Scusate, ma fatevi un po’ i fatti vostri

Sabato 10 novembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Chi di <social> ferisce, di <social> perisce. A questo punto della vita, non c’è italiano che non sappia della rottura fra la Isoardi e Salvini più di quanto essi stessi sappiano. Lei, 36enne modella e cuoca tv piemontese. Lui, lombardo 45enne ministro e vicepresidente del Consiglio. Lei che lo annuncia con l’occhio sgualtrino mandando ai tre miliardi di iscritti a Internet una foto dopo un rapporto sessuale con lui. Lui che non l’avrebbe mai fatto (la foto, non il rapporto sessuale) e attribuendo l’addio al particolare che <qualcuno aveva altre priorità>. Lei che lo spiega invece con la lontananza, immaginando forse che lui fosse un impiegato otto-quattordici. Lui che lo sa dopo una giornata di duro lavoro in Africa a discutere di immigrazione. E con i 180 mila <follower> (seguaci) di lei e gli 891 mila di lui costernati. <Vedrete che tornerete insieme>.

 ISOARDI & SALVINI Certo, ci mancheranno. Ci mancherà lei immortalata mentre stira le camicie di lui, per quando casualmente lui doveva mettere la cravatta da ministro e non la felpa da amico del popolo. Ci mancheranno le foto di lei in bikini e di lui abbronzatissimo (ma mai nero) al mare. Ci mancheranno le foto di lui e di lei con la canna da pesca a Pinzolo in Trentino. Ci mancherà la foto del bacio appassionato davanti ai paparazzi del Festival del cinema di Venezia, anzi un inganno ad amore consunto visto che la ferale fine si era già consumata per quanto non divulgata. Ci mancherà il sospetto che lui volesse come dirigente Rai il responsabile di quella <Prova del cuoco> dove lei si esibisce fra sughi e fritture. Insomma ci mancheranno.

 Però non è che una cosa del genere ci possa mancare del tutto dalla sera alla mattina, non sia mai. Perché già lei è stata fotografata con un fustazzo al fianco e tutti (i maligni) a dire, ecco cos’era la lontananza. Ma pare che il tipo sia solo una guardia del corpo per difenderla da un mezzo scemo che la perseguita da anni. Lui sarebbe stato pizzicato a una cena a base di champagne e sushi con una bionda non meglio identificata ma che sarebbe una giornalista dopo una intervista.

 Certo, è stato scritto, un tempo non ci si lasciava facendolo sapere a tutto l’universo. E però dobbiamo finirla con questo <un tempo, un tempo>. Le cose cambiano, lo vogliamo capire che abbiamo un governo del cambiamento? Un tempo non ci si fotografava nudi dopo aver fatto l’amore, ma un tempo un tempo non ce ne fregava neanche niente delle camicie stirate per lui. E neanche un Di Maio piazzava il suo sorriso stampato un minuto sì e un altro pure davanti ai microfoni. Ora finalmente c’è una liberazione dalla ipocrisia, se abbiamo voluto i <social> dobbiamo socializzare. Non solo dobbiamo sorbirci (pardon, condividere) tutti i fatti altrui dalla prima pipì del mattino all’ultima scaccolata la sera. Ma abbiamo l’impagabile e storico privilegio di poter commentare tutto, o almeno piazzare un <mi piace> che non si nega a nessuno. E dal cui numero un imbecille può passare per scienziato.

 L’AUTOGOL DI FEDEZ E finiamola anche con questa <privacy>, il diritto a non far sapere i fatti propri come se non appartenessero a tutti. Ora la <privacy>, più che un diritto da difendere dai ficcanaso, è una scocciatura dalla quale liberarsi al più presto. Nulla è più pubblico del privato, altrimenti che <social> sarebbero. Metti questo Fedez e la di lui moglie Chiara Ferragni. Lui è un cantante che ha più successo quanto più notifica a tutti anche il colore dei suoi slip. Lei è una che di lavoro fa la raccoglitrice di <mi piace>, e quanto più piace tanto più convince i suoi ammiratori a comprare i prodotti delle aziende che la pagano. Quando è nato il loro figlio Leone, solo gli eremiti del Tibet non l’hanno saputo, e non è detto. Nasceva un chi se ne frega qualsiasi, ma nasceva già più famoso di Trump.

 Succede poi che il leoncino abbia un mal d’orecchi come un Vitino Lopez qualsiasi, e giustamente siccome il leoncino non è un leoncino qualunque, mamma e papà lo comunicano a tutti. Finché il solito spiritoso di <Striscia la notizia> insinua che il piccolino deve aver avuto un trauma all’udito ascoltando le canzoni del padre. Il quale a questo punto se la prende, che diamine, un po’ di <privacy>. Lui che cantava <e come fanno i figli a prenderci sul serio?>. Appunto.

 Di Salvini e della Isoardi non si può dire, per carità, che tutta la loro storia, dal primo bacio all’ultimo amplesso sia stata programmata dall’ufficio marketing. Un po’ di rispetto, e che cosa. E finiamola di ricordare che un Aldo Moro andava in spiaggia in giacca e cravatta, e se proprio voleva rovinarsi si toglieva i mocassini. Perché di questo passo potremmo arrivare al <ridateci Andreotti>, non capendo nulla del cambiamento e della sua grande bellezza. 

 (Ultime notizie. Irrompe sulla scena la coppia maledetta Fabrizio Corona – Asia Argento. Si salvi chi può).