Io, superstar delle diete fallite

mercoled́ 20 marzo 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Questo è un libro di fronte al quale non si sa se ridere o piangere. Perché è il racconto dei primi cinquant’anni di vita di una primatista mondiale tanto di diete quanto di diete fallite. Una Ronaldo dei tentativi di uscire dai suoi 88 chili attuali per uno e 73 di altezza. Diciamo un po’ cicciona. E che può ben far sapere sulla sua pelle <Le ho provate tutte>. Roba che, se non l’ammirazione per i fantozziani fiaschi, perlomeno quella per la costanza nel non voler sembrare una mongolfiera.

 Ma bisogna capirla Patrizia Caldonazzo, brillante e ironica quanto autoironica programmista Rai (ora a <Milleunlibro> di Gigi Marzullo), e sorella dell’attrice Nathalie. Perché la sventurata nacque che già avrebbe dovuto essere portata in un centro benessere più che in neonatologia. Quasi cinque chili, ragazzi, la madre pensava di avere tre gemelli. Un calvario la culla formato medio. E a 13 anni, 41 di scarpe. A 19 primo approccio col dorato mondo dei metodi per perdere peso. A 22 prima liposuzione, poi corso di cinque settimane in una clinica specializzata imballata come una mummia.

  Laddove, bisogna dirlo, ci vuole fortuna nella vita. Perché non vuoi che la investa un motorino e resti a letto otto mesi? Non c’era alcuno che l’andasse a trovare senza portarle dolcini. Non stava più nel gesso. Ammettendo onestamente che le piaceva mangiare tanto quanto non ne amasse le conseguenze. Botte di un barattolo di Nutella da 500 grammi al giorno, con 5300 calorie annesse (in contradditorio con la sua prefatrice Catena Fiorello secondo la quale un cucchiaino di Nutella non ha mai ammazzato nessuno: un cucchiaino)

 Talché, la decisione irrimediabile e irredimibile: dieta. E scelte di volta in volta navigando nei siti Internet più assurdi. Una dieta Weight Watchers anni ’80 non si nega a nessuno. Ma poi dalla Vanna Marchi alla dieta del clistere al caffè (due litri al giorno per 30 giorni). Dalla dieta di Dracula a quella del sondino. Dagli anoressizzanti ai Mangiatori anonimi. E la dieta dell’amore basata sul cibo e non sulla privazione (con le fragole che finivano incastrate nello slip e la panna nel naso). E la Meditazione, perché un po’ di buddismo non si nega a nessuno (mezzora di preghiera mattina e sera per un anno rivolgendosi verso Est). Fino alla soluzione triste, solitaria y final: Sleeve Gastrectomy, resezione dell’80 per cento di stomaco. Così impari.

 In quest’ultimo caso, tutti i chili persi ripresi in cinque anni. In linea peraltro con gli esiti precedenti: mai riuscita a conservare dimagrimento e nuovo peso per più di sei mesi. Francamente non fa sapere se perché tradita dalla sua fame compulsiva, o tradita dalla dietologia, o tradita da se stessa, o perché una sfigata. Fatto sta che la nostra Patrizia non è certo uno spot per chiunque assicuri sorti magnifiche e progressive di corpicini scolpiti. Non è neanche uno spot per qualsiasi donna (quasi tutte) che dica di volersi mettere a dieta da lunedì.

 Patrizia smentisce fra l’altro che, come l’iconografia vuole, i rotondetti siano sputatamente allegri. Divertenti come in questo libro, di sicuro. E tuttavia, con uno scatto di reni impensabile per la sua mole, dichiara di sentirsi stanca ma non perdente. E che in fondo la vera dieta nasce dentro di te eccetera eccetera. Imparare ad amarsi e accettarsi. Conquistare la consapevolezza di sé. Routinarie assicurazioni che non allontanano il sospetto che dicano tutti così. Lei le ha provate tutte. E ora, indovinate, ne ha in corso un’altra per espellere 20 chili. Mai dire mai. E se domani, e sottolineo il se, ne dovesse venire fuori una da far invidia a Belen?

 

(<Le ho provate tutte. Storie di diete e di insuccessi> di Patrizia Caldonazzo, pag. 81, Undici Edizioni, 10 euro)