Caro algoritmo muori ammazzato

Sabato 22 dicembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Per favore, non mi fate trovare davanti un algoritmo se no chissà come finisce. Ormai cos’è un algoritmo lo sappiamo più o meno tutti. E’ una procedura matematica che ti fa arrivare a un risultato in base ai dati a disposizione. Ed è applicata in tutti i campi in cui noi umani finora ci regolavamo per conto nostro. C’è l’algoritmo che ti fa trovare l’anima gemella, e se lo dice lui ti devi stare anche se poi siete finiti a coltellate. C’è l’algoritmo che ti confeziona la vacanza perfetta, e se ti manda al Polo Nord non ti devi lamentare anche se sei freddoloso. C’è l’algoritmo che ti prepara il menu per Natale, e se ti mette il capitone ti devi stare anche se è schiumoso come una saponetta. C’è l’algoritmo che ti dice per quanto tempo devi fare jogging, e ti devi stare anche se l’altra volta sei finito in codice rosso al pronto soccorso. E non è che puoi dire che l’algoritmo è cretino, quello per vendetta ti fa investire da un camion con guida senza pilota, cioè con algoritmo. Ormai si può sparare sulla Croce Rossa ma non sull’algoritmo.

 FONTE DI GUAI Ma che l’algoritmo sia capace di tutto, ce ne rendiamo conto ora che è capace di calcolare il giorno esatto della nostra morte (con possibilità di sbaglio solo di qualche minuto). Lo hanno annunciato ricercatori americani dopo un test su 216 mila pazienti non lungodegenti, ma ricoverati soltanto da 24 ore (e che quindi potevano avere anche una semplice influenza di stagione). La precisione che dicono di aver raggiunto è del 95 per cento. E siccome se sei ricoverato anche per un solo giorno ti prendono perlomeno la pressione, dalla pressione l’algoritmo si fa tutti i ragionamenti suoi per darti la sentenza. Ora è possibile che tu lo voglia sapere così anche tu ti fai i calcoli tuoi. Ma se non lo vuoi sapere altrimenti crepi in quel momento stesso, come fai a campare sapendo che qualcuno ti sta facendo il conto di quanto ti resta? Cioè un miserabile di algoritmo.

 Ma ormai non puoi fare un passo senza che quello non stia a farsi i fatti tuoi. Un amico racconta che cercava su Google qualcosa sulla <Balena blu>, che non è una Balena ma il modo di definire i ragazzi col vizio di procurarsi danni fisici. E che ti fa l’algoritmo che era in agguato peggio di una portinaia? Ti manda sùbito la pubblicità di canne da pesca e di ristoranti che fanno il panino col pesce arrosto. Nella testa sua, se ti occupi di una balena, sei anche uno che prende il ciambotto con la lenza o che la domenica si fa il polpo crudo. Perché tutto si può dire, ma non che questo algoritmo non sia volpino.

  Ora pare che sia in grado di prevedere dopo pochi minuti come andrà a finire una partita di calcio, e non solo quella della Juventus tanto vince sempre. Allora ci devono spiegare perché non si dà alle scommesse di Claudio Amendola, quello che dice di essere il meglio del mondo. E’ l’algoritmo a dire se Higuain deve tirare il rigore. E l’algoritmo è il tipo che risponde se chiami il numero blu al telefono e mai sia gli dici, scusi non ho capito, la riprende dall’inizio e puoi stare lì tutta la giornata. E’ un algoritmo a dire se puoi avere dalla banca il prestito per la prima comunione di tuo figlio ché ormai costano quanto un matrimonio. E’ lui a decidere se un’azienda può avere un appalto pubblico. Ed è sempre lui che se vai al bancomat a prelevare e quello non ti vuole mollare un euro, puoi riempirlo di calci e parolacce che neanche Sgarbi, ma l’euro non lo hai.

 ERRORI DA POLLO Ora però con l’algoritmo vale ciò che il grande comico Petrolini disse una volta a uno spettatore che disturbava dalla galleria: la colpa non è tua, ma di chi non ti butta giù. O vale quello che Jessica Rabbit, la diva dei cartoni animati, dice per scindere le responsabilità: non sono cattiva, è che mi hanno disegnata così. L’algoritmo è un tipo che fa esattamente ciò che chi lo ha programmato gli ha detto di fare. In genere la canaglia, ancorché ci siano anche algoritmi benemeriti dell’umanità. La regola è <spazzatura dentro, spazzatura fuori>.

 Vedi due sue ultime imprese. All’algoritmo di Facebook hanno detto giustamente che non deve fare il razzista. Esempio: non dire <negro> ma <nero>. Ma non gli hanno spiegato che Negro con la N maiuscola può essere il cognome di una persona. Anzi è la concessionaria d’auto Negro nel Trevigiano che si è così vista rifiutare una pubblicità tranne che non cambi il nome in Bianchi. E la giornalista americana Gillian Brockell ha dovuto fare un appello pubblico per non continuare a ricevere pubblicità premaman dato che purtroppo ha perso il bambino che aspettava. Ma nessuno aveva avvertito l’algoritmo che insisteva con pannolini e pappe. Il fatto è che, ammettiamolo, l’algoritmo è come il cane magro: prende mazzate da tutti. Con tutta la solidarietà nei suoi confronti, ora che può stabilire quando dovremo morire, vada a morire ammazzato lui e chi lo manda avanti.