Contro le donne una pena di morte

Sabato 23 marzo 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Zitti zitti in Italia è stata introdotta la pena di morte. E’ stata comminata a Jenny Reyes, 46 anni, equadoregna, colpevole di aver illuso l’ex marito Javier Gamboa, 52 anni, facendogli credere di volersi rimettere con lui. Il marito l’ha uccisa, appunto l’ha condannata a morte. E tanto ne aveva il diritto che, invece di avere 30 anni di galera, ne ha rimediato solo 16 perché secondo il tribunale è stato umiliato e perché un assassino può fare più compassione della vittima. Ne tengano conto i futuri imitatori di Gamboa: fatevi passare per umiliati, suscitate compassione, e sarete più compresi di chi in tutto questo giochino ha perso la vita. Evidentemente meno importante dello stato d’animo dell’assassino che invece la vita la conserva. E tra buone condotte e sconti, di anni può farsene così pochi da ritenere che uccidere non è poi questa cosa che credete, via.

 SENTENZE ASSURDE Il tutto in base al racconto dell’illuso e umiliato, non essendo stata raccolta la tesi della morta che si è ostinata a non parlare. Per fare la pace, lei lo avrebbe convinto a tornare dal loro Paese pagandogli anche il biglietto aereo. Ma quando lui è arrivato, s’è reso conto che lei ancòra la sera prima aveva dormito col suo amante e nella loro casa ex-coniugale. Con un comprensibile stato d’animo di lui, questa stronza. Anzi, più che stato d’animo, è una questione di onore. Delitto d’onore. Che sempre delitto è, perché non è che l’uccisa sia solo morta un po’ di meno. Diciamo che l’ha leggermente uccisa, non staremo a formalizzarci. Solo che lei è morta per sempre, questa esagerata.

 Il delitto d’onore era stato cancellato in Italia nel 1981: era ora che tornasse a carico di queste donne che continuano a violare quello degli uomini. Uccidere lei per restaurare la reputazione di lui. La magistrata che ha emesso la sentenza ha detto che anche un assassino può fare pena. Che la legge prevede massimi e minimi, e nel caso prendetevela con le leggi, anzi la pena avrebbe potuto essere anche più bassa. E che se un automobilista ubriaco ti investe sulle strisce in pieno giorno, non ha la stessa responsabilità di chi guidava sobrio, di notte, in una strada buia. Diversi livelli di investimento.

 Invece della morta, ha parlato il fratello: ma quale illuso e disilluso, quello era da sempre violento. E se quella sera fossi andato da mia sorella, avrebbe ucciso anche me? Sarebbe stato troppo disonorevole per lui capire e andarsene senza voltarsi più indietro? Ci si mette pure il presidente del Consiglio, Conte, a dire che nessuna reazione emotiva può giustificare un femminicidio. Che lo stato d’animo di chi decide di accoltellare la moglie (o ex) non può essere mai <umanamente> comprensibile. Anche perché ogni delitto passionale ha una base emotiva, poveri assassini. La verità è che la menzogna, l’infedeltà femminile meritano la pena di morte: quindi introdotta ufficialmente. 

 PER FAVORE, CHE SIA BELLA E poi, anche se non sei umiliato e offeso, hai licenza di ammazzare la fidanzata se sei in preda a una <tempesta emotiva> scatenata dalla gelosia. Povero strangolatore di Bologna, che come il collega equadoregno si è visto ridurre la pena da 30 a 16 anni, e chissà che non gli diano in omaggio un ciclo di sedute di analisi. Certo, anche quei giudici sanno che la gelosia non è sufficiente per ammazzare in giro chiunque ti ingelosisce. Ma è certo una attenuante. Basta dirlo: ero geloso. E basta con questa solita neuropsichiatria secondo la quale il raptus di gelosia non esiste, è solo un modo comodo di definire la violenza sessista. Ogni tre giorni in Italia un uomo uccide la moglie o la compagna. Ci vorrebbe l’anticiclone delle Azzorre per evitare queste tempeste (emotive). Lavarla col sangue è ormai un diritto.

 Né ci può essere un parallelo fra uomo e donna, altro che femminismo. Non è una affermazione, è l’aria che tira. E’ la reazione a tutte queste teorie della parità, e basta. E così tre giudici (femmine) derubricano uno stupro a chissà che, magari un atto di beneficenza sessuale, perché la stuprata <sembra un maschio>, questa racchiona, come si permette? E all’imputato <neppure piaceva>, non poteva essere desiderata, dicono le magistrate. Non se ne vadano in giro le brutte a farsi stuprare, c’è anche da rispettare i diritti dello stupratore alla bellezza. Non gli possiamo piazzare queste fregature. Non vorremo illuderlo e disilluderlo come il Gamboa sudamericano. Ci vorrebbe un Movimento di liberazione dalle stuprate brutte.

 Non avendo capito niente, cacchia cacchia se ne viene fuori una 23enne del Bergamasco a raccontare che un prete ha abusato di lei per cinque anni da minorenne. Lei lo ha mandato in galera. Ma in paese ora tutti tifano per quel prete. Embè, dov’è la notizia? Cominci a dirci se non lo ha umiliato, se non gli ha provocato una tempesta. E, soprattutto, se non è una cessa inguardabile.