Via da Internet ora ci ha scocciato

Sabato 26 gennaio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Eroi civili. Ecco cosa sono quelli che decidono di cancellarsi dai <social network>, insomma Facebook e compagni. Che si è liberi, per carità, di usare o no, mica sono obbligatori come la Tachipirina se abbiamo la febbre. Ma sapendo che oggi se Salvini deve dire una cosa, la dice lì, e la dice lì perché non è stupido. E se vuoi far sapere che ne pensi del reddito di cittadinanza, lo fai sapere lì, altrimenti non ti fila nessuno. E se abbiamo problemi tipo, scusate ci sono anch’io, senza essere lì rischiamo di non esistere. Incontri qualcuno e ti chiede, successo qualcosa?, è da un po’ che non ti fai vivo. Non ti fai vivo proprio lì, sui social, non al telefono o per lettera. Essendo quindi necessario un post, un tweet, un sms, una foto, un video, una faccina come dimostrazione a se stessi di esistere e come conferma per gli altri che siete ancòra a questo mondo.

 SCEMI DEL VILLAGGIO Il problema è che la Rete non sempre è un posticino raccomandabile. E non tutti ci sanno stare senza essere convinti di poter fare come a casa loro. Faccia a faccia pochi parlerebbero come si parla lì. E spesso non sai neanche chi sia lo scemo del villaggio convinto di contare tanto più quanto sputa fango, insulti, volgarità così come respira. Tu, esempio, osi sostenere che il reddito di cittadinanza non ti convince, e quello ti dice che sei un imbecille. Beh. Una bolgia con la spiccata capacità di esprimere il peggio di tutti. Avendo ancòra una volta ragione il sociologo Mac Luhan il quale affermava che il mezzo fa il messaggio. Ma lo diceva per la televisione, nel senso che ciò che passa di lì non può che essere com’è, cioè spettacolo. Ciò che passa per la rete non può che essere bordello.

 Il primo a far sapere che, scusate, ma io non ci sto più, è stato Alessandro Gassmann. Tutti quelli che sul suo profilo Twitter appaiono senza foto o nome, verranno bloccati. E anche se sono educati come lord inglesi. In fondo, ha aggiunto l’attore, è come se fosse una casa e mi fa piacere far entrare chi si presenta. Ma spesso i killer da tastiera sono a volto coperto come  banditi o indossano un volto altrui. Eh, ma io non amo la mia faccia, hanno risposto alcuni. Altri per non avere problemi sul posto di lavoro. Ma anche Asia Argento ha detto addio a quel Twitter che pure era stato il cavallo di battaglia per le sue denunce di molestie sessuali. Un boomerang quando a essere accusata per lo stesso motivo è stata lei.

 E poi, nel mondo dello spettacolo, il rapper Fedez, pure uno che senza i social forse sarebbe un applicato aggiunto di segreteria. Si è sospeso dopo essere stato sotterrato di improperi avendo fittato un intero supermercato per un suo party. Sorte non da meno per il collega afroamericano Kanye West, figlio dei ghetti e già paladino dei diritti dei neri. Sì, ma se poi sostieni Trump come li reggi quelli che ti scrivono col sangue agli occhi che sei un verme di venduto? Millie Bobby Brown è una stellina statunitense nota per un suo ruolo nella serie <Stranger Things> su Netflix. Sul suo seguitissimo profilo Twitter chiede a una sua fan islamica di non coprirsi il volto in un selfie. Forsennate accuse di razzismo condite di truculente minacce e chiusura del profilo per evitare il peggio. Addio ai fan e a Twitter anche per il nostro Marco Mengoni.

 L’ARMA DELLE PAROLE Non da meno la politica, che pur coi social ci gioca volentieri col fuoco. Fa rumore Robert Habeck, filosofo ecologista, astro nascente dei Verdi tedeschi esploso alle ultime elezioni in Germania. Non solo suoi dati personali trafugati e comunicati all’intero mondo emerso. Ma offerti in pasto alla Rete anche il nome dei suoi bambini e le sue conversazioni in famiglia, non tranquillizzante operazione visti appunto i troppi dementi lì vaganti. <C’è tanto odio, cattiveria, diffamazione>. Lui forte di 50 mila seguaci sia su Twitter che su Facebook. E a loro grato, sapendo che oggi la politica è in gran parte comunicazione, e comunicazione <on line>. Profili chiusi ma con una bomba di onestà: <Twitter mi fa scattare qualcosa: sono più aggressivo anch’io, polemico, stridulo, estremo, e con una velocità che non lascia spazio alla riflessione>. Evidentemente, ha aggiunto in autodiagnosi, non sono immunizzato contro questa deriva.

Nel suo <La patologia di Internet>, Patricia Wallace ha scritto che sulla Rete è difficile esprimersi in modo equilibrato perché manca la comunicazione non verbale. Sono toni, sguardi, pause, gesti, occhi. Allora aggredisci affidandoti solo all’arma delle parole. Rispondere o lasciar perdere? Segnalare o cancellarsi? C’è chi vede una strategia commerciale anche nel dire basta, si parla egualmente di me. C’è chi dice, chi di Rete ferisce, di Rete perisce. E c’è chi ricorda il mitico Nanni Moretti: sarò notato di più se vado o se non vado alla festa? Ciascuno di noi risponda. Dopo si controllerà di quanto si è allungato il naso.