Troppo indaffarati ( anche per morire )

Sabato 20 ottobre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Non ho il tempo. Scusami, ma ho da fare. Siamo tutti malati di <indaffaratismo>, che sarebbe un errore blu se non l’avesse detto quel sant’uomo di Francesco. Insomma Frank, come lo chiama scherzosamente la Littizzetto. Non meraviglia nel nostro papa già segnalatosi per creazionismo linguistico con termini come <zitellanza>, <mafiarsi>, <impiccolire>, <misericordiando>. Stavolta ce l’aveva con la nuova religione contemporanea, e magari storpierà le parole ma sulla religione ci dobbiamo stare. E che siamo ossessionati dall’azione, non possiamo negarlo. Tanto che non abbiamo più tempo, appunto, per la contemplazione. Che poi significa sguardo al Signore. E alla famiglia, e ai figli.

 RITMI SBALLATI Qualcuno in tutto questo ci vede la decadenza morale dell’Occidente. Ma c’è chi sospetta un antimodernismo del nostro Bergoglio. Fino alla solita questione del Sud e del Nord. Il Nord dinamico che ha sempre fretta. E il Sud del piacere della sosta, del lasciarsi di tanto in tanto andare. Nord dove il tempo corre, Sud dove il tempo scorre. Roba non proprio barbarica, se i pellegrini del Nord continuano a venire al Sud per riassaporare un senso della vita (e del tempo appunto) da loro smarrito. 

 Sarà quel che sarà, non perdiamo tempo. Essendo la cosa più importante, come ben ci accorgiamo da morti. Uno per esempio può obiettare: che cosa sarà mai un centesimo di secondo? Andiamo a dirlo a Vettel, che per un centesimo di secondo perde la prima posizione alla partenza del Gran Premio e Hamilton lo fa secco. E che cosa sarà mai un decimo di secondo? Andiamo a dirlo a un centometrista, che per un centesimo di secondo perde una Olimpiade. E che cosa sarà mai un minuto? Andiamo a dirlo a uno che per un minuto ha perso il treno. E che cosa sarà mai un’ora? Andiamo a dirlo a uno che ha avuto l’infarto e che sta ad attendere il 118. E un anno più un anno meno cosa sarà più per un 99enne? Beh, ai cento sperava di finire sul giornale.

 Ma non tutto il tempo è uguale. Gli studiosi hanno inventato la cronobiologia, cioè la scienza dei corretti ritmi biologici. Forse non lo sappiamo, ma ben ce ne accorgiamo, che le nostre giornate attraversano tre fasi: un picco, un calo, un rimbalzo. Traduzione: un’ora qualsiasi non è indifferente per fare una qualsiasi cosa. Vedi questa discussione (non solo italiana) sull’orario di inizio della scuola. Con l’attuale sottosegretario all’istruzione, il pugliese Salvatore Giuliano, che ha proposto di cominciare alle 9 quando era preside dell’innovativo istituto Maiorana di Brindisi. Perché prima di quell’ora il cervello di un adolescente non riuscirebbe proprio ad ingranare.

 SIESTA E MOVIDA E degli orari degli ospedali, ne vogliamo parlare? Per un prelievo ti devi presentare entro le 8, anche se per alzarti a quell’ora devi fare ciò che non dovresti, cioè cattivo sangue e poi ti sballa la globulina. E per chi è ricoverato, cena alle 18, come se stessi a Pavia e non in un Mediterraneo dove tutto è dilatato verso sera perché non c’è la nebbia come da loro. Alle 18 non per farti guarire, ma perché dopo il personale se ne deve andare altrimenti fa sciopero. Lo scrivono le Ecclesiaste: c’è un tempo per tutto, un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare. Per favore, andate a dirlo a quegli scomunicati della sanità.

 Allora il picco è al mattino (non all’alba quando vanno a fare jogging e gli prende l’infarto). Mattino momento dell’ottimismo e della positività. Calo fra le 14 e le 16 e infatti i ragazzini impazienti non possono andare a giocare a pallone nel cortile condominiale se no gli arriva un gavettone. Al Sud è il momento della mitica <siesta>, quella sospensione di tutto come una interruzione del flusso cardiaco manco fossimo lucertole. Il rimbalzo nel tardo pomeriggio, quando ci si riprende, come si dice. Il ritmo invertito ce l’hanno i gufi (non quelli che Renzi chiama così perché non capiscono la sua grandezza). Soprattutto i giovani, i quali quando escono fanno la pre-serata alle 23 e cominciano a carburare a mezzanotte con la movida che non fa dormire gli altri.

 La morale è che azzeccare il momento giusto è un’arte. Il massimo sarebbe riuscire a fermarlo questo tempo, anche se i progressi sono ancòra lenti. Fervono gli studi sul <nucleo soprachiasmatico>, quell’insieme di 20 mila cellule della grandezza di un chicco di riso che nel nostro ipotalamo si occupano della faccenda. Impossibile finora una previsione. Il fatto è che continuiamo a rimpiangere i vecchi tempi, quando c’era meno frenesia e si sentivano i rintocchi della campana. Quando non c’era l’<indaffaratismo>. E però poi ci si mette Seneca a deprimerci con le sue lettere a Lucilio, mentre state leggendo siete già il passato, nel senso che vi siete avvicinati alla morte. Ma avete fatto troppo tardi a capirlo, la prossima volta pensateci qualche capoverso prima.