Cosa insegna il viaggio di Yao in Africa

Luned́ 8 aprile 2019 da

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IL VIAGGIO DI YAO – di Philippe Godeau. Interpreti: Omar Sy, Lionel Basse. Film di viaggio, Francia, 2019. Durata: 1 ora 39 minuti.

Aiutiamoli a casa loro, si dice. Si dice ma non si fa. Conosciamoli a casa loro, magari. Senegal, mal d’Africa. Che percorriamo attraverso <Il viaggio di Yao>, 13enne che si sbobba 387 chilometri in un giorno per farsi mettere un autografo da Seydou Tall,  emigrato ora famoso attore televisivo in Francia. Uno che è nero fuori ma diventato bianco dentro. E che è tanto conquistato dall’ardimentoso ragazzino, da accompagnarlo in auto al ritorno. Fino ad affezionarsene, quasi un riflesso del figlio trascurato a casa dopo una separazione. Il tragitto è così per lui un nuovo percorso di formazione fra i dimenticati valori dei suoi natali.

 Allora, che il sentiero dei tuoi avi guidi i tuoi passi in un mondo magico di orgoglio locale. Perché è vero che si parte. Ma se parti, chi coltiverà la tua terra? Un mondo di leggerezza forse troppo legato al destino: ma il destino è Dio che passeggia in incognito. Così devi smettere di pensare e affidarti alla sua ora che è quella buona. Un mondo nel quale il tempo non passa mai e non ha alcuna fretta. In cui non si va verso qualcosa, ma da qualche parte. E la corriera non parte quando è fissato ma quando è piena.

  Il nero che la pensa come un bianco non capisce più neanche che se hanno ucciso il montone e la tavola è pronta, non puoi rifiutare l’invito. E’ sorpreso dalla meraviglia di Yao verso il mare, il grande lago senza rive che non aveva mai visto. E fra imponenti baobab, strepitosa natura, scenari infiniti e freschezza di sguardo altrove smarrita riscopre la poesia del tutto. Poesia che non deve soccombere, altrimenti dove finirebbe la speranza del mondo?, chiedeva il padre della patria Senghor.

 Può sembrare ingenuo e da poster turistico, e in parte lo è. Ma un po’ di valori diversi non fanno mai male allo spirito. Un altro senso della vita. Così il <road movie>, il viaggio appunto, procede, senza retorica ma anche senza frenesia (fin troppo senza). Il resto lo fa senza strafare quel simpaticone di Omar Sy, l’eroe di <Quasi amici>, in accoppiata con un giovanissimo Lionel Basse tanto diverso dai bulli nostrani. E a proposito, non vi perdete la gazzosa all’ananas. Con la cannuccia, mi raccomando.