Antirazzismo è l’autista bianco per un nero chic

Domenica 3 febbraio 2019 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

GREEN BOOK – di Peter Farrelly. Interpreti: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini. Road movie biografico, Usa, 2018. Durata: 2 ore 4 minuti.

 Profonda America del Sud, 1962. Solo sette anni prima, Rosa Louise Parks, sarta nera dell’Alabama, non si alza dal suo posto sul bus per far sedere un bianco. Inizia quella lotta per i movimenti civili culminata nell’assassinio di Martin Luther King. Il presidente Kennedy non fa in tempo a cambiare le leggi razziali, che due anni dopo la sua uccisione saranno spazzate dal suo successore Lindon Johnson. Ma il film si svolge appunto nel ’62 della piena discriminazione. E in quegli Stati ancòra nostalgici della schiavitù.

 Un nero che avesse voluto viaggiare doveva portarsi appresso il <Negro Motorist Green Book>, elenco dei pochi alberghi e ristoranti che gli davano accesso. Come nella storia vera raccontata dal film è costretto a fare un <colored> sia pure ricco e distinto come Don Shirley, pianista di fama mondiale (suonò anche alla Scala in <Rhapsody in blue> di Gershwin) di origine giamaicana. Uno che vive in un lussuoso appartamento nella Carnegie Hall di New York. Il quale ha però bisogno di un autista che lo porti di teatro in teatro e di città in città per otto settimane.

 E’ scelto un siculo-americano del Bronks, tale Tony Vallelonga, buttafuori attaccabrighe, mafiosetto (e ti pareva lo stereotipo) e un po’ razzista anch’egli. Già vedere in un’auto l’autista bianco e il cliente nero, sarebbe stato uno scandalo in quella America lì. E’ ancòra l’America segregazionista dei campi di cotone. Ma uno scandalo avrebbe potuto essere il confronto fra i due, l’uno ieratico intellettuale raffinato (e omosessuale), l’altro con l’eterna sigaretta in bocca, chiacchierone e imbolsito mangiatore (con le mani) di pollo fritto. Ma in quello scandalo c’è tutto il segreto di una trama non nuova per il cinema, ma qui piena di sorprese e di poesia.

 I due all’inizio non si prendono affatto. Ma man mano che il rapporto va avanti, man mano che la rozzezza e la signorilità passano dalla schermaglia alla conoscenza, man mano che la diffidenza si stempera, man mano che insieme superano ostacoli e pericoli, può succedere che nasca addirittura una amicizia. E che ciascuno, come a volte avviene, migliori l’altro al di là del cupo pregiudizio dell’ambiente. Tra momenti drammatici, divertenti (grazie soprattutto allo spiccio Tony), curiosi, grotteschi.

 Formidabili i due, dal 60enne Viggo Mortensen, danese-statunitense per una volta sottratto alla sua aria tenebrosa, al 44enne Ali Mahershala, già Oscar per miglior non protagonista in <Moolight> e ora di nuovo candidato insieme al protagonista Mortensen, oltre alle candidature per miglior film, sceneggiatura e montaggio (e vinti già i Golden Globe per miglior commedia, sceneggiatura, non protagonista). Curiosità: alla sceneggiatura ha contribuito il figlio di Vallelonga.

  Il regista Peter Farrelly, 62 anni, è uno dei due fratelli che hanno firmato opere più leggere e demenziali come <Tutti pazzi per Mary> e <Scemo e più scemo>. E se un difetto ha il film, è proprio un’aria troppo farsesca (determinata dall’eccessivo appiattimento sull’autista) quando gli avrebbe fatto bene uno stile più teso e sottile. Ma solo un appunto, ce ne fossero sempre film così. Specie ora che di razzismo si ricomincia a sentire l’odore acre.