Il nuovo Natale con cucina pronta

Sabato 8 dicembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Quando si dice, il progresso. Lo sappiamo tutti che il Natale non è Natale solo per il presepe o per l’albero pieno di palline e di luci cinesi. Lo sappiamo tutti che il Natale non è Natale solo per la magia della notte santa che è una delle poche magie che ci restano tranne il mago Silvan in tv. Lo sappiamo tutti che il Natale non è Natale solo per i regali ché ogni anno diciamo quest’anno niente regali e poi all’ultimo momento si va a prendere una fesseria fesseria che ci stressa più di una cosa seria. Lo sappiamo tutti che il Natale non è Natale solo per la riunificazione delle famiglie ché tante volte è meglio non riunificarle visti che va a finire a uno schifìo non precisamente natalizio. Lo sappiamo tutti che Natale non è Natale solo perché per un giorno possiamo disintossicarci di Di Maio, di Salvini e di Renzi sempre che non vadano a fare il Natale fra i bisognosi e dobbiamo sorbirceli anche a Natale. Lo sappiamo tutti che Natale non sarebbe Natale se non ci fosse il cenone da preparare tutti insieme in casa anche se oggi quelli senza amor di casa né di famiglia se ne vanno alle Maldive e si fanno il Natale sotto il sole e senza renne che oggi non ci sono più neanche in Lapponia. E lo sappiamo tutti che Natale non sarebbe Natale se gli accordi sindacali sul cenone non si prendessero all’inizio di dicembre con tanto di trattative sul crudo sì crudo no o sulle rape lesse o stufate.

 C’E’ LA GLOBALIZZAZIONE Ma chissà quanti sanno che il Natale crede ancòra di essere Natale anche oggi che c’è la globalizzazione e invece di cantare Tu scendi dalle stelle se ne stanno tutti di testa su WhatsApp o su Instagram a fare i cretini con tutti gli altri che non cantano neanche loro Tu scendi dalle stelle. Soprattutto chissà quanti sanno che il Natale non è più Natale perché invece di cucinare tutti insieme i tagliolini all’astice e il sarago al forno se li fanno mandare da fuori <take away> come se fossero una pizza margherita qualsiasi col ragazzo che viene guidando lo scooter come Valentino Rossi.

 Mangiare a casa senza cucinare, questa è l’eresia del Natale. Ti puoi fittare uno chef con la stella altrimenti non sarebbe stellato e te lo fai arrivare con tanto di divisa bianca come i domenicani della basilica di san Nicola a Bari. Ti puoi fare mandare un cenone <chiavi in mano> telefonando fino al giorno prima al ristorante. O puoi mandare una mail a uno dei tanti <social eating> come si chiamano oggi e figuriamoci se si potevano chiamare in italiano altrimenti sembrano provinciali. E che sono quelli che via Internet sono capaci di tutto, anche di accluderti giochini sul computer o sul cellulare, altro che la tombola con i fagioli.

 Col mignolo alzato li chiamano eventi <on demand> a domicilio, cenone più eventuale animatore-clown come quelli per i bambini e cerca di far ridere oggi che ridere non è tecnologicamente avanzato e hanno tutti i cavoli per la testa perché c’è la crisi. Ci sono anche tutti i servizi di <delivery>, che vuol dire pronta consegna, da Just Eat a Foodora a Deliveroo, chiami e ti portano il cocktail di scampi o il capitone vestiti da Babbo Natale e con la musichetta incorporata. Ci sono società specializzate in menu personalizzati e bilanciati, quelli dimagranti e salutisti e non ne parliamo di quelli vegani anche a Natale perché vegani è una religione non una dieta. O addirittura piatti costruiti su misura partendo dai dati del cliente raccolti come se si facessero le analisi del sangue o delle urine, se hai la glicemia alta non ti mettono le paste di mandorle fatte dalla nonna.

 CORSIA DI OSPEDALE C’è pure l’algoritmo che disegna il tuo profilo nutrizionale e ti fa mangiare curcuma o tofu anche a Natale e dicono che così va con l’intelligenza artificiale che non c’entra niente ma ce la mettono ovunque come il prezzemolo. Piatti conservati in frigorifero fino a 20 giorni e da scaldare in microonde come un riso e piselli qualsiasi, tu che sei fissato ad andare al mercato del pesce e a capire dall’occhio qual è il pesce fresco anche se è arrivato dalla Corea del Sud. E piatti <disegnati> con la consulenza dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità come se il Natale fosse diventato una corsia di ospedale.

 Il servizio tutto compreso del Natale con pedalata assistita comprende anche un corso di cucina per il menu delle feste, tre lezioni sul computer. E impari a mettere anche le posate al posto giusto a tavola, tu che finora sapevi al massimo cosa è un aperitivo rinforzato o un apericena con la salviettina di carta. E si può ordinare anche un Natale di cultura, con tanto di libri, storie e racconti come quei caffè letterari nei quali dovresti prendere un caffè e leggere un libro nel Belpaese in cui dire di prendere un libro in mano è una linguaggio di odio peggio dello <spread> che sale. Ma questo nuovo Natale è il progresso, bellezza, e tu non puoi farci niente.