomento ha ottenuto 6 mila condivisioni e 21 mila visualizzazioni sul sito della <Gazzetta>, quindi interesse si spera indignato. Parlamentari dei Cinque Stelle se ne starebbero interessando. Ma il silenzio è tenace. A cominciare dagli interessati e dalla stampa del Nord. Col pericolo che dal 22 ottobre l’Italia finisca, sia più una barzelletta che un Paese unito e giusto. Anzi con un Sud tanto danneggiato da chiedersi a che prezzo esserci.

 Anche perché più è il silenzio, più anche altri danni passano. Nella nota di aggiornamento al Def (Documento economia e finanza) la parola Sud è citata solo tre volte, Mezzogiorno una. Per il Sud non sono previsti né fondi né progetti. Spariti anche i piani della ministra Lezzi per le decontribuzioni a chi assume. Per il reddito di cittadinanza siamo passati al 47 per cento che andrà al Nord. Ma anche la maggior parte di quello del Sud finirà al Nord grazie ai loro prodotti che saranno acquistati. Il matrimonio vociferato fra Alitalia e Ferrovie dello Stato rischia di mettere nello stesso letto una azienda che ha tagliato quasi tutti i collegamenti aerei dal Sud verso il Nord, e una che blocca a Salerno l’alta velocità ferroviaria. Per gli asili nido, spunta un taglio al Nord e nessuna aggiunta al già bassissimo numero al Sud. Ora arriva il Veneto. Basta per arrabbiarsi o servono altri schiaffi?