Il Sud ? Un avanzo nell’Italia federale

Venerdì 4 gennaio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

C’è già un anticipo dell’Italia spaccata come la vorrebbero i ricchi del Veneto. E’ l’ingiusta Italia della Sanità. Quella che prevede 800 milioni di fondi nazionali in più per l’Emilia rispetto alla Puglia pur avendo le due regioni la stessa popolazione. Perché, allora? Perché l’Emilia avrebbe più anziani. Ma anziani più ricchi rispetto a quelli pugliesi meno numerosi ma certamente più bisognosi dei loro. Ma il principio è che i ricchi hanno più bisogno (e diritti) dei meno ricchi. Così gli anziani (e non solo) del Sud spesso rinunciano anche a curarsi. Oppure chi può va a curarsi da loro. E quanto più i pazienti meridionali sono costretti ad andare negli ospedali del Nord, tanto più quegli ospedali hanno posti letto e attrezzature. Cioè si allarga il disavanzo a danno del Sud. Una trappola.

 Ora moltiplichiamo la sanità per tutte le altre 22 materie che Veneto e compagni vorrebbero gestire da sé, dalla scuola al lavoro. E tenendosi i soldi delle loro tasse invece di versarle allo Stato: avremo la prossima Italia come gli egoisti secessionisti la immaginano. Con l’aggravante, restando alla sanità, che domani potrebbero decidere loro quali pazienti accogliere, e a quale costo. Come se si dovesse superare una dogana ma stando nello stesso Paese. Un’Italia con fasce diverse di servizi pubblici e di diritti, come se fosse del tutto naturale essere privilegiati a seconda del posto in cui nasci. Ed essere privilegiati per legge.

 La prima Italia sarebbe quella pronta a seguire il Veneto nella sua pretesa di avere tutto di più per ragioni geografiche. Cioè Lombardia ed Emilia sùbito dopo. E poi il Piemonte, il cui governatore Chiamparino si è immediatamente accodato pur essendo del Pd e non della Lega, dimostrazione che di fronte alla torta non c’è ideologia che tenga. Del resto neanche i consiglieri Pd veneti e lombardi si sono fatti pregare per essere d’accordo. Quindi Liguria, Toscana, Umbria e Marche. Sarebbe l’Italia sempre più ricca, con sempre più servizi, con sempre più alta qualità della vita. Ripetiamo: in base alla legge che lo imporrebbe. Regioni ciascuna delle quali, però, potrebbe regolarsi come vuole, esempio, per la scuola: chi insegnare il proprio dialetto, chi abolire il latino perché richiama troppo Roma.

 La quale Roma a questo punto capeggerebbe gli avanzi dell’Italia: dal Lazio alla Calabria, comprese ovviamente Puglia e Basilicata. Una Roma che chissà chi continuerebbe a considerare la capitale di tutti, quand’anche ai ricchi per legge interessasse. E una Italia <cattiva> che nessuno vorrebbe. E che a quel punto finirebbe per essere ancor più gestita da uno Stato con i mezzi che restano, avendo lo Stato deciso di non farsi versare le tasse dei ricchi solo perché sono ricchi. Chissà che avverrebbe se i pochi eventuali benestanti di questa Italia cattiva dicessero di volersi tenere anch’essi le loro tasse per abbellire la loro strada, visto che a pagare le tasse sono i singoli non i territori. Perché il ricco veneto sì e io no? Un’Italia cattiva con servizi ancòra più scarsi, non essendo stata finora mai applicata la Costituzione che ne prevedeva un livello minimo per tutti, altrimenti che Paese sarebbe stato? Quello che non è, infatti.

 Poi ci sarebbe la terza Italia delle Regioni a statuto speciale, quelle che per Costituzione già fanno come pretendono il Veneto e le altre. L’Italia di Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Bolzano e Trento. Le quali potrebbero dire: vogliamo anche noi di più, altrimenti che differenza ci sarebbe fra il nostro Statuto speciale e le nuove Regioni autonome? Ciò che, se fosse accolto, toglierebbe ancòra soldi all’Italia cattiva. Dalla quale cosa fare, col lavoro che sarebbe ancòra meno e con tutto il resto meno? Emigrare sempre di più, spopolare, chiudere quartieri, non fare figli, ridurre scuole, prosciugare università, eliminare ospedali. Tanto, se se ne vanno i giovani, già il governo ha previsto tasse solo al 7 per cento per gli anziani pensionati che volessero trasferirsi nei paesi e nelle case abbandonati. Il futuro del Sud affidato a chi non ha più futuro.

 Fosse un film di fantascienza, sono di moda. Ma è il domani immediato se passa, come si annuncia al più presto, il <federalismo differenziato>. Quello che si presenta come maggiore autonomia, per carità chi non la vorrebbe, e tace sui soldi da tenersi. In modo da farlo passare nella disattenzione generale. O magari in uno sperduto comma. E non è detto che non riesca, visto il silenzio dei governatori meridionali, che forse si vergognano perché meridionali. Tranne il campano De Luca che ha annusato l’imbroglio e chiama (finora inutilmente) a raccolta gli altri. Insomma si sta distruggendo l’Italia, e condannando alla morte civile quegli avanzi del Sud, ma pare che non ci sia nulla di nuovo. Tranne il 2019.