Il mercatino di Natale per beffare il solito Sud

Venerd́ 28 dicembre 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Io do una cosa a te, tu ne togli due a me. Così la politica italiana fra Nord e Sud. Uno può dire tutto ciò che vuole sul reddito di cittadinanza: funzionerà, non funzionerà. Tanto per cominciare, sta da vedere cosa ne resterà visti i tagli per far quadrare i conti nazionali. Ma comunque è per il Sud l’unica cosa pensata dal contratto di governo. Bene. Ma tu volevi che andasse così tranquilla? No, il Sud l’avrà solo se ci sarà contemporaneamente il federalismo differenziato per Veneto, Lombardia ed Emilia. Col quale si vogliono tenere i soldi delle loro tasse come se la loro appartenenza all’Italia fosse solo casuale. Ma se si fa così, non aumenterà invece di diminuire il divario fra Nord e Sud? Risposta non pervenuta.

 Nell’attesa, qualche altra botta al Sud fa talmente parte del paesaggio da passare inosservata. Anzi, naturale, altrimenti non avrebbero <costruito> questo Sud. E’ vissuto meno di una farfalla l’impegno (si fa per dire) di destinare al Sud il 34 per cento della spesa pubblica nazionale. Non un regalo natalizio, ma matematica: questa è la percentuale della popolazione meridionale. Finora quindi derubata. Ridotto il credito di imposta (uno sconto) per chi investe e assume, e vai allora a investire e assumere in un Sud con meno infrastrutture e meno servizi.

 Ancòra. Tagliati un miliardo e 650 milioni al fondo di coesione, che non è un gentile omaggio ma solo un tentativo di ridurre appunto il divario. Ridotti di 600 milioni gli investimenti delle Ferrovie dello Stato, in un Sud in cui la velocità media ferroviaria non supera i 65 chilometri orari. Sottratti 600 milioni al Fondo sociale europeo, alla faccia di poveri e disagiati. E nel frattempo vengono fuori cifre delle quali non si sa se piangere o ridere. Pressione fiscale maggiore al Sud, proprio quello accusato di vivere con le tasse altrui e di essere tutto evasore (cifre dei Conti pubblici territoriali, non di un romanzo fantasy). Costo dei prestiti bancari superiore al Sud, dove sono più necessari (nel ricco Trentino si paga tre volte meno che in Calabria). Più  la madre di tutte le differenze: reddito al Sud del 45 per cento in meno rispetto al Centro Nord. Un cittadino meridionale vale la metà.

 Allora, di fronte a tutto questo, si dice: perlomeno c’è il reddito di cittadinanza. Che andrà soprattutto al Sud colpevole di avere più poveri. E no, mio caro, troppo facile. Anzitutto la bordata nordista: è assistenza, come se l’avesse voluto il Sud il quale invece preferirebbe cantieri. Non porterà lavoro. Ma siccome ve lo diamo, non è sicuro fino all’ultimo: la condizione è che i Cinque Stelle votino l’autonomia per Veneto e compagni. Quella che per il presidente veneto Zaia è una pagina di storia per l’Italia. Perfettamente d’accordo, visto che 157 anni dopo l’Italia unita non esisterebbe più.

 Però, sai, questi ricchi hanno i loro diritti. Mica possono piangere. E mica possono avere, per dire, la stessa sanità e la stessa scuola di tutti gli altri: i ricchi ne hanno più bisogno. Quindi si devono tenere i loro soldi. Inaugurando una nuova regola costituzionale, il diritto ad avere ancòra di più quanto più hai. Ma la ministra leghista (e veneta) Erika Stefani spiega che non è proprio così. Perché all’inizio le regioni interessate faranno da sé nelle 23 materie in comproprietà con lo Stato, ma con gli stessi soldi che finora gli passava lo Stato. Poi si dovranno calcolare i cosiddetti <costi standard>. Esempio: quanto costa un alunno delle elementari. Tanto? E allora tanto lo Stato deve passare sia in Lombardia che in Basilicata. Finora si fa con la <spesa storica>: tu Campania hai meno asili nido, quindi sempre meno ne avrai. Perché non significa che ne hai meno perché non ti sono stati ingiustamente dati, ma perché non ne hai bisogno anche se i tuoi bambini sono per strada. Così impari a essere campano.

 Con i <costi standard> si dovranno stabilire questi bisogni per tutti, cosa mai fatta dal 2001 inizio del federalismo fiscale. Diciamocelo zitti zitti: non è che così i signori veneti si accorgeranno che ci perdono? E che finora hanno avuto sempre più del Sud perché <storicamente> così sempre avvenuto? A pensare a male si fa peccato. Ma chissà se questi <costi standard> li faranno mai appena si faranno i conti. Per intanto si tengono in più i loro soldi. E se qualcuno dovesse obiettare, i ricchi non votano l’aiuto ai poveri del Sud.

 A sfasciare l’Italia sono loro. Ma se qualcuno prima o poi al Sud si stufa e dice, chessò, allora ci conviene di più andarcene per conto nostro, attenzione. Nessuno venga a dire che è il solito Sud separatista. E nessuno si lamenti se scopre che l’Italia poteva crescere solo se era fatto crescere il Sud.

 (P.S. Il Sud dimenticato e ingiustamente trattato viene difeso solo dai giornali del Sud. Non è un motivo in più perché la <Gazzetta> ci sia?).