Scrivi condominio leggi guerra civile

Sabato 17 novembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Meno male che c’è la riunione di condominio. Cosa, quella dalla quale si torna come se ci fosse stato un incontro di boxe? Quella nella quale si finisce sempre alle 23 senza concludere niente? Quella nella quale non me l’aspettavo che il signor Amoruso che sembrava tanto per bene s’incazzasse come una biscia? Quella nella quale la signora Lopedote viene a scaricare la bile che gli fa fare il marito? Quella nella quale uno non può dire una parola che lo investono come al mercato del pesce? Quella nella quale la pidocchiosa del primo piano dice sempre che non vuole aggiustare l’ascensore tanto a lei non serve? Quella nella quale viene il signor Venafra che lascia sempre il portone aperto? Quella nella quale quei due rimbambiti dell’ammezzato non vogliono la parabolica tanto a loro non interessano le partite? Esatto, la riunione di condominio è proprio questo posticino nel quale fra l’altro due volte su tre manca il numero legale.

 RECORD DI DELITTI Eppure, meno male che c’è. Perché è sempre meglio una riunione di condominio che finire in un’aula di tribunale solo per arricchire gli avvocati. E poi quando vai in tribunale sai quando cominci e non sai mai quando finisci. Eppure solo la riunione di condominio nella quale si arriva alle 23 senza concludere niente, solo lì finché si parla non si spara. Perché le liti fra vicini in Italia sono seconde come tragedie soltanto a quelle familiari che si svolgono nel tragitto dal tinello al salone. Solo tre mesi fa la Cassazione ha lasciato definitivamente in carcere i signori Olindo e Rosa Romano, che dodici anni or sono in provincia di Como di vicini ne sgozzarono quattro e gli incendiarono anche la casa: dissapori. Ma è di Cursi (Lecce) un signore che di vicini ne ha fatti fuori tre perché parcheggiavano nel suo posto auto. E nel Trevigiano un ammazzato e un ferito sono stati l’esito di una festa d’addio al celibato di vicini che facevano troppa baldoria. E il fumo di un barbecue è stato sufficiente perché chi non lo sopportava facesse fuori il responsabile.

 Nell’ultimo anno sono stati 28 gli omicidi di scala A o scala B, oltre il doppio di sei anni fa. E più al Nord che al Sud, forse perché al Sud il vicinato conserva una capacità di solidarietà più che di rissa. Pensa che ad aprile scorso a Milano un muratore ha tagliato la giugulare a un condomino che utilizzava l’acqua comune per lavare l’auto. Proprio gli spazi comuni, il parcheggio, i rumori, la musica alta fino a tardi, gli odori, i danni provocati da lavori e il cane, il cane, sono le cause principali ad armare la mano. E quelle che camminano con i tacchi alti in casa, dove le metti? Né è sempre reazione d’impulso, ché all’improvviso ti sale il sangue alla testa. Spesso roba premeditata, di quella rabbia che monta nel tempo e prima o poi finisce così. Gli esperti le chiamano <patologie della normalità>, tipo il borghese piccolo piccolo di Alberto Sordi che mica te lo aspettavi che diventasse un assassino.

 ROTTI GLI ARGINI Ma è anche l’aria del tempo. Brutta aria, che dobbiamo dire. Di quelle che per un nonnulla scatti. E il rancore, il rancore, come fra ex innamorati. Siamo un’Italia un po’ a pezzi, diciamocelo, nella quale non è che si può esattamente dire che ci vogliamo un mondo di bene l’un l’altro. E ci vuole poco ad accendere l’odio. La crisi (stiamo sempre in crisi), l’impoverimento, i privilegi, la paura, adesso gli immigrati sui quali è sempre più facile scaricare tutto. E come se la miccia non bastasse, ora hanno anche consegnato un’arma in mano a un popolo rabbioso. Per difenderci dai ladri, è vero, ma una volta che c’è, c’è. E poi questa politica, quante se ne dicono. Non appunto per dire, si può dire sciacalli e prostitute ai giornalisti solo perché possono essere scomodi facendo il loro mestiere? Anche il vigile urbano che fa le multe è un mestiere scomodo, ma a parte qualche maledizione, finisce lì.

 In questi giorni tanti fiumi hanno rotto gli argini e abbiamo sotto gli occhi il disastro che hanno combinato. Mica loro, ma chi è andato a costruirgli sopra. Però gli argini si sono rotti anche fra di noi. Gli argini fra ciò che si può fare e ciò che non si può fare. Il rispetto per gli altri, forse anche per chi non lo merita ma non fino al punto di diventare tutti giustizieri della notte perché una frigge le sarde e apre la porta per arieggiare. Il bello è che sui pianerottoli si comincia col saluto, poi si passa al tu, hai per caso un’aspirina scusami ma la farmacia è chiusa. Finché un giorno un gesto, un equivoco, una disattenzione creano il borghese piccolo piccolo.

  Se c’è la riunione di condominio, uno va sfogarsi là. Altrimenti capita che non si lasci perdere, benché ci sia di peggio nella vita. Niente di peggio di questa qua che l’auto la mette sempre come le pare e io per uscire devo spezzarmi la schiena. La prossima volta gliene dico quattro. O le sparo?