Più cuori aperti meno case chiuse

Sabato 16 marzo 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ridalli con le case chiuse. Puntuale come le allergie di primavera, l’Italia torna a dividersi sulla prostituzione. Anzi su quella legge Merlin del 1958 che abolì i postriboli di Stato. E chiuse appunto le case nelle quali si svolgeva legalmente, essendone invece puniti solo lo sfruttamento o la agevolazione. E’ una pratica che, come si sa, esiste da che esiste il mondo. Il più antico <mestiere>, come è snobisticamente definito, manco fosse quello di un fornaio o di un idraulico. Cinque anni fa fu un sindaco leghista veneto a promuovere una (fallita) raccolta di firme con lo slogan: <Salviamo i nostri marciapiedi>. Stavolta è stato l’altrettanto leghista vicepremier Salvini a rilanciare. E’ così in tutta Europa, ha detto (e ha ragione): perché no da noi?

 SI’ O NO ALLA LEGGE Che la Merlin meriti un monumento alla resistenza, lo dimostra la cinquantina di proposte per cancellarla tutte ferme in Parlamento. E proprio in questi giorni la Corte costituzionale ha ancòra una volta detto che è legittima. Dibattito in realtà all’italiana: chiacchiere da una parte, fatti dall’altra. Già il 35 per cento delle quasi 100 mila prostitute in Italia lo fa in alberghi e case private. Sappiamo dalle cronache giudiziarie di certi centri di estetica o disco pub. Con nove milioni di <clienti> che ci vanno e affari dai 3 ai 6 miliardi l’anno. E mai come ora su Internet sono stati in grado di organizzarne l’attività. Cosicché la strada è lasciata solo alle più disperate, vittime di un racket che le schiavizza con metodi indegni di una umanità che si dice lontana dall’età della pietra.

 Prima della Merlin i postriboli erano sempre esistiti. Addirittura un punto di orgoglio del fascismo. Anzitutto per il machismo del regime (Mussolini: <Stanotte ho stancato una donna>). Poi per la tutela della salute. Infine per il controllo sul tutto. La Merlin passò dalla difesa della salute alla difesa della dignità della donna. Dopo una battaglia durata dieci anni e senza che mai poi siano stati tutti d’accordo. Figuriamoci le generazioni di maschietti. Lei era socialista, ma quello era un Paese democristiano. Un Paese disposto a ignorare tutto purché non si vedesse e non se ne parlasse. Ipocrita assai. La moglie in casa a cucinare, il marito con licenza di casini. I ragazzotti vantavano di avere la femmina per divertirsi e quella <seria> per sposarsi. Lei doveva, per carità, arrivare al matrimonio più illibata di un giglio. Lui con licenza di posare impunemente la mano sul sedere della cameriera e di andare a sfogarsi quando urgeva.

 Il fatto è che la rivoluzione sessuale c’è stata, ma la prostituzione non è scomparsa. Lasciamo perdere oggi che si ammazza una moglie o una fidanzata solo perché ti vuole lasciare. Anzi non lasciamo perdere, troglodita di sesso cosiddetto forte che si crede ancòra tanto al centro del creato da non saper affrontare la debolezza di un abbandono. Ma ogni volta che il sesso a pagamento rivendica un legale luogo chiuso, si scontrano due concezioni della vita. Da un lato la libertà individuale, quand’anche decidere del proprio corpo sia una libertà e non una necessità (o, peggio, un obbligo o una costrizione). Dall’altro, una protezione sociale da una infame schiavitù, non fosse altro che una schiavitù della povertà. Quella di chi, più che scegliere, non ha scelta. Quella di chi vorrebbe lavorare in ufficio, e col computer più che con se stessa. Quella di chi sa bene, da Adamo ed Eva in poi, che lo puoi chiamare lavoro ma un lavoro non sarà mai.

 SEGRETO DISGUSTO Più che sporcarsene le mani con l’affare delle tasse, lo Stato dovrebbe impegnarsi per stroncare l’affare punto e basta. E più che fare cassa sull’amore profano, dovrebbe smetterla di fare cassa anche sull’ossessione compulsiva di un Gratta e Vinci che rovina la vita. Parliamo con ogni donna coinvolta e capiremo che non c’è una volta, una sola volta, che non ne abbia un segreto disgusto. E che sono solo favole sia la Julia Roberts <Pretty Women> salvata nel cinema da Richard Gere, sia le Bocca di Rosa cantate da Fabrizio De André. Molto meno favola il quotidiano orrore dell’uso spietato e cinico di corpi spesso bambini.

 Nessuno vuole lo Stato etico o di polizia. Ma non ci si può girare dall’altra parte se ciò che avviene, avviene in un mondo che si picca di essere il più civile della storia. Il mondo soffocante del quale, nel suo inquietante libro autobiografico <Putain>, una ex lucciola come Nelly Arcan scrive: <Quegli uomini che svaniscono dietro una porta ignorano tutto quello che ho dovuto fare per esorcizzare la loro presenza, per custodire solo il loro denaro. Non sanno nulla del mio odio, perché non sospettano nemmeno che esista. E poi se ne tornano alle loro mansioni, dirigere riunioni, fare i papà. E a volte io, quando sono da sola, rimango immobile nel letto>. Qualche anno dopo Nelly Arcan si uccise. Altro che case chiuse o aperte.