Metti la Chiesa in un cellulare

Sabato 23 febbraio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Anche il buon Dio ha bisogno di suonare le sue campane, altrimenti chi le sente in mezzo a tanti urlatori? Ma non ci sono più pretacchioni a tirare le corde come in un film di don Camillo e Peppone. Né la cassetta registrata che sta alle campane come una sarda può stare a una spigola. Ora ci sono computer che non sbagliano un gloria, sono capaci di capire anche se qualche vicino si sveglia e sta smoccolando con linguaggio non propriamente cristiano. E’ la chiesa tecnologica al passo con i tempi, quella che non piace a tanti ipocriti convinti di essere più cattolici di papa Francesco. Il quale è più vicino al popol suo di quanto tanti gran sacerdoti vorrebbero insegnargli. Definire, come lui ha fatto, la Madonna una <influencer> di Dio non è un azzardo ma un colpo di genio. Visto che parlava ai 700 mila ragazzi della Giornata mondiale della gioventù di Panama. Ragazzi che sanno bene quanto una <influencer> può fare miracoli nel conquistare il suo seguito.

 LA FEDE 2.0  Ma non solo il computer campanaro. Ce ne siamo accorti con la fiera di prodotti religiosi <Devotio> di Bologna, memori di come Francesco abbia definito Internet tutt’altro che il diavolo. Diciamoci la verità: i fedeli diminuiscono e i debiti delle chiese aumentano. E i fedeli non è che siano felici come una pasqua quando queste chiese si trasformano in birrerie o palestre, se proprio non si riesce a farne più discrete sale da concerti. E poi è brutto addirittura il termine: sconsacrate, manco fosse un romanzo satanico di Umberto Eco. E come fare con chi non può raggiungere quelle più lontane?

 Ecco la messa a distanza, ora che anche il lavoro lo si può fare da casa (noia a parte). La chiesa <in remoto>, come si dice. Le funzioni in <streaming>, cioè via Internet, appunto. Un collegamento e anziani o malati sono serviti dalla propria parrocchia e non da quella della televisione. Ce ne sono già decine così in Italia, diciamo parrocchie 2.0. E passa che <ecclesia> voglia dire <comunità>, stare insieme e non come una somma di perfetti sconosciuti.

 Ma ce n’è anche da far arrabbiare quello spartano di Francesco, tipo quando vede un prete o una suora con un’auto alla moda e dice: se ne volete una bella, pensate ai bambini che muoiono di fame. Così a Bologna espongono un confessionale di ultima generazione. Insonorizzato perché i peccati non finiscano in piazza. Ma soprattutto climatizzato secondo le stagioni, manco fosse un cinque stelle superlusso. E imbottiture con lo stesso tessuto dei giubbotti da moto per farle durare almeno quindici anni, non bastassero gli artigiani della qualità che ci massacrano come rampogne con la loro pubblicità.

 E ai signori reverendi, non ci vogliamo pensare? Già il loro attuale abbigliamento scandalizza chi è rimasto alla religione come una penitenza. Ma per i sacerdoti più giovani, ecco le camicie slim, più aderenti delle attuali mongolfiere. Nei colori autorizzati, certo (nero, grigio, antracite, blu, celeste e bianco). Non eleganti come quelle del giornalista Vittorio Feltri o del calciatore Nela, che sembrano appena usciti da un atelier di Valentino. Ma anche in versione no-stiro, perché non c’è più una lira (pardon, euro) per la perpetua. Né, con tutto il rispetto e la fede, manca l’ultimo ritrovato per le ostie, prodotte da un’azienda calabrese leader nazionale in proposito: ora <dop> con farine anti-allergie e tutte identiche come certe mele del Trentino che sembrano palle di biliardo. Come se il corpo di Cristo ne avesse bisogno, ma di sicuro caritatevoli verso il fedele con problemi fisici.

 FRANCESCO NELLA TRECCANI E fedele da rincorrere ovunque sia, quindi anche con le valigette per la celebrazione: 24 ore con tutto il necessario per la messa. Non solo per camping o zone isolate, ma anche in caso di cataclisma. Il tutto a 600-700 euro che calano a 300 per il formato ridotto che sta addirittura in un borsello. E siccome nulla è più mobile e <liquido> dell’attuale vita, ecco <Click to Pray>, diavoleria (si fa per dire) tirata fuori dallo stesso Francesco dopo un Angelus dalla sua finestra. Strumento per pregare insieme, una <app> in sei lingue e in tre versioni (prega col papa, prega ogni giorno, prega in rete).

 Insomma la nostra sacra imprenditoria si dà da fare. Compresa quella pugliese, vista che l’azienda Tangari di Corato è fra i big e ha fornito tutti i paramenti e dintorni per l’ultimo film in cui Carlo Verdone quel mestiere fa. E visto che neanche qui i cinesi si stanno a casa loro, già inondando il mondo di santini e reliquie da record mondiale dell’imitazione. Ma Francesco vede e provvede, e chissà quante pecore si sarebbero smarrite senza di lui. Che ora compare anche nella nuova Treccani con le sue parole coniate nuove di zecca: <balconare>, <giocattolizzare>, <mafiarsi>, <nostalgiare>. Lui che sa bene quanto bisogna farne per <paradisare> un mondo che più satanasso non si può.