E’ già cominciata la guerra di Natale

Sabato 24 novembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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E’ cominciata. Che cosa, il duello finale fra Di Maio e Salvini manco fosse <Mezzogiorno di fuoco> con Gary Cooper? Che cosa, la madre di tutte le battaglie fra Renzi e gli anti-Renzi per far fuori per sempre il Pd? Che cosa, la tremenda vendetta dei cinghiali contro le città che li considerano già bistecche? Che cosa, la spedizione punitiva degli Et marziani contro i terrestri che vogliono andare a rompere le scatole da loro? No, è cominciata la guerra del Natale. Puntuale come i fiumi che straripano d’autunno perché gli hanno fatto le ville sopra. Puntuale come i gol sbagliati della Nazionale di calcio di Mancini. Puntuale come le gaffe di Toninelli che se la ride parlando del ponte crollato di Genova con 43 morti acclusi. Puntuale come le risse nei dibattiti televisivi dove invitano i più guastati di testa proprio per fare le risse e poi dicono, spegnetegli i microfoni. Puntuale come le signore che fanno la dieta cominciando sempre da lunedì.

 DOVE, COME, CON CHI Anzitutto, dove lo facciamo quest’anno il Natale. Perché ormai i nonni hanno la loro età, non se la sentono più come prima ma se gli dici che non vai se la prendono e appendono il muso. A casa mia non ho il tavolo per tutti, te l’ho detto tante volte che dobbiamo comprare una prolunga ma a te da qua ti entra e da qua ti esce. A casa degli zii, ma pidocchiosi come sono non accendono il riscaldamento e mi vengono i geloni ai piedi. Vuoi sentire, ciascuno se lo fa a casa sua ma ci sono i bambini, ti sembra coscienza che devono stare sempre soli, ché poi vengono aggressivi e menano agli altri all’asilo. Possiamo fare che ci vediamo dopo il cenone per giocare, ma che cosa neanche un po’ di gioia, noi e noi sembriamo la mensa della Caritas.

 E poi, va bene la notte santa. Ma questo è un Natale che comincia il 22 che è sabato e dura cinque giorni, più che un Natale sembra una maratona di New York. E non è che possiamo stare sempre a mangiare, ché poi andiamo correndo dai dottori per i colesteroli cattivi. Aspetta, ma ora cominciano le vigilie, era meglio se per l’Immacolata ce ne andavamo a vedere i mercatini di Merano, dove fanno entrare tutti, non come a Polignano ché vogliono i turisti ma poi mettono la card e i tornelli per non farli venire. E nelle vigilie quello vuole i panzerotti, quello il sugo con la pescatrice, quello le rape stufate, quello il cocktail di scampi, quello il capitone che se non lo mangia dice, ma che Natale è questo. E speriamo che non si facciano sentire i cugini di Milano, perché a Natale non si possono stare alle case loro, e non so neanche chi sono, chi i figli di zia Maria o di zia Carmela che poi durante l’anno chi li sente mai? Un altro poco con questi parenti dobbiamo andare a vedere su Facebook  per capire chi sono.

 BASTA IL PENSIERO E i regali, ne dobbiamo parlare di quest’altra storia? Dovessimo fare come l’anno scorso, che tutti d’accordo niente regali, poi se ne viene Vitino con un pigiama. Meh, e tu all’ultimo momento spezzato di gambe con la Panda in doppia fila devi correre a comprargli almeno le pantofole, ne tiene tante che può andare a venderle al mercato dei polacchi. I regali sono peggio di una pioggia acida dopo aver portato la macchina al lavaggio. E inutile che stiamo a dire sempre che basta il pensiero, mettici tutti questi pensieri e ti vai a ricoverare fra quelli che parlano da soli. E poi, anche quest’anno, mo’ ve lo dico, mi raccomando non riduciamoci all’ultimo momento con i disobblighi, al dottore niente gli vuoi portare?  E all’avvocato che ci scrive sempre la lettera al condominio per il cane di quella di sopra? E al portiere che sotto le feste dice sempre buongiorno dottore e fa pure l’inchino, almeno il panettone aziendale glielo devi dare, tanto costa cinque euro all’outlet. E voglio vedere se anche quest’anno non mi rifilano la decima sciarpetta misto lana, mi sembra proprio quella che ho riciclato io tre anni fa, ma mica posso andare imballato di sciarpette una sopra l’altra. Altro che Natale, questa è una partita di giro peggio degli imbrogli che fanno quelli che vediamo a <Report>.

 Meno male che non ci sono più i biglietti di augurio coi brillantini, ti riempiono tutta la casa e poi ci vuole la Protezione civile. E perché, niente sono gli auguri di WhatsApp?, per Pasqua mi è venuto il crampo al dito e mi sembrava il Parkinson. Figurati se vuoi andare a un cinema, quei giorni si devono muovere tutti quelli che al massimo vedono i pacchi in televisione. Al teatrino ti puoi fare due risate, ma tanto per dire, però se non prenoti due mesi prima è come le liste di attesa della Asl, possiamo fissarle due posti per giugno. E poi, resti fra noi, ad ogni guerra di Natale anche questo Guastafeste dice sempre che non ne deve parlare e anche quest’anno ne parla. Parliamoci chiaro allora: nessuno ce l’ha col Natale. Ciò che teniamo sullo stomaco sono le feste di Natale.