Scuola , ore dieci lezione di sesso

Sabato 16 febbraio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ah, il sesso, il sesso. Una nipotina di tre anni piazza una pallonata canaglia nel basso ventre del nonno, e dice sghignazzando: nel pisellino. Ma come, a tre anni già il pisellino? Lo avrà di sicuro ascoltato in asilo. O da un amichetto più grande. Poi ne ascolterà altre, con i genitori che di volta in volta interverranno mezzo imbarazzati per spiegare, ma quasi sempre in seconda battuta, mai prevenendo. Continuerà così nell’età senza malizia. Casualmente. Difficile che un giorno i genitori dedichino un attimo a questo tema, come si insegna ai bambini a non mangiare con la bocca aperta o a non picchiare la sorellina. Finché i bambini non andranno a scuola. Maestra di vita, come si sa. Con troppi compiti che le vogliamo mettere addosso. Ma che debba occuparsi anche di sesso, vade retro: ancòra un tabù. Non se ne parla.

 L’APPELLO DEL PAPA Almeno così pare. Finché non arriva un papa a replicare: scusate, ma dove sta scritto? Insomma arriva a rompere gli specchi, cosa che al corrente papa riesce molto naturale. Un papa che parla di sesso fino a poco fa sarebbe stato più improbabile di un Di Maio senza sorriso perenne. Ma Francesco è Francesco anche per questo. Tornava in aereo da Panama e un giornalista a bordo gli chiede se la chiesa contraria all’educazione sessuale non si senta responsabile delle tante incinte precoci del Centroamerica. Contrario all’educazione sessuale sarà lei, è più o meno il tono della risposta. Perché il sesso è un dono, non un mostro. E bisognerebbe parlarne anche a scuola, sarebbe giusto che ci fosse una educazione sessuale fra i banchi. Con conseguente sudario di sconcerto in una scuola sempre trattata come una che dovrebbe farsi i fatti suoi. Sul sesso, più che mai.

 Che la scuola non vada a caccia di altre rogne, non ci piove. Soprattutto rogne a parità di condizioni. Scuola affamata nel Paese dello spreco. Con insegnanti meno pagati di un idraulico, disconosciuti nella loro grande funzione sociale, troppo oberati di compiti che spetterebbero anche ad altri. La famiglia, anzitutto. La società. Scuola esonerata da una educazione civica che non insegnerebbe solo a non passare col rosso in un tempo in cui l’educazione non civica sembra un titolo di merito. E il congiuntivo uno strumento di potere contro il popolo. E quanto all’educazione sessuale da affidare alla prof o al prof, un tira-e-molla di decenni per non concludere mai niente. E con l’educazione, anzi la cattiva educazione sessuale, relegata al passaparola fra amici. Al pub. O, ultimi arrivi, Internet.

 E’ stato Telefono Azzurro a far sapere che quattro adolescenti su cinque si informano (diciamo così) sul sesso navigando sui siti pornografici. Fuori moda e fuori mercato giornaletti e affini. Ed è Internet a risolvere il troppo discusso e mai risolto quesito sull’età più giusta per iniziare a parlare di sesso ai figli. Lì, <on line>, avviene a dieci anni, chissà se troppo presto o troppo tardi, comunque fuori controllo. Nella pratica, a quindici, e vai, quando almeno per lavarti i denti c’è qualcuno che ti dice di usare lo spazzolino dall’alto in basso. Tutto terreno fertile per un approccio non diciamo responsabile, aggettivo ormai vintage. Ma approccio perlomeno consapevole se non gioioso, come appunto fa sapere quel temerario di Francesco.

 ANCORA UN NO Quanto alla scuola, che facciamo? Affrontiamo l’educazione sessuale come la matematica o la storia? La affidiamo all’insegnante di scienze che ci spiega la piantina del corpo umano? O l’affidiamo all’educatore che nell’attuale geografia delle funzioni non esiste? La affidiamo ad associazioni l’una contro l’altra armata e ciascuna convinta di essere la più giusta? Usiamo testi che, orrore, parlano di omosessualità o di strani sessi? Ci vuole comunque il <consenso informato> dei genitori, in conflitto di interessi fra interessarsene, appunto, da sé, o delegare. E basta che uno non sia d’accordo, per non farne più niente. E questa famiglia, poi, nella cui cerchia avviene oggi la maggior parte degli abusi sessuali. E mentre ogni tre giorni in Italia una donna viene ammazzata dal suo uomo, e chissà come si insegna il rispetto in questa società.

 Così, caro papa, oggi l’educazione sessuale a scuola è ancòra facoltativa, come varie ed eventuali. Con qualche eccezione qua e là. Mentre il ministero dell’istruzione tace. E se quello della famiglia parla (fin troppo), lo fa con un progetto di riforma della famiglia che mette in croce la donna come responsabile di tutto ciò che non va. Il fatto è che per la chiesa, e per i cristiani, il sesso è sempre stato visto più come un peccato che come, appunto, un dono. E nessuno come Francesco lo sa, altrimenti perché parlava? Meno male che quella stessa nipotina della pallonata al nonno si riscatta chiedendo alla mamma: quando stavo nella tua pancia, parlavo? Non parlavi, ma speriamo che almeno non ascoltassi questo bel mondo.