< Scendere il cane e stare sopra la zia >

Sabato 2 febbraio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ma insomma, questo cane, lo possiamo scendere o no?  E questo bambino, lo possiamo sedere, o no? E visto che ci siamo, possiamo entrare i panni, o no? D’improvviso nei giorni scorsi uno squarcio di luce si è aperto. E ci è sembrato che il governo del cambiamento avesse davvero cominciato a cambiare qualcosa. Altro che  il solito congiuntivo sbagliato di Di Maio, che poi sbagliato non è perché siccome questo è il governo del popolo, il popolo in effetti del congiuntivo non se ne frega granché. Ma è stato un attacco al cuore della lingua italiana, pensate: un verbo intransitivo che regge un complemento oggetto. Di modo che il cane non è fatto scendere, ma viene sceso. E il bambino non è fatto sedere, ma viene seduto. E i panni non sono portati dentro, ma vengono entrati.

 LINGUA A SORPRESA Già si attendeva un decreto da far girare per tutte le scuole d’Italia, già tutti quelli che odiano i laureati erano pronti a festeggiare con i gilet giallo-verdi, già si prevedeva il faccione muflone di Salvini in collegamento diretto su Facebook, quando la delusione per il mancato colpo di Stato è stata più grande di una finale mondiale di calcio persa con la Francia. A proclamare che la lingua italiana d’ora in poi non è più che un’opinione, era stato proprio uno di quegli intellettuali meno amati di un funzionario della Agenzia delle Entrate. O meno amato di chi dovesse dire che non danno più il reddito di cittadinanza. O di chi dovesse richiamare in campo Renzi.

 L’Uomo della Speranza era stato un professorone dell’Accademia della Crusca, cioè del tribunale della nostra lingua. Un professorone che di quelli che per un punto e virgola sbagliato manderebbe la madre al rogo come strega. Allora che ti dice questo Vittorio Coletti più eminente di un cardinale e più inflessibile di un Savonarola? Dice che sì, in effetti è più pratico sedere il bambino che farlo sedere. E che si fa prima a salire il medesimo bambino dalla nonna che a farlo salire. Non ne parliamo di quando si tratta di scendere il pacco in cantina. E, visto che ci siamo, non c’è nulla di più veloce di uscire la spazzatura invece di portarla fuori. E la macchina, la entriamo direttamente in garage invece di stare a fare tante manovre anche con le parole.

 Insomma c’è una lingua davanti alla quale non si deve avere la stessa faccia di uno che è appena uscito dal dentista. Una lingua che è sempre errore blu se scritta, ma suvvia, non la facciamo grossa, siamo un po’ tolleranti se è solo parlata. Non è che anche la Crusca esca il cane. Ma se qualcuno (anzi la maggioranza degli italiani) lo esce senza dare nell’occhio, non è che lo condanneranno ad ascoltare una dichiarazione di Emiliano al giorno.

 Ma siccome questo è il Paese in disaccordo su tutto, apriti cielo. Sfottò più sanguinosi di una bistecca alla fiorentina. Articoli di giornale più corrosivi dell’acido cloridrico. Puristi spuntati come funghi dopo un acquazzone e nostri indignati speciali ridestati d’urgenza dal loro abituale sonno di fronte allo schifo di ogni giorno. Con tanto di sono stato frainteso da parte di Coletti e ripristino dell’ordine controrivoluzionario da parte del suo presidente (che fra l’altro il cane non lo esce perché non ce l’ha). E la sentenza: no a questo linguaggio <meridionale e contadino>. Ignorando che l’Accademia della Crusca nacque proprio perché voleva esaltare la lingua, appunto, del popolo, quella dei mugnai in particolare, cioè il toscano del 1500.

 BANFI E GIANNI CIARDO Ma tu non volevi che venissero fuori a dire che il bambino lo siedono soprattutto al Sud? Che cioè in quel modo parlano e siedono soprattutto i terroni? Lo hanno sibilato ancòra più inveleniti da quando Lino Banfi di Canàus è stato nominato nel comitato italiano dell’Unesco (l’organismo dell’Onu per la cultura). Porca putténa. E figurati se non sono più pericolosi di una iena vegetariana ora che si può scendere il cane senza essere trattati peggio di un immigrato, anzi. Un trionfo di Sud, dopo che non c’è film, non c’è fiction televisiva, non c’è teatro, non c’è canzone, non c’è romanzo in cui non si parli di Sud, non si sogni di Sud, non si immagini Sud, non si scelga Sud. Ce l’hanno dentro e non lo vogliono dire.

 I meridionali sono però buoni di cuore. Lo è anche nonno Lino, anzi nonno Libero, pure se ti spezza i menischi se lo fai inzazzére. Perché se i meridionali volessero stravincere, basterebbe mettere in campo un bomber come Gianni Ciardo migliore di Ronaldo. Non solo scendere il cane (con variante: e lo piscio) e salire il gatto, non solo entrare i panni e sedere il bambino, non solo entrare la macchina e uscire la spazzatura. Ma anche questo bambino sono tre giorni che non mi mangia. Peppino sta sopra la nonna. Vitino è abbasso alla zia. Papà sta dentro la comara (questa consentita ai minori solo se accompagnati). Dopo di che, non ci sarebbe più partita contro il Sud.