Tutti noi insieme pių soli che mai

Sabato 19 gennaio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Piazza centrale di Bari sulla quale si affaccia l’ateneo. Via vai di giovani come in un qualsiasi campus universitario del mondo. Ma qua e là, su una panchina al sole d’inverno, anziani. Alcuni arrivati anche da quartieri lontani in bus. Ma chi ce la fa, in bicicletta. Stanno fino all’ora di pranzo e poi vanno via. Non sono venuti per fare qualcosa, sono venuti per riempire il poco da fare. Sono venuti per solitudine. Cui la città offre almeno una piazza, appunto, o un ritaglio di vita all’aperto quando il clima lo consente. Specie al Sud, ultimo relitto di cultura del cortile, quel fiato collettivo di vicinato che donava sempre uno sguardo, se non una mano. Nel quale ci si parlava da una porta all’altra, ci si seguiva da una finestra all’altra. Tutto finito, forse.

 MALATTIA CONTEMPORANEA Lo scrittore torinese (ancorché di madre siciliana) Luca Bianchini è un abituale di Polignano, quella Polignano aperta a tutti prima che si innalzasse il muro dei tornelli natalizi per entrarci. E racconta che se a Milano chiede a qualcuno di un barbiere vicino, passano troppo veloci per rispondergli, quand’anche volessero. A Polignano addirittura lo accompagnano di persona. Ma Polignano è una piccola città. Magari anche nella grande città ti dicono dove è una via tale che cerchi, anche se ti prendono in giro se non usi il navigatore che ormai guida anche i pedoni. Ma cosa diversa sono altri aiuti di cui puoi avere bisogno. L’aiuto sociale. Quello per il quale siamo gli ultimi in Europa. Noi culla della civiltà mediterranea che non fa mai sentire soli. E siamo penultimi in Europa (dopo la Francia) se cerchiamo qualcuno con cui fare due chiacchiere.

 Una regressione della chiusura in noi stessi, si potrebbe dire. Una nuova categoria di italiani. Gli italiani incattiviti di cui ha parlato l’ultimo rapporto del Censis. Ma ci sono forme diverse di solitudine. Questo è il gelo della paura del futuro (se non del presente) che ci fa considerare un pericolo qualsiasi cosa, anche chi ci chiede che ora è: e se vuol vedere che orologio ho? Questa paura va rassicurata, ha bisogno appunto di un aiuto sociale. Discutibili finora le risposte. Che sia la possibilità di sparare in casa a chi ci aggredisce o sia il reddito di cittadinanza contro la povertà. Risposte che sarebbero più gradite se a proteggerci fosse la polizia e se a rasserenarci fosse un posto di lavoro. Il lavoro primo anestetico per le tensioni.

 Ma poi c’è la sala di attesa del medico di famiglia. Non è sicuro che chi arriva saluti, come se i presenti avessero il torto di entrare prima per la visita. E poi non una parola con nessuno, ma dialogo muto di ciascuno col suo cellulare. Tutti di testa lì. E’ la solitudine del tempo moderno, il massimo della comunicazione senza comunicazione. Il colloquio afono e digitale con altri altrettanto afoni e digitali. Lo stesso che fa andare un gruppo di amici al bar per il rito collettivo di stare insieme stando ciascuno per conto proprio a navigare su uno smartphone.

 GELIDO VUOTO C’erano una volta le famiglie. C’erano una volta le parrocchie. C’erano una volta i circoli. C’erano una volta le associazioni. C’erano una volta i partiti. Alcuni ci sono ancòra. Ma nessuno ormai più capace di riempire i vuoti. E’ passato un anno da quando in Gran Bretagna hanno istituito il ministero della solitudine. Una malattia di questa epoca fragile e ansiosa. Una malattia che, secondo i medici, sarebbe l’equivalente di 15 sigarette al giorno. Frutto anche della crisi di quello Stato sociale che provvedeva a tutti con la previdenza e l’assistenza, ma che l’Europa non può consentirsi più pur essendo stato la sua rivoluzione. Sono 12 su cento gli italiani che non sanno con chi parlare dei propri problemi. E sono più di 13 su cento quelli che dicono di non sapere a chi rivolgersi in caso di necessità. E in 8 milioni e mezzo vivono da soli, la metà al Nord. Anziani, anzitutto.

 Un tempo l’anziano faceva il giro dei figli e chiedeva, ti serve qualcosa? C’era da andare in banca, ma in banca non c’è più quel simpatico cassiere col quale si parlava di artrosi e della Juventus. Non c’è più neanche lo sportello perché si fa tutto da casa col computer. E così alla posta. Anche alla tavola calda non è più necessario andare di persona, basta una telefonata e anzi una app, come si dice oggi. Si andava insieme il sabato a comprarsi un maglione, ora lo ordinano su Amazon e arriva il giorno dopo senza averlo neanche provato (al massimo lo hanno preventivamente fotografato nel negozio). Agenzie di viaggio, sempre meno, il biglietto aereo è on line e la vacanza in Marocco la si costruisce pezzo per pezzo da un sito all’altro. Si fidanzano conoscendosi sui cellulari.

 Così le solitudini si moltiplicano tanto più quanto spariscono le occasioni per evitarle. Anche così non nascono più figli quanto più sarebbero necessari. Così uno che fa? Si compra un cane.