Il contropiede che il Sud pụ giocare contro il Nord

Venerd́ 1 febbraio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

E se l’iniziativa per una volta la prendesse il Sud? E se per una volta il Sud decidesse di non giocare sempre in difesa contro le continue iniziative del Nord per conservare i suoi privilegi? Vedi ora la questione dell’<autonomia rafforzata>, quella con la quale i ricchi vogliono essere sempre più ricchi infischiandosene del resto del Paese. Allora verso il Veneto, la Lombardia e l’Emilia che tentano di fare il colpo da Banda Bassotti, che vogliono restare in Italia ma alle loro condizioni di favore, si potrebbe rispondere con un contropiede. Sapete cos’è? Ad andarcene siamo noi, così vediamo chi non può fare a meno dell’altro. Separiamoci. Ovviamente, siccome l’Italia vogliono spaccarla loro più di quanto non lo sia già, il Sud non lo farà. Ma sarebbe interessante vedere la reazione.

 Perché loro la secessione volevano farla. Anzi era al punto primo dello statuto della Lega Nord: l’indipendenza della Padania. Quello statuto non è mai stato cambiato, neanche ora che la Lega Nord è diventata Lega e basta. Bossi strillava contro Roma ladrona e si puliva le terga col tricolore. Ma quando parlava al suo popolo dagli elmi cornuti, sapeva che la secessione non gli conveniva. Come, possiamo continuare ad approfittare di tutto il mercato del Sud. Possiamo continuare a fare le vittime con uno Stato che continua a spendere più per noi che per il Sud. Possiamo continuare a beneficiare di un grande Paese nonostante tutto e al quale sputiamo addosso, e ce ne andiamo? Allora l’hanno girata a federalismo.

 Il federalismo partiva da un principio neanche indigesto: ciascuno impari a fare un po’ più da sé, senza aspettare sempre mamma Stato. Così responsabilizzandosi, dovrà poi pagare per le sue inadempienze o godere delle sue capacità. Si doveva però partire a parità di condizioni, mica col trucco. Sappiamo cosa è stato il federalismo per il Sud: una beffa. Più tasse locali per rimediare ai minori apporti dello Stato. E quanto alla perequazione, campa cavallo. Né stabiliti mai i cosiddetti Lep, cioè stesso livello di servizi in tutto il Paese, dalla sanità all’università. Oggi al Sud si è discriminati rispetto al Nord dalla culla (40 per cento di mortalità infantile in più) alla tomba (vita media di 4 anni in meno). Né mai avviata la perequazione infrastrutturale: oggi ci si mette più per andare da Bari a Napoli che da Roma a Milano.

 Ora però Veneto e compagni vogliono fare andare avanti quella secessione ma restando in Italia. In pratica vogliono cristallizzare la situazione, col comodo (e produttivo per loro) divario attuale. Ci amministriamo per conto nostro in tutte le materie finora in comproprietà con lo Stato, e va bene. Ciò che lo Stato spende attualmente per quelle materie, lo passa a noi, una partita di giro: e va bene. Qui però scatta lo scippo: ci teniamo anche i soldi delle tasse che paghiamo allo Stato, come se fossero roba loro e non dello Stato. Per quale motivo? Perché siamo più ricchi. E i ricchi hanno bisogno di ospedali migliori e di asili nido migliori. Anzi ne hanno più diritto perché ricchi. Ma possono pagarseli per conto proprio, ci sono ospedali e asili privati. No, li dobbiamo sottrarre allo Stato come diritto dei più forti.

 Ovvio che lo Stato, privato di quelle risorse, non potrà assicurare il sia pur insufficiente attuale livello di servizi al resto del Paese. Sud in testa, che così sarebbe ancòra più danneggiato di quanto non lo sia già ora. Più morti nelle culle, meno vita dopo. Ancòra meno lavoro, più famiglie povere, più ragazzi emigrati. E questo come se fosse del tutto normale nello stesso Paese. Ma il Sud non si lamenti, per loro abbiamo previsto il reddito di cittadinanza, non è vero che vuole essere sempre assistito? Di là sempre maggiore ricchezza (senza disconoscere meriti), di qua sempre maggiore assistenza. Stabilito da un vecchio e comodo pregiudizio. I vizi sono tutti al Sud, che perciò non vuole il federalismo. Le virtù tutte al Nord, che perciò lo vuole.

 Il fatto è che non è vero che il Sud non voglia il federalismo, lo vuole senza agguati. Ma intanto la secessione non chiamata secessione già c’è da tempo, altrimenti non avremmo il divario attuale. Vergogna contro il quale non si è mai fatto nulla per cambiare. Col federalismo differenziato si vuole addirittura differenziare ancòra di più. Lo si vuole fare a termini di legge. Lo si vuole far passare come un effetto del diverso modo di essere delle due parti del Paese, non del diverso modo di essere trattate. Lo si vuole far passare come cosa naturale.

 Allora il Sud può finalmente decidere di giocare una partita sua e non sempre quella degli altri? Può pensare a una macroregione a una sola voce se necessario? E può dire che se continua così, a separarci potremmo essere noi, così finisce la pacchia del Nord? Può dirlo anche se è soprattutto una provocazione?